Politica

Analisi del “caso Gesia”: dalla politica locale al Puc, alla comunità teanese

La malattia teanese? La volontà di comandare, di esercitare comunque il potere, anche in assenza di competenze adeguate e vero di spirito di servizio

TEANO (FERNANDO ZANNI) – Siamo tutti d’accordo, l’impianto di trattamento dei rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi in località Santa Croce a Teano, zona ex Isolmer, al netto dei bravi di Don Rodrigo, “non s’ha da fare” e non potrà essere realizzato! E, nel malaugurato caso che la Regione dovesse “dare il la” nella Conferenza dei Servizi del prossimo 10 maggio, come le indiscrezioni sembrano adombrare, sarà la seconda “vittoria di Pirro” per la Gesia, dopo la “singolare” vittoria processuale innanzi al Consiglio di Stato. Basta leggere la Sentenza, e conoscere tutta la documentazione prodotta nel corso delle precedenti conferenze dei servizi, per “apprezzarne”, come dire, “l’alta chirurgia plastica giuridica”.

La carta vincente si chiama unità trasversale

Quasi sicuramente, il Comune, la Provincia e le Associazioni, in questo caso vincerebbero il contenzioso innanzi al TAR e, questa volta, anche un eventuale appello al Consiglio di Stato. Questa sicurezza non è insensata. Nasce da due considerazioni convergenti. La prima. Il Comune di Teano non ha fatto altro che assecondare le scelte programmatiche della Regione e della Provincia. Basta leggere attentamente il Piano Territoriale Regionale (PTR), il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) e il Piano Urbanistico Comunale (PUC).

Tutti i punti a favore di Teano

Il territorio teanese non è idoneo ad ospitare l’impianto e il Comune ha rinunciato, come prescriveva il PTCP, ad avere un’Area di Sviluppo Industriale (ASI)! Inoltre, fa parte del Vulcano di Roccamonfina ed ha una vocazione “a dominanza naturalistica”. Tutto qui. Quindi, se un dirigente della Regione dovesse ri-adottare il decreto, ma questa volta anziché ribadendo con una adeguata motivazione il no all’impianto (come sarebbe logico e in linea con la programmazione territoriale regionale e provinciale), autorizzando invece il progetto della Gesia, inciamperebbe nella teoria della stupidità umana, come teorizzata da Carlo Maria Cipolla (più prosaicamente, si darebbe la classica zappa sui piedi!).

Un imprenditore avveduto non farebbe mai l’ospite indesiderato

La seconda considerazione è meno tecnica, ma non meno importante e riguarda i rapporti di forza e la funzione sociale dell’impresa. Può il management di una società seria sperare di attecchire in un territorio e svilupparsi contro la Comunità e i cittadini che la abitano?  Contro le Istituzioni locali che dovrebbero supportarla e aiutarne l’evoluzione nel tempo? Sicuramente no! La moderna impresa, che aspira a finanziamenti europei, sa che una priorità assoluta è la sua “responsabilità sociale” e la “condivisione territoriale” di un progetto imprenditoriale. Non può vivere facendo la guerra alle Comunità ospiti, non può comportarsi come un parassitoide. Il perimetro è questo e, storicamente, è difficilmente superabile. Una delle cause del fallimento imprenditoriale, non a caso, è proprio il rigetto e l’ostilità del territorio!

La brama di potere e la politica del tempo perso

Ma allora, se sai che la Comunità intera non ti vuole, che il territorio è “off limits” per impianti di rifiuti speciali e che non ci sono infrastrutture industriali, perché ti ostini a guerreggiare? Ai lettori le varie interpretazioni in campo, alcune facilmente intuibili. Un’altra considerazione da fare riguarda, invece, la politica locale, che sembra incrociare sempre, ahimè, il trattato di Carlo M. Cipolla “Allegro, ma non troppo”. Quanto tempo è stato perso per anticipare le elezioni a seguito delle dimissioni di D’Andrea? Quanto tempo si è perso con il commissariamento dell’Ente? La volontà di comandare, di esercitare comunque il potere, anche in assenza di competenze adeguate e di spirito di servizio per la comunità, sterilizzò all’epoca il dibattito politico locale da qualsiasi proposta di concludere la legislatura, dando priorità ai tempi e progetti di interesse pubblico, magari con una Giunta tecnica condivisa da maggioranza e opposizione. E, ancora. Quanto tempo si è perso in attesa che la nuova classe dirigente si orientasse e assumesse consapevolezza dell’importanza strategica, per esempio, del Piano Urbanistico Comunale (Puc)? Complessivamente, diciamo, un anno e mezzo circa? Uno spreco enorme e un danno gigantesco al futuro della nostra Comunità. Sempre che alle parole facciano seguito ora i fatti!

L’ultima possibilità a tre mesi dal punto di non ritorno

Intanto, le norme di salvaguardia diventeranno inefficaci il 24 luglio prossimo. Il triennio dall’adozione del Puc si concluderà, infatti, in tale data e sarà quasi impossibile approvarlo prima. Grazie politica locale!!