Politica

Consiglio delle pregiudiziali «affossate», così passa il Rendiconto di gestione

Presto la prova più dura: parcheggi a pagamento, lotta all’evasione tributi e affidamento dell’acqua ai privati

TEANO (Elio Zanni) – Sotto una gragnola di «pregiudiziali» – tutte affossate a colpi di maggioranza – che denunciano «documenti consiliari consegnati in ritardo e procedure lesive delle prerogative di controllo sugli atti amministrativi», il Rendiconto di gestione per l’esercizio economico-finanziario 2022 passa la cruna d’ago del Consiglio comunale di venerdì 16 giugno. Stessa sorte per i debiti fuori bilancio.

Dunque, la maggioranza del sindaco Giovanni Scoglio può dirsi salva. «Salva almeno per il momento», come riferito a caldo dai consiglieri di minoranza a dir poco risentiti dalla facilità con la quale sono state liquidate le osservazioni (per nulla marginali) sulla validità della seduta. Richieste di chiarimento e rinvio, avanzate a più riprese dai gruppi composti da Marco Zarone, Luana Camasso, Nino Cataldo, Maria Paola D’Andrea e Daniela Mignacco.

Qualche esempio, tra le tante meritevoli di altri momenti di attenzione? L’osservazione della consigliera Maria Paola D’Andrea sulla tempistica non rispettata della consegna degli atti da consultare «almeno 20 giorni prima della seduta per la rendicontazione». E poi, sull’assenza in aula della figura del Revisore dei conti. D’Andrea ha lucidamente stigmatizzato la gravità della carenza «persino dello stesso documento di convocazione del Revisore». Documento fantasma, citato ma di fatto inesistente perfino tra gli atti in possesso del Presidente Pasqualino Tammaro. Incredibile. Una circostanza questa, teoricamente già in grado di inficiare la validità della seduta. E invece, le mani per aria in segno di «sì» a proseguire l’assise, diventeranno da lì a poco la regola robotica della maggioranza.

Grande seccatura pare provocare al gruppo Scoglio, l’interrogazione che Luana Camasso formula direttamente al consigliere (delegato) alla Fiera Campionaria di Sant’Antonio, Domenico Laurenza. Tanto che scatta una mordacchia per Camassoe una umiliazione per Laurenza che voleva rispondere. Niente di tutto questo: con fare da censore e difensore delle regole consiliari si leva dal suo scranno niente poco di meno che il capogruppo di maggioranza: Massimiliano Stèfano. Cerca e trova bordone in Tammaro per la sua «eccezione» per cui nessuno può rivolgere interrogazioni direttamente ai consiglieri semplici. In realtà Laurenza ha ricevuto delega (registrata), esistono dei precedenti e una promessa di apertura mentale fatta nei primi giorni del governo Scoglio. Ma tant’è, Stéfano, che pure ha un trascorso in partiti di sinistra (evidentemente di ben più ampie vedute politiche rispetto alle sue dimostrate), poteva benissimo evitare di indossare gli abiti da «imbavagliatore» consiliare. Vanno bene le regole e vanno rispettate, ma il Consiglio comunale è pur sempre un parlamento, un luogo dove si va per parlare. Consigliere Stèfano e lasciamo almeno che parlino!

Che dire poi delle tre pregiudiziali avanzate dalla consigliera Daniela Mignacco? Una delle quali è la richiesta di annullamento/invalidità – rinvio seduta comunale per inesistenza notificazione/spedizione avviso di convocazione – violazione /falsa applicazione di legge in merito al fatto (detto in sintesi) che il Presidente del Consiglio comunale, Tammaro, si è trasformato in messo comunale 2.0. Ossia, invia lui stesso via Pec comunale ai consiglieri gli avvisi di convocazioni e gli atti delle sedute senza avvalersi del servizio di notificazione riservato ai messi. Tanto, in assenza di qualsivoglia disposizione comunale che disciplini e/o consenta le notifiche in proprio delle figure politiche elettive. Niente da fare: affossata anche questa istanza.  Mentre Tammaro precisa: «Ho agito di mia iniziativa». 

Evidente l’ordine di scuderia: andate vanti a rullo compressore. Ecco perché c’è chi scommette che i consiglieri e gli assessori «mister si» che hanno votato tutto senza battere ciglio, continueranno probabilmente a pensare a quel voto. Non foss’altro perché potrebbero riceverne dei fastidi, se è vero che tutte le carte della seduta finiranno sul tavolo della Procura, della Prefettura e all’attenzione della Corte dei Conti. Sorte che, in parte, tocca di «default», alle pregiudiziali bocciate a raffica in Consiglio comunale. 

Sonni più tranquilli potranno fare, invece, i consiglieri di maggioranza Guido Zanni e Alessio Magellano. Il primo, perché assente fin dall’inizio della seduta e il secondo per essersi ritirato poco prima del voto di maggiore responsabilità.

Ad illustrare il bilancio, a valle delle dimissioni per «motivi strettamente personali» dell’apprezzato e capace Assessore esterno a Bilancio, Isidoro Izzo, c’è lo stesso sindaco Scoglio.

Scoglio parte evidenziando le azioni poste in essere per evitare il dissesto finanziario, «ereditato da chi, forse, – soggiunge – se la dovrà vedere con la Corte dei Conti». Snocciola cifre: «Abbiamo incassato 600mila euro in più sulla Tari rispetto agli scorsi anni. Dalla società autostrade, cosa mai fatta prima, abbiano riscosso tasse di attraversamento suolo comunale per 160mila euro per gli ultimi cinque anni. I precedenti sono prescritti».  

Sono cifre significative. Peccato per il paradosso che spicca dalle dichiarazioni consiliari, per cui con un deficit di 6milioni di euro all’Ente risulterebbe comunque un saldo positivo di 186mila euro. Ma com’è possibile? Questo si chiedono in molti.

La cosa sarebbe plausibile, dicono le malelingue, solo avanzando l’ipotesi da verificare di una quadratura dei conti grazie alle famose economie fittizie mettendo in ballo riduzioni consistenti della cosiddetta spesa corrente, oltre a vantare crediti verso terzi col rischio che molti risultino poi del tutto inesigibili. Dubbi politici. Misteri impenetrabili della partita doppia.   

Ancora. C’è un orientamento univoco della Corte dei Conti che sostiene la necessità, in caso di debiti fuori bilancio, che gli stessi siano riconosciuti prima dell’approvazione del Rendiconto economico-finanziario e non contestualmente. Ebbene, risulterebbe che i competenti Uffici comunali abbiano attestato debiti fuori bilancio, riferiti a esercizi già chiusi, che l’amministrazione non avrebbe affatto approvato prima dell’approvazione di venerdì sera del Rendiconto. Tutto da accertare. Urgono approfondimenti.

Certo è che comunque lo si voglia vedere, il Consiglio comunale di venerdì ha restituito un quadro a tinte fosche del presente. Peggio ancora per la visione prospettica futura. Una situazione nera, dalla quale la maggioranza Scoglio intenderebbe uscire con una serie di provvedimenti consapevolmente impopolari.  

Si parla, nello specifico, di un piano parcheggi, naturalmente in parte a pagamento, di una serie di alienazione di beni del demanio comunale (edifici, terreni) e della cessione dell’acqua a privati o per meglio dire: dell’affidamento del servizio idrico a società private. Partite difficili, divisive, che però Scoglio ritiene «indispensabili» per uscire dalle secche di un Ente altrimenti destinato a un sicuro tracollo economico e finanziario.