Cultura Politica

Dalla marginalità al “compiacimento per la marginalità”: così Teano non avrà futuro

Il Comune avrebbe potuto già erogare contributi per 118mila euro, invece ne ha spesi solo 32mila

FERNANDO ZANNI

Teano (Fernando Zanni) – Teano, con un potenziale immenso di risorse archeologiche e monumentali, naturalistiche, culturali e enogastronomiche continua ad essere una città marginale, indifferente e distratta.

Come viene ripetuto spesso, forse fino alla noia del povero lettore dotato ancora di uno spirito critico, Teano è da tempo una Città “marginale”. L’aggettivo non è ovviamente in discussione, è un fatto accertato e nessuno a questo proposito può aprire bocca!

Ora, essere tecnicamente qualificata come “Comunità marginale”, cioè, in pratica, che non ha alcun peso o valore essenziale o determinante per sé e per l’Area vasta alla quale appartiene (l’Area interna della provincia o Alto casertano), dovrebbe scuotere l’opinione pubblica, preoccupare tutti: cittadini, abitanti, imprenditori, commercianti, consumatori, occupati, disoccupati e in cerca di occupazione. Ma dovrebbe costituire innanzitutto l’assillo dei decisori politici, il tormento di qualsiasi maggioranza, di qualsiasi classe politica.

Nessuno, insomma, dovrebbe dormire sonni tranquilli! In particolare il “consorzio di famiglie e Associazioni”, un tandem vincente che costituisce una novità assoluta, che governa oggi la Città, dovrebbe proporre una via d’uscita di medio-lungo periodo, un percorso coerente di ribaltamento, un piano strategico insomma! Invece, assistiamo, nell’indifferenza generale, ad un lento e inesorabile processo di degrado, di sfilacciamento sociale, di cronica indifferenza culturale e politica verso una visione di città futura.

Il mantra della maggioranza è sempre lo stesso: «noi facciamo quello che possiamo», «abbiamo ereditato una situazione disastrosa», «cerchiamo, faticosamente, di far funzionare l’indispensabile». Nel mentre, tutti in passerella, a dispensare saluti nelle iniziative e eventi prodotti dalla “società civile”, tutti a ripetere “Rip” ad ogni decesso sui social, tutti convinti che la propaganda spicciola e il minimalismo opportunistico avranno sempre la meglio.  

Evviva, siamo nell’allegato B del Dpcm settembre 2021. Ma stare in quell’Allegato significa essere una città povera, in via di estinzione. Ne hanno sentore gli amministratori?

Facciamo un esempio. L’Amministrazione comunale, con un pizzico di enfasi di qualche consigliere comunale in cerca di visibilità, ha sui social pubblicizzato l’arrivo di un finanziamento complessivo di 354.483,80 euro, per il triennio 2021-2022-2023. Solo che quel decreto, ma questo è stato ovviamente omesso, riguarda i contributi statali automatici erogati ai Comuni dall’Agenzia per la Coesione territoriale (voluta da Fabrizio Barca, quando era ministro), appunto, ritenuti marginali, poveri!

Sono Comuni che si stanno spopolando; che soffrono di deprivazione sociale, superiore alla mediana della distribuzione dei Comuni d’Italia e che fanno registrare un reddito della popolazione basso. Questi sono i parametri presi in considerazione dal Ministero e dalla sua Agenzia!  Insomma, si tratta di Comuni che dal punto di vista socio-economico e culturale sono considerati disastrati, ai quali si cerca di fornire un piccolo aiuto, un po’ di ossigeno, che dovrebbe servire più ad aprire gli occhi agli amministratori e ai cittadini elettori che a risolvere i problemi strutturali della marginalità. Altro che enfasi, dunque, questo è un contributo di povertà al Comune!

Un “contributo di povertà” non può giammai risolvere problemi strutturali! La città non ha bisogno di “un po’ di vivibilità”, ma di un Piano strategico eco-sostenibile che guardi alla sua Area Vasta, all’Europa e al Pianeta.

È chiaro che non va rifiutato un “contributo di povertà” erogato dallo Stato, ma avrebbe dovuto aprire gli occhi degli amministratori sulla necessità di avere, come città, con immediatezza un progetto complessivo di medio-lungo periodo di ri-posizionamento strategico, d’uscita dalla situazione di svantaggio, incastonando il “contributo” in tale progetto.

Interventi a macchia di leopardo, sono sempre meglio di niente, siamo d’accordo, ma non dovrebbe essere questo il compito della politica. Sbaglia chi pensa che per ora basti recuperare un minimo di “vivibilità”, colmare qualche buca sulle strade, tenere in funzione l’illuminazione pubblica (anche di giorno?), correre ad ogni interruzione della fornitura dell’acqua potabile, etc, etc.

Alla nostra città serve come il pane, invece, un sogno da condividere, una impalcatura generale, una indicazione strategica ambiziosa per consentire a contributi e eventuali finanziamenti per opere pubbliche la possibilità di fare rete, di incidere sulle cause strutturali del degrado (crisi climatica, necessità di de-carbonizzare l’economia locale, progetti di adattamento e di contrasto all’ineguaglianza sociale e al deficit di servizi) e contribuire ad invertire la rotta.

Cosa vogliamo per l’oggi e cosa vogliamo costruire per il futuro della nostra città, nel contesto delle grandi questioni regionali, nazionali, europee e planetarie? A questa domanda avrebbe dovuto già dare una risposta il “programma elettorale “delle due Liste in lizza, ma tant’è.

Il problema è che non c’è più tempo da perdere! «Il tempo galoppa e la vita sfugge tra le mani», ha detto Thomas Merton, «ma può sfuggire come sabbia oppure come semente». Certo, deve trattarsi di un progetto strategico non rigido e immodificabile, ma dinamico, poroso, aperto alla contemporaneità e da assoggettare al contributo della partecipazione dei cittadini interessati, sviluppando per esempio istituzionalmente gli Istituti di partecipazione che tutti, finora, hanno invece congelato nello Statuto senza darvi possibilità operativa.

Ma la convinzione di dotarsi di un progetto strategico di città plurale e desiderabile (Pasquale Persico), presuppone anche l’umiltà di prendere in considerazione le elaborazioni già in itinere (il Puc), se non si ha avuto l’opportunità di sviluppare un’analisi storico-sociale e economica del nostro territorio e della sua area vasta, che rappresenta il pre-requisito di qualsiasi progetto strategico. L’autoreferenzialità di un blocco di potere locale, questo è certo, è la peggiore disgrazia che può capitare ad una città.

Quali interventi ha attivato il Comune di Teano in ragione del contributo di povertà piovuto dal cielo, in assenza di un piano strategico?

Ma ritorniamo per un attimo al “contributo di marginalità”. Il Comune avrebbe potuto fare tre cose: 1adeguare gli immobili appartenenti al patrimonio disponibile da concedere in comodato d’uso gratuito a persone fisiche o giuridiche, con bando pubblico, per l’apertura di attività commerciali, artigianali o professionali per un periodo di cinque anni dalla data risultante dalla dichiarazione di inizio attività; 2-concedere un contributo per l’avvio delle attività commerciali, artigianali e agricole attraverso un’unità operativa ubicata nel Comune; 3-concedere contributi a favore di coloro che avessero trasferito la propria residenza e dimora abituale a Teano, a titolo di concorso per le spese di acquisto e di ristrutturazione di immobili da destinare ad abitazione principale nel limite di 5mila euro.

La Giunta guidata da Giovanni Scoglio, senza alcun dibattito pubblico o interlocuzione con la minoranza, ha pensato bene di concentrare le risorse del primo anno solo sulle due ultime tipologie di intervento: il contributo per l’avvio di una nuova attività e quello per incentivare nuove residenze. Ma è un serpente che si morde la coda.

Una città che vivacchia, che galleggia a malapena nel caos e nell’indifferenza alle regole, che non produce ricchezza e opportunità di lavoro, che non offre un modello di sviluppo per l’oggi e per il domani, non è attrattiva, non incentiva le persone a rischiare.

Se hai, invece, un progetto di città futura, se offri la garanzia che hai in pista la realizzazione di progetti strategici in grado di invertire la rotta, di trasformare la “marginalità” in sviluppo sostenibile, allora aumenta, inevitabilmente, la probabilità di essere un magnete di nuove attività economiche e nuovi residenti.

È un dato cognitivo di svolta: solo se lo capisci, puoi essere utile alla città e non costituire, invece, un ulteriore danno e peso per la Comunità.

Gli esiti a distanza di sei mesi? Un flop! E la partecipazione e la trasparenza non sono virtù di questa maggioranza.

L’esito di questa scelta, quella di non dialogare con nessuno, di non avere un piano strategico e di chiudersi nell’autoreferenzialità decidendo da soli, è, infatti, molto modesto: sono sorte solo cinque nuove attività e c’è un solo nuovo residente!  Insomma, avrebbero potuto erogare, per il primo anno, contributi per 118.161,00 euro e, invece, ne hanno spesi solo 31.915,98. L’aggravante, inoltre, è che si è avuto sentore degli esiti solo in data 14 settembre c.a., circa tre mesi dopo che è stata approvata la determinazione di monitoraggio n. 303 del 30 giugno 2023.

In questo contesto, solo per fare un’ipotesi, non sarebbe stato meglio puntare sull’unico intervento che avrebbe potuto sul medio-lungo periodo raggiungere due risultati contemporaneamente: quello di restaurare una parte del proprio patrimonio immobiliare degradato e assegnarlo in comodato gratuito per cinque anni a chi avesse voluto aprire attività commerciali, artigianali o professionali? Era prevedibile tale sconfortante risultato: un solo nuovo residente e cinque nuove attività? Purtroppo sì.

Non ci voleva il compianto mago di Casamostra per capire che una Città marginale ha bisogno di un piano strategico di riscatto della Comunità facendo leva sulle sue grandi potenzialità strutturali e di fondo e che i contributi da soli avrebbero fatto flop. Nel deserto cittadino, senza una prospettiva di lungo periodo legata a progetti strategici, chi è così temerario da trasferirvi la sua attività o da trasferirvi la residenza?

Uscire dalla città indifferente e distratta, con un colpo d’ala della politica e degli intellettuali. La proposta, indiretta, del prof. Mariano Fresta

Quando scarseggiano competenze, esperienza e capacità, nella gestione di una Città, si è portati a presentare ogni “flatus vocis” come un “grande orizzonte per l’avvenire” e a cavalcare con saluti e spot ogni evento possibile, dai convegni alle feste, dalla presentazione di libri ai funerali, come le “offerte-sconto” in un grande supermercato, ma intanto il degrado avanza e l’inazione danneggia.  

Una diagnosi comune a molte altre città del sud. Basta leggere l’interessante libro del prof Mariano Fresta, “Incursioni antropologiche” (Edizioni Museo Pasqualino, 2023), che a pagina 49 parla di Caserta – ma è come se stesse analizzando anche la Comunità teanese – come città “indifferente” o “distratta”, citando il libro di Antonio Pascale, ovvero, richiamando le considerazioni di Sergio Carriero,  di “città povera di capitale sociale”. Colpisce la lungimiranza e la profondità della parte finale delle sue conclusioni, ove afferma che «la ripresa economica, sociale e culturale della città non dipende solo dalla mancanza delle risorse economiche (Teano è in pre-dissesto, ndr), perché ci vogliono soprattutto idee, innovative e coraggiose». E, ancora, : «…accanto ai politici onesti…., ci vogliono intellettuali… che sanno diagnosticare i mali della città e sappiano come inquadrare e risolvere i suoi problemi in un contesto culturale più ampio, di respiro nazionale e europeo».

Sommessamente, si aggiunge che sarebbe il caso di pensare anche a un modello di democrazia locale partecipata (la decisione politica non dovrebbe ignorare gli elettori dopo il voto) e di coinvolgere intellettuali in grado di capire la complessità della natura, la produttività del conflitto politico territoriale e  la necessità di un pensiero ecologico, come nuovo umanesimo, saggia autodifesa della nostra specie.