Cultura

Teano rinuncia al suo prestigioso «brand» di «città dello Storico incontro». Il tradimento della politica locale e il silenzio della comunità.

Ma la politica e gli amministratori della cosa pubblica non hanno il mandato di «cambiare la storia della Città»!

TEANO (Fernando Zanni) – Un Protocollo d’Intesa, tra il Comune di Teano e Vairano Patenora, unitamente ad altri tre Comuni (capofila Mignano Montelungo), cala una pietra tombale sullo Storico incontro di Teano.

Presumibilmente per mettere le mani su un po’ di soldi della Regione Campania, attraverso la nota legge regionale n. 19 del 2010, il Comune di Teano svende un pezzo di storia che ha fatto conoscere al mondo intero la nostra Città.

Così l’incontro tra il Generale Giuseppe Garibaldi e il Re Vittorio Emanuele II non è più avvenuto a Teano, ma, udite udite, sarebbe avvenuto insieme “appassionatamente” “…nei Comuni di Teano e di Vairano Patenora”.

D’altra parte, solo gli sprovveduti come noi non sanno del dono dell’ubiquità del Generale e del Re, attraverso una sorta di metaverso ante litteram, tenuto opportunamente nascosto finora dai nostri amministratori.

Il capitombolo non è nuovo e la trovata è uscita dal cilindro del dottor sottile (on. Giuliano Amato) all’epoca presidente della famosa casa editrice, che si appoggiò su una singolare relazione di Giuseppe Monsagrati.

Un’ipotesi e una soluzione compromissoria però, rintuzzate, subito, dal Comune nel dicembre del 2011 con le approfondite ricerche di un gruppo di lavoro coordinato dallo storico locale dott. Giuseppe Lacetera, che ha portato alla scoperta di un vero e proprio giallo del Diario del Comando in Capo, probabilmente un imbroglio storico. Ma andiamo con ordine.

Prima il metodo, che fa soffrire la democrazia locale e che ha un sapore e un odore di Arciconfraternita non di un Comune della Repubblica. Il blocco della partecipazione e della trasparenza: un serio problema dell’azione amministrativa.

Un Comune che si fregia del titolo di «Città», con una classe politica di «giovani leoni» rispettosa della Comunità, può senz’altro fare una piroetta storica, che capovolga una «verità identitaria», ma la deve fare seguendo un metodo e un procedimento democratici. 

Avremmo potuto per ipotesi anche, alla fine, condividere tutti, per diversi motivi, la bizzarra tesi della Treccani dell’Incontro in itinere, ma avremmo dovuto discuterne, confrontarci, dialogare.

Ma come si fa a dialogare se il Protocollo d’Intesa non viene nemmeno pubblicato e sembra tutto avvolto nel mistero? La politica e gli amministratori della cosa pubblica non hanno il mandato di «cambiare la storia della Città»! Questo bisogna che sia chiaro. La serietà avrebbe dovuto indirizzare la Giunta come minimo verso una pubblica discussione, con la minoranza, le Associazioni e la Comunità tutta.  

Ma poi, mi domando, c’è la consapevolezza che l’accettazione della tesi «dell’Incontro in itinere» capovolge radicalmente una posizione del Comune già affermata e spesa in molte importanti e Alte sedi istituzionali?   Non rischiamo di non essere più affidabile come Istituzione Locale? Siamo sicuri che le giravolte storiche non saranno percepite come arlecchinate? 

Il risultato della ricerca storica «L’Incontro di Teano», pubblicato nel 2011 dal Comune di Teano- Il giallo dell’indicazione del luogo dell’incontro nel Diario di Guerra a «Taverna delle Catene» ma solo nel 1909. La versione Ufficiale dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito nel volume “L’Assedio di Gaeta”, ove si indica Teano.

Sul punto cruciale, facciamola breve, per onestà verso i festeggiamenti del 26 ottobre, scarni e per certi versi ridicoli (si faccia una lettura di confronto tra il «Festival dell’Unità d’Italia» di Vairano, dove si conferma l’Incontro di Taverna della Catena e “Il Festival dell’Unità Nazionale” di Teano, dove si conferma il nulla).

Fino al 1891 c’è la certezza documentale – come citata dal Ministro della Guerra Carenzi nella lettera al Comitato di Teano – che in tutti i Diari di Guerra custoditi dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, quindi anche del Diario del Comando in Capo (del Quartier Generale), non vi era alcuna traccia dell’indicazione del luogo dello Storico Incontro.

Per cui il luogo era da ricostruire attraverso altre fonti, testimonianze, ricerche storiche, etc. Ma l’indicazione del luogo della «Taverna della Catena» compare, invece, magicamente solo nel 1909, quando il capitano Giulio del Bono, nuovo capo dell’Ufficio Storico, pubblica una Relazione sull’Incontro affermando di aver letto nel Diario di Guerra che l’incontro si sarebbe svolto, appunto, a Taverna della Catena.

I successivi Capi dell’Ufficio Storico, come il col. Cesare Cesari, non hanno ritenuto di avallare tale «inciso», apparso dal nulla e con diversa calligrafia, e sono giunti a conclusioni diametralmente opposte, affermando che l’Incontro deve dirsi di Teano (vedi il «promemoria dell’Incontro» di C. Cesari, pubblicato dalla tipografia del Senato nel 1926).

D’altra parte l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (nel 1960) ha sempre e solo riconosciuto la versione ufficiale sostenuta nel volume “L’Assedio di Gaeta” del 1926, dove, appunto, si conferma che l’incontro è avvenuto nel territorio del Comune di Teano.

Il dovere della politica di difendere l’identità storica locale, che non è campanilismo ma posizionamento della Città nella grande storia del nostro Paese

Allora, come si dice, la domanda nasce spontanea: i nostri amministratori e il Sindaco, hanno contezza di questi fatti? Non è loro dovere, al di là di campanilismi sterili, difendere la verità storica documentale, che rappresenta sia l’identità della nostra città che un eccezionale brand (il segno distintivo e identificativo nel mondo) per lo sviluppo sostenibile culturale ed economico del nostro territorio? 

La risposta è retorica, è già contenuta nella domanda. Non è ammissibile la superficialità con la quale è stata trattata la vicenda. Non è lecito cambiare il posizionamento storico della città in «segreto», senza un dibattito pubblico!

Mi piace citare, per chiudere, il periodo finale della prefazione del Prof. Tobia R. Toscano, docente universitario e professore di letteratura italiana, all’opuscolo pubblicato dal Comune di Teano che ho richiamato. Egli dice: «È bello additare questo opuscolo come esempio di ciò che le singole comunità possono e devono fare per rinverdire e rivendicare la propria storia, in un tempo in cui la perdita di memoria collettiva va profilando scenari non privi di nubi preoccupanti». Una facile profezia!