Cronaca nera Giudiziaria

L’INCHIESTA. Fiamme, diossina e puzza di camorra. Tutto quello che non sapete sul rogo tossico di TEANO, a un chilometro e mezzo dalle fonti dell’acqua Ferrarelle

OGGI SECONDA PUNTATA DELLE QUATTRO. È una storia pazzesca quella dell’imprenditore di Caiazzo, vero emblema dei vinti dell’onestà di un’Italia e di un sistema giudiziario che non sono riusciti a garantire a un cittadino di entrare in possesso di una sua legittima proprietà, quella del capannone che nel 2015 l’imprenditore caiatino trovò colmo di tonnellate di rifiuti di cui nessuno è riuscito mai a conoscere precisamente la natura. Da allora, una vera Via Crucis di costose quanto inutili iniziative giudiziarie nei confronti di Antonio Napolano da Marano e nei confronti del custode giudiziario, una società di Giugliano. Una battaglia persa dall’imprenditore di Caiazzo, ma soprattutto dallo Stato di diritto e chiusasi con lo spaventoso rogo del 16 agosto scorso

TEANO (g.g.) – La seconda puntata, promessa in occasione della pubblicazione del primo episodio dell’inchiesta – clicca e leggi – sulla tristissima vicenda, chiusasi drammaticamente con l’incendio di tonnellate e tonnellate di rifiuti in zona Contrada Palmieri di Teano, vicinissima al comune di Riardo e allo stabilimento delle fonti Ferrarelle, deve necessariamente sintetizzare i fatti accaduti in dieci anni, ovvero nel momento in cui – chissà quante volte se ne sarà pentito – l’imprenditore di Caiazzo, Salvatore Di Palma, ha acquistato una esecuzione immobiliare, dovuta alla crisi economica finanziaria di una società cooperativa ascrivibile al chiacchieratissimo imprenditore di Marano di Napoli, il 77enne Antonio Napolano, la parte di un compendio ancora più ampio, appartenente nominalmente alla proprietà della coop. Apollo Due, con legale rappresentante la moglie del suddetto Napolano, la signora Rescigno, il tutto per una somma pari a 250 mila euro.

L’intervento della pm Mannu è raccontato nella prima puntata, mentre nel commento che accompagna questo articolo (online a breve) è narrata la timidezza con cui il tribunale della città del Foro si è mosso, decurtando pesantemente le decisioni a cui la Mannu era giunta.

Era il 2015 e Di Palma ritiene di aver acquistato un capannone di proprietà di una cooperativa agricola qual era Apollo Due. Sa che la società IVG – Istituto Vendite Giudiziarie – è da qualche tempo custode giudiziario di quel bene. Si trattava di un soggetto molto quotato, visto che in quel periodo tra Napoli e Caserta faceva letteralmente incetta di incarichi di custodia.

250 MILA EURO E TROVARSI UNA DISCARICA CLICCA E LEGGI TUTTA LA STORIA