La Magnalonga Cascanese ha conquistato tutti: un successo di passi e di passione
Sotto la guida di Sorice e Vellone, con l’impegno di Return To Life Cascano e Pro Loco Gallicanum, oltre 50 camminatori hanno riscoperto i borghi e i sapori
SESSA AURUNCA (Pietro De Biasio) – C’è un modo di fare turismo che non consuma, ma restituisce. Non lascia rifiuti, ma ricordi. È quello della “Magnalonga Cascanese”, la splendida iniziativa organizzata da “Return To Life Cascano” e Pro Loco “Gallicanum”, che domenica ha portato più di 50 partecipanti, numero chiuso per garantire il rispetto dei luoghi, lungo un percorso di 13,5 chilometri tra Cascano, Corbara, Valogno e Gusti. Quattro borghi d’arte, quattro tappe del cuore, unite da un unico filo verde: la voglia di camminare nella natura e per la natura.
A guidare il gruppo, con passione e competenza, gli istruttori di trekking Silvia Sorice e Carmine Vellone, insieme ai presidenti Viglianti e Iovinella, autentici motori di un progetto che negli anni sta diventando un modello di educazione ambientale e di valorizzazione del territorio. Durante il cammino, il tempo si è dilatato tra soste gastronomiche e racconti di vita paesana.
Dai formaggi tipici alla celebre “menestella”, ogni assaggio è stato un gesto d’amore verso la terra aurunca, accompagnato dai vini delle cantine “Pagano”, “Torelle” e “Volpara”, testimonianza concreta di un’eccellenza enologica che merita di essere conosciuta e difesa. Ma la Magnalonga non è stata solo cibo e cammino. È stata convivialità autentica, incontro tra generazioni, condivisione di sorrisi e panorami.
Ogni borgo ha accolto i camminatori con la propria identità e le proprie tradizioni, grazie anche all’impeccabile ospitalità della Pro Loco “Valogno Nostro” e della Pro Loco “Corbara”, che hanno saputo trasformare ogni sosta in un piccolo festival della cultura locale.
Qui, tra sentieri e vigneti, si è camminato non per arrivare, ma per comprendere: comprendere che il territorio non è solo sfondo delle nostre vite, ma protagonista, custode di biodiversità e di storia. E quando un cammino finisce, ciò che resta non sono solo i chilometri percorsi, ma la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono, per sé e per la propria terra.






