«La rassegnazione: suicidio quotidiano»: il grido di dolore, contro il degrado del verde pubblico e le potature barbare
La sequenza distruttiva: siepe di Viale Italia, alberi di Sant’Antonio, le magnolie in fioritura di Via 26 Ottobre. Nessuna colpa agli operai, ma a chi ha dato gli ordini
TEANO (Fernando Zanni) – È proprio vero, per dirla con Honoré de Balzac, “La rassegnazione è un suicidio quotidiano”. Da pochi giorni la piccola siepe sempreverde che ornava il marciapiede, insolitamente abbastanza spazioso, di Viale Italia, all’altezza dell’ex Bar “Melodi” per intenderci, è stata ridotta ai soli fusti disadorni, senza rami e foglie e, forse, anche pericolosi per i bambini visto che sembrano spezzoni di lance che emergono dalla pavimentazione. Se non fosse un obbrobrio vero, un pugno nell’occhio per qualsiasi persona di buona volontà, potrebbe sembrare “d’embèe” una scultura di Giuseppe Penone, famoso interprete della “Land Art”.
Potare gli alberi e gli arbusti in ambiente urbano non vuol dire assolutamente tagliare o sbrancare un albero o una pianta, ma, invece, favorirne la longevità, mantenerne il più possibile il suo portamento naturale od obbligato, rimuovere eventuali infezioni, migliorarne l’estetica e la sua utilità ecologica e funzionalità ornamentale. Il verde urbano è, infatti, parte integrante del patrimonio della Comunità, lo diciamo in funzione preventiva, per evitare nuovi attacchi barbarici nella prospettiva della potatura dei nostri monumentali platani.
Insomma, lo scopo delle potature non è quello di capitozzare gli alberi per rimandare quanto più possibile nel tempo la successiva manutenzione, e la eventuale spesa, come purtroppo si è inteso fin qui, nonostante le proteste e le proposte degli ambientalisti. CLIKKA E LEGGI LA STORIA DELL’AMICO PINO
La sequenza distruttiva
Non è solo la distruzione della piccola siepe di Viale Italia che rappresenta, ovviamente, solo un atto simbolico del degrado culturale. Ricordate il taglio di bellissimi alberi di alto fusto nell’area giochi di Sant’Antonio, sostituiti da aranci per il solo scopo di giustificare la spesa di un finanziamento erogato dalla Provincia? CLIKKA E VERIFICA
Quel finanziamento, tanto per chiarire, aveva lo scopo di aumentare la dotazione arborea della città in sintonia con le politiche di mitigazione e adattamento alla crisi climatica in atto, e, invece, tra tagli di grandi alberi e nuove piantumazioni abbiamo ottenuto un risultato quantitativo a somma zero, ma con un danno naturalistico certo e rilevante.

E possiamo anche, sforzando un po’ la memoria, ricordarci delle “feroci” potature alle magnolie in fioritura di Via 26 Ottobre, oppure l’abbattimento di un platano, per ragioni ancora tutte da decifrare, ovvero ancora del taglio del bellissimo Pinus Pinea sotto l’ospedale di Comunità perché ritenuto un “pericolo pubblico”, quando, forse, si sarebbe potuto mantenere in vita potandolo adeguatamente e mettendolo in sicurezza.
Ma cosa sta succedendo in questo paese?

Senza contare il fastidio e le allergie del potere per le critiche e le inchieste. Insomma, una deriva, un piano inclinato che, lentamente ma inesorabilmente, fa scivolare la nostra Comunità teanese verso una ulteriore marginalità socio-economica e culturale. Sembra che la mancanza di una visione futura della nostra città, l‘assenza di una politica della conoscenza e di una politica economica sostenibile, si ripercuotano, inevitabilmente e quotidianamente, a tutti i livelli della catena del disvalore e dell’incultura. Serve urgentemente una rivoluzione del pensiero. Ma la si può fare con le stesse persone che oggi arano e “fertilizzano” l’ignoranza? Oppure, viceversa, con quelli che non vedono, non sentono e non parlano?
Bisogna farsi urgentemente questa domanda, prima che sia troppo tardi per darsi una risposta utile a qualcosa. Si notano, fateci caso, in molti eventi e accadimenti un accartocciamento culturale, una perdita di buon senso comune, il rinchiudersi nell’individualismo muto, la riduzione della percezione dell’estetica, l’incapacità di distinguere una cosa bella e utile, da una cosa brutta e potenzialmente dannosa.






