Giudiziaria

Appalti truccati. Continua il processo Lombardi: pressioni e anomalie nelle gare

Durante quell’incontro – ha spiegato il testimone – avrebbe consegnato a Verazzo una pendrive con i file del progetto, alla presenza del sindaco, per accelerare i tempi e non perdere i finanziamenti

SANTA MARIA CAPUA VETERE / CALVI RISORTA – È ripreso davanti alla Terza Sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo che vede imputato l’ex sindaco di Calvi Risorta, Giovanni Rosario Lombardi, insieme ad altre dodici persone, tra amministratori, tecnici e imprenditori. Le accuse, a vario titolo, sono pesanti: associazione a delinquere, turbativa d’asta e riciclaggio nell’ambito di presunti appalti comunali pilotati.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, punta a far luce su un presunto sistema di favori e irregolarità nella gestione dei lavori pubblici nel comune casertano, già in dissesto finanziario. Secondo gli inquirenti, sarebbero stati alterati bandi e procedure per agevolare ditte “amiche”, eludendo le norme antimafia.

Le testimonianze: la pen drive e le pressioni per i bandi. In aula ha deposto Nicola Capuano, architetto e cognato dell’ex sindaco, la cui posizione è stata archiviata. Capuano ha raccontato di aver collaborato gratuitamente con il Comune, su richiesta di Lombardi, e di aver incontrato nel proprio studio l’imprenditore Francesco Verazzo, interessato a un appalto per la manutenzione delle strade comunali.

Durante quell’incontro – ha spiegato il testimone – avrebbe consegnato a Verazzo una pen drive con i file del progetto, alla presenza del sindaco, per accelerare i tempi e non perdere i finanziamenti. Ma, dopo la gara d’appalto, vinta da un’altra impresa, Verazzo si sarebbe lamentato, sostenendo che l’ex primo cittadino non avesse rispettato un presunto accordo. Verazzo, pur non avendo partecipato formalmente alla gara, sospettava che dietro l’anomalo ribasso d’asta ci fosse l’ingegnere Piero Cappello, accusandolo di aver “raggirato” lo stesso sindaco.

L’ex funzionaria: “Cappello accedeva alla piattaforma con le sue credenziali”. La seconda testimone, Anna De Felice, ex indagata e oggi estranea ai fatti, ha raccontato di essere stata nominata nel 2019 responsabile dell’Ufficio finanziario e, ad interim, dell’Ufficio tecnico. “Accettai solo dopo che il sindaco mi garantì che il lavoro tecnico sarebbe stato seguito da tre professionisti esterni”, ha dichiarato.

La prima pratica urgente riguardava proprio l’appalto per le strade. “Ricevevo continue pressioni per rispettare la scadenza – ha spiegato –. L’ingegnere Cappello entrò nella piattaforma Asmel con le sue credenziali e mi disse di aver estratto la lista delle ditte per il sorteggio”. Ma la De Felice avrebbe poi notato un’anomalia nella determina d’appalto: la data di adozione non coincideva con quella del sorteggio. Ha inoltre raccontato di aver annullato in autotutela alcune determine di incarico firmate da Cappello, che – a suo dire – risultava destinatario di troppi affidamenti in violazione del principio di rotazione.

Le dichiarazioni di Cappello e il prossimo appuntamento in aula. In aula è intervenuto anche un dirigente della società consortile Asmel, che ha chiarito le procedure di accesso e tracciabilità dei dati sulla piattaforma, spiegando che i documenti scaricati possono essere salvati localmente ma non modificati online.

A fine udienza, l’imputato Piero Cappello ha reso dichiarazioni spontanee, ricordando le difficoltà operative del Comune in dissesto e la necessità di agire rapidamente per non perdere i finanziamenti. Il processo, che vede imputati anche il vicesindaco Giuliano Cipro e diversi imprenditori e tecnici, riprenderà nel mese di novembre.