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Il Video Choc. Teano oggi, a 3 mesi dal rogo: il mostro rifiuti bruciati è ancora lì

Ripartite Voi le colpe tra tutti gli enti preposti: Mentre i politici sono impegnati in ben altro: i tour elettorali

TEANO (Elio Zanni) – Teano, sabato16 agosto 2025, sono le 18.10 e la città e poi l’intero Alto casertano sono stati appena colpiti da un disastro ambientale di vaste proporzioni. Ha preso fuoco un capannone di stoccaggio di rifiuti, gestito dalla società che tutti chiamano Campania Energia, ubicato in località Palmieri. Si tratta di un quartiere periferico al quale si accede dalla via Casilina. Tecnicamente l’impianto sarebbe un sito di trasferenza, ma in realtà almeno dal giorno del sequestro giudiziario (maggio 2025… mai visto l’atto del sequestro che sembra sparito nel nulla) – dopo la nomina dei custodi giudiziari – non trasferiva più nulla, nemmeno la plastica triturata dalla quale ricavava guadagni. CLIKKA E GUARDA IL VIDEO A 3 MESI DAL ROGO

La società del Palmieri (ex La Giovane Coltivatrice) subissata da ingiunzioni contenenti ordini di rimozione di quei rifiuti stoccati, pare proprio che continuasse ad operare. La sua attività? Acquisire rifiuti plastici dalle società affidatarie di servizi di raccolta differenziata presso i vari Comuni, che in parte poi dirottava – dietro proporzionato compenso – presso piattaforme di riciclaggio. Ma ogni attività industriale genera giocoforza prodotti di scarto. E qui a Teano il materiale di scarto era: altra platica. Stavolta però non riciclabile e quindi, da conferire pagando il dovuto ai siti di smaltimento. Chi è stato ad ardere tutto nessuno lo sa. Per forza, in un luogo così critico non esiste nemmeno una miserabile videocamera di sorveglianza da 20 euro.

Il rogo riguarda balle compattate, tonnellate di rifiuti plastici e gommosi (circa 40mila metri quadrati di materiale), non riciclabile. Ecco, appunto. Un rogo di due settimane che ha generato una nube tossica i cui effetti, per l’elevatissima concentrazione di sostanze nocive come diossine, furani e policlorobifenili (in alcuni casi 2mila volte superiori ai limiti normativi), hanno minacciato la salute dei residenti e minato alla base l’agricoltura locale.

Ebbene, anzi male, a tre mesi esatti di distanza, oggi,16 novembre 2025, il quadro che emerge è di una paralisi che aggrava esponenzialmente il danno iniziale. Il punto più critico e l’inaccettabile immobilità operativa sul luogo del disastro. Perché non provvedere a coprire i rifiuti bruciati con un telo impermeabile? Nonostante l’eco mediatica, l’allarme dei cittadini, i COMITATI giustamente in protesta ad oltranza, le bugie dei sindaci, gli scontri con la Polizia, le uscite in TV, le indagini aperte dalla Procura e l’attivazione di tavoli istituzionali regionali, provinciali, nazionali, mondiali: i rifiuti plastici bruciati sono ancora lì. Si procederà con la bonifica. Si, ma quando? Per l’ambiente, il sottosuolo, i residenti e le falde acquifere, dopo il danno arriva la beffa dei lunghi tempi di attesa? Chi ne risponde? Chi ne risponderà casomai qualcuno, oltre noi, avrà il coraggio di denunciare pubblicamente simili ritardi? CLIKKA E GUARDA IL VIDEO A 3 MESI DAL ROGO

Sta succedendo quello che le istituzioni e i politici si erano impegnate ad evitare con urgenza

Le scorie della combustione, altamente inquinanti, sono rimaste esposte alle intemperie nel sito. Questo a nostro parere è un fallimento evidente delle procedure di messa in sicurezza immediate richieste dai politici e ripromesse dagli enti preposti. L’esposizione dei resti alle piogge (il “dilavamento”) sta causando il fenomeno della percolazione. Le sostanze tossiche e ignote generate dalla combustione della plastica non vengono contenute, ma scivolano oltre la piattaforma di cemento dell’ex capannone e si infiltrano nel terreno circostante. Ciò alimenta il fondato timore di una contaminazione delle falde freatiche e del suolo, in un territorio noto anche per le sue sorgenti minerali. A vista è possibile scorgere gli stabilimenti Ferrarelle. Sta succedendo esattamente quello che le istituzioni e i politici si erano impegnate ad evitare con urgenza.

Nei giorni successivi al rogo, vi è stata una “sfilata di politici” e l’annuncio in tutte le sedi di ingenti fondi per la bonifica. Tuttavia, l’assenza di azioni concrete da parte degli enti preposti nell’arco di tre mesi fa ricadere tali dichiarazioni nell’ambito delle promesse non mantenute. Lo dichiariamo nell’interesse pubblico, perché questo ritardo non è solo burocratico; è una forma di inerzia istituzionale che prolunga e amplifica il rischio sanitario e ambientale.

Le indagini n corso per quanto ne sappiamo

Oltre ai ritardi sulla bonifica, rimangono in sospeso i quesiti che hanno animato le polemiche fin da subito, indicando responsabilità e negligenze pregresse: l’indagine per incendio doloso contro ignoti (secondo alcune fonti) attende risposte. Per quanto riguarda gli aspetti di Controlli e prevenzione bisogna ficcarsi in testa che l’impianto era già stato oggetto di contenziosi legali e le sue autorizzazioni erano state denegate, revocate tutte con i contenziosi terminati a favore di Teano e Ferrarelle, a marzo del 2025. Sempre nel cono d’interesse delle indagini i forti dubbi ancora da chiarire attengono la vigilanza e le eventuali responsabilità post custodia giudiziaria e degli enti di controllo per un sito imbottito di materiale infiammabile e lasciato totalmente incustodito. Procura e magistratura a parte – sono cose che si vedranno poi – chi può negare che quanto accaduto avrebbe dovuto avere – immediatamente – ricadute politiche radicali su tutta la filiera istituzionale e a tutti i livelli?

In conclusione

In conclusione, la situazione a Teano, tre mesi dopo il rogo, non è solo una cronaca di un disastro, ma un esempio drammatico di rischio ambientale in atto dovuto all’immobilismo, ai ritardi, alla distrazione istituzionale, politica, burocratica, amministrativa. L’esposizione prolungata dei residui tossici all’azione degli agenti atmosferici trasforma un evento straordinario (il rogo) in una contaminazione ordinaria e continuativa. Ci pensate? C’è veramente da vergognarsi. Ma evidentemente la tutela del territorio e la salute pubblica possono aspettare, l’attenzione è tutta per la politica, i tour e i discorsi elettorali.