“PIERO DI ESSERE PIERO”. Per la serie: PASQUINATE SIDICINE
«E il cittadino sta lì a osservare – tra buche, luci spente e carte da firmare». Mentre i signori, panciuti…
Nel borgo regna il solito teatrino,
ognun fa scena, ma lavora un pochino.
Promesse a pacchi, dette a voce piena,
poi resta il nulla e una via tutta in pena.
I grandi capi parlano a raffica,
tra piani vaghi e retorica plastica.
Fan l’occhiolino al popolo in piazza,
ma quando serve… la mano si abbassa.
Consiglieri astuti, squadre sbandate,
tabelle, studi, riunioni gonfiate.
Se c’è da fare, la colpa rimbalza:
ognun si scansa, la pratica zoppica e avanza.
E il cittadino? Sta lì a osservare,
tra buche, luci spente e carte da firmare.
Mentre i signori, panciuti e compiaciuti,
sfoggiano selfie, sorrisi compunti.
E voi, maestri del grande rimpallo,
che fate la corsa a scansare il fardello:
a chi stava ieri mollate il malloppo,
a chi sta oggi date il bel colpo,
e a chi verrà domani, altro fardello e trambusto,
purché nessuno vi punti il dito giusto.
E sulle gabelle che crescono a gregge,
spezzo un verso che morde e non regge:
tasse su tasse, come pioggia cattiva,
che graffia il portone e la tasca s’attiva.
Il povero cristiano conta gli spiccioli storti,
mentre i signori al palazzo fan finta di niente e son sempre più forti.
E tu, signor Sindaco dalla voce squillante,
che mostri fierezze in ogni istante:
tagli nastri, stringi mani e fai gran carrozzone,
poi scappa il dovere e resta solo il balcone.
Tra slogan lucidi e mille paroloni,
le strade chiedono fatti, non benedizioni.
Pasquino






