Politica

Volano gli stracci in Comune: «Consiglio comunale disorganizzato», Tamaro che evoca l’uso del bastone per governare la seduta. E l’opposizione abbandona l’aula

Episodi censurabili. La minoranza scandalizzata e delusa va via: D’Andrea, Camasso, Mignacco, Zarone

TEANO (Elio Zanni) – «Poi se mi devo mettere la mazza qua vicino me, la posso anche mettere» breve pausa di riflessione, vocalizzi di sdegno in aula e per fortuna c’è la ripigliata: «Però non mi sembra il caso». Fiuuu, meno male. È scappato anche questo, venerdì’ pomeriggio 28 novembre 2025 dalla bocca, niente poco di meno che del Presidente del Consiglio comunale di Teano: Pasqualino Tammaro. In una delle sedute più caotiche, confusionarie e straordinariamente frettolose del Civico consesso sidicino. Una maggioranza sparuta (nove in tutto) che è parsa con la neve in tasca e il coltello tra i denti. C’era qualcuno che aveva fretta, che altro pensare.

Dopo un crescendo di accuse e scuse, critiche politiche a voce altissima (anche senza l’ausilio dei microfoni, che sono ad esclusivo appannaggio della maggioranza…), diciamola tutta: la seduta è degenerata al tal punto che tutti i consiglieri comunali di minoranza hanno deciso di abbandonare l’Aula. Un’Aula urlante che a tratti si poteva udire dalle scale di palazzo San Francesco quando all’ennesimo contrappunto procedurale di Tammaro, il consigliere di minoranza Marco Zarone del gruppo Siamo Teano non ha più retto: «Ora basta, lei non si deve permettere mai più di parlare con me di onestà intellettuale».

Argomenti urticanti (diciamo pure “non comodi”) erano già stati toccati fin dall’inizio, con la neo-capogruppo Luana Camasso che per accertamenti interrogava la maggioranza sul reale «rispetto del capitolato d’appalto da parte della ditta incaricata all’igiene urbana». Ma pare che certi argomenti sollevati in Consiglio sortiscano solo risposte vaghe. Ma ad agitare le acque ci si metterà anche una risatina del sindaco alla fine di un intervento che poi, però, subito rettificherà dichiarando «Sto ridendo di me stesso, consigliere Zarone, perché non riesco ad essere abbastanza chiaro». Cosa era capitato? Zarone tentava di spiegare come a suo avviso sarebbe stato meglio utilizzare i circa 14mila euro di avanzo di bilancio dal pagamento del personale (assistenti sociali) d’Ambito sociale. Per Zarone quella cifra non poteva essere distratta dallo stesso capitolo dell’Ambito «al quale partecipano più Comuni e non solo Teano». Scoglio prende la parola, fornisce la sua versione dei fatti che però non convince Zarone. Ed ecco che il primo cittadino accenna a una risatina che è parsa vieppiù maliziosa, malgrado la repentina precisazione. Risultato? Altra benzina sul fuoco di una seduta già incandescente.

C’è da precisare – che poi questa è la cosa fondamentale (e sta tutto qui il problema) – che quello di venerdì era un Consiglio comunale su una materia che si chiama “Bilancio”, da trattare a scadenze precise e sedute di Consiglio il più possibile ordinarie. E invece a Teano, ancora una volta il Bilancio viene imbucato in una seduta Straordinaria e Urgente, con soli virtuali, teorici tre giorni di preavviso. Non avere nemmeno la possibilità di studiarsi le carte è un fatto deprimente e persino umiliante per i consiglieri di minoranza. A quelli di maggioranza sta tutto bene, gli basterà alzare la mano e votare sì.

Consigli urgenti. Una sorte di tradizione che ripetuta a dismisura diventa impossibile da reggere e sulla quale è intervenuta la Consigliera comunale Maria Paola D’Andrea. «Continuo a vedere un Consiglio disorganizzato – ha detto – Esistono i tempi per fare delle cose. E invece si ripropone negli ultimi giorni utili l’ennesima ratifica di una variazione di Bilancio. Con ritardi che si tentano di giustificare con il fatto (di cui invece tutti erano a conoscenza da tempo) che ci sono state le elezioni regionali. Ma vogliano scherzare? La prima forma di rispetto è verso il nostro stesso ruolo». D’Andrea aggancia le sue osservazioni a precise date, iter e azioni amministrative (dalla delibera del 23 ottobre in poi) che risultano svolte col rallentatore.

Poi arriva la ciliegina sulla torta, che causerà a Tammaro la seconda scivolata della serata. Si tratta delle Conferenze di servizio e delle convocazioni delle Commissioni e delle Conferenze dei Capigruppo «saltate o deprivate delle informazioni veramente importanti». «Consigliere – dice Tammaro rivolto a D’Andrea – le posso garantire che alla riunione di venerdì scorso non c’era nessuno, solo il Presidente». Abbiamo sentito bene? L’unico presente era lui stesso: Tammaro? Quindi nemmeno il capogruppo di maggioranza dei signor sì, Massimiliano Stefano, che detiene 12 voti su 17. Una vergogna tutta di maggioranza, e quindi perchè ribaltarla sulla minoranza? Di più. Si è trattato di una Conferenza dei Capigruppo non valida. E allora: come è stato possibile – ci si chiede – tenerla per buona e convocare ugualmente il Consiglio comunale straordinario e urgente?

Sono le 17.10, mancano pochissimo al momento clou in cui la minoranza abbandoni l’Aula, quando succedono una serie di episodi incredibili che solo chi ha resistito a leggere il Domenicale fino a questo punto riuscirà a sapere.

Interviene di nuovo il sindaco e mette a supporto dei ritardi amministrativi le avvenute elezioni regionali in Campania. Si sovrappone a Scoglio la Segretaria comunale che tira fuori un fatto inedito sempre a giustificare i ritardi procedurali. In pratica c’è stata la rotazione dei revisori dei conti e l’arrivo e l’insediamento del nuovo responsabile avrebbe comportato altro ritardo. Appare evidente come Tammaro abbia di nuovo perso il controllo della situazione: parlano tutti. A D’Andrea che sta ancora in piedi non sfuggono certe discrepanze nella conduzione. «Siamo al limite – dice – ora la Segretaria risponde al posto degli assessori? E poi, se c’erano dietro tutti questi motivi, perché non siamo stati informati?».

Il racconto si fa sempre più appassionante. Camasso cerca di puntualizzare la posizione dei gruppi di minoranza: «Pensateci bene, effettivamente tra la convocazione e tempi stretti, la messa a disposizione dei dati [la famosa cartellina] si perde altro tempo e questo ostacola il nostro lavoro di analisi». Il Sindaco non vede di buon occhio questa forma di unità di tutta la minoranza e rivolgendosi a Camasso sbotta per fermarla: «Non credo che la Consigliera D’Andrea abbia bisogno di un avvocato d’ufficio». Ma ne ha per tutti. Si rivolge anche a Tammaro: «Presidente, organizziamoci bene su tutto!». Peggio che andar di notte: il Sindaco che dice al Presidente come organizzare le sedute di Consiglio comunale? Non si era mai visto; a parte che a Teano. È la fine.

Se ne vanno via tutti. Prima D’Andrea e poi, dopo appena un minuto, ossia alle 17.25 anche per altre e diverse ragioni escono dall’Aula anche Camasso, Daniela Mignacco e Zarone. Con un ultimo colpo di scena e un’altra risposta che rimarrà negli annali della storia dei peggiori Consigli comunali di Teano. Zarone, uscendo, si rivolge ancora una volta al vertice dell’Assise «Presidente si legga bene il Regolamento». E Tammaro rincara la dose: «Consigliere, se deve abbandonare abbandoni».

Ora, siamo sempre pronti a qualsiasi controdeduzione politica e ad accogliere altri punti di vista (che non arriveranno per la famosa decisione bulgara di oscurare la stampa ritenuta ostile, ma la cronaca giornalistica dei fatti, per noi che abbiamo assistito alla seduta, è proprio questa. Quella di Tammaro e del bastone era una sua semplificazione linguistica, una esagerazione senza reali velleità? Sicuramente. Ve benissimo. Siamo dispostissimi a credere nella sua buona fede e persino a Babbo Natale. Ma lo dicesse per inciso, chiarisse pubblicamente per non ingenerare equivoci. E se dovesse ritenerlo opportuno, chiedesse scusa ai colleghi, donne e uomini prima di tutto della minoranza. C’è anche dell’altro sull’incredibile Consiglio di venerdì, di cui se ne promette qui una oculata trattazione a parte.