Il Pd e il figliol prodigo (di qualcun altro)
Due partiti, due misure: a Caserta il Pd epura i ribelli, a Napoli premia chi corre con altre liste
REGIONE CAMPANIA (ez) – È previsto che avvenga tutto oggi, 17 dicembre 2025 a partire dalle ore 13, nell’auditorium del Palazzo di Giustizia – location quanto mai profetica, visti i chiari di luna – va in scena il debutto dei 50 consiglieri regionali. Ma mentre i neoeletti lucidano i distintivi, dietro le quinte il clima non è propriamente da “vulimmece tutti bene”. La squadra di governo è un puzzle con i pezzi smangiucchiati e il governatore Roberto Fico sta imparando a sue spese che fare l’equilibrista tra i cocci del Pd e le pretese dei propri fedelissimi è un esercizio che richiede stomaci forti e molta pazienza.
Il vero spettacolo, però, lo offre il nostro Pd, quello campano, o meglio, quello che ne resta. Al comando troviamo il segretario regionale Piero De Luca, noto ai più per il cognome e per una concezione del partito che definire “elastica” è un eufemismo. Il Piccolo Principe del salernitano, anziché guidare i Dem, sembra aver scambiato il Nazareno per l’ufficio marketing della lista “A Testa Alta”.
Il suo obiettivo primario? Blindare in giunta Fulvio Bonavitacola. Perché, si sa, in certi ambienti la fedeltà al genitore – lo sceriffo Vincenzo – è il primo e unico requisito del curriculum. Poco importa se questo significa svendere il peso del primo partito della coalizione per garantire una poltrona al pretoriano di famiglia.
Camusso Vs Oliviero. Mentre a Napoli si gioca al “due forni” (un piede nel Pd e il cuore, o meglio il seggio, nella lista di papà), a Caserta la commissaria Susanna Camusso che nel periodo preelettorale è passata almeno due volte per Teano a sostegno (solo morale, osa dire chi scrive) per Pierluigi Landolfi, gioca a fare la Lady di Ferro. Con un rigore che però definiremo “a macchia di leopardo”, la Camusso distribuisce epurazioni e fogli di via a chiunque abbia osato sostenere la lista del “reprobo” Gennaro Oliviero. Che poi però bisognerebbe che tirasse fuori le prove su che cosa sarebbe stato politicamente poco coretto Oliviero. Certo non si è messo da parte come voleva il Camusso pensiero, ma pare a tutti che il suo portato elettorale non gli dia poi così tanto torto. Comunque sia, per noi che vediamo tutto dalla prospettiva della provincia di Caserta, il messaggio è chiaro e pure il paradosso: a Caserta chi sgarra è fuori. A Napoli, invece, chi sgarra viene premiato con un assessorato.
Prendete Luca Cascone: eletto con “A Testa Alta” ma fieramente iscritto al Pd. O lo stesso Bonavitacola, che De Luca Junior vorrebbe infilare in Giunta in quota Dem nonostante tutto. Ci pensate? Siamo al capolavoro metafisico: il Pd espelle quelli che ritiene pesci piccoli in provincia e promuove i “pescecani politici” di città, quelli capaci di giocare su tre tavoli contemporaneamente con la destrezza del gioco delle tre carte. Così facendo, la provincia di Caserta quando i discorsi scenderanno su questa dimensione geografica converrà che si faccia sentire, alzi la voce e rivendichi la giusta visibilità per le figure e i territorio di pertinenza: Giovanni Iovino a Pietro Smarrazzo, Marco Villano, Raffaele Aveta.
Piero De Luca dovrebbe rassegnarsi a un’elementare verità: non si può fare il segretario di un partito facendo gli interessi di un altro. Se “A Testa Alta” vuole diventare un partito, Piero faccia il grande passo: si candidi lì, si prenda le sue tessere e liberi il Pd da questo imbarazzante equivoco. A Roma, intanto, osservano lo scempio con la solita distratta rassegnazione, fingendo di non capire che, dalle parti di Salerno, il frutto non cade mai troppo lontano dall’albero. Soprattutto se l’albero è un «lanciafiamme»; citazione nota.






