A Santa Caterina e Santa Maria La Nova: dove il Presepe torna a essere Umiltà
Un monito silenzioso contro la cultura del superfluo, scintillante, opalescente: distante dalla gente comune
TEANO (EZ) – Andar per presepi, a modo nostro. Mentre intorno a noi, anche nella piccola Teano, sembra per forza che tutto debba essere “evento”, dove la bellezza debba misurarsi solo con il rintocco l’ostentazione del lusso altrimenti non si è e non si attira attenzione e ammirazione, c’è un angolo di mondo che ha deciso di abbassare la voce per farsi sentire meglio dal cuore.
E così sempre a Teano, lontano dai riflettori e dalle presenze istituzionali di politici impettiti e frotte di sindaci, la magia del Natale ha ritrovato il suo dialetto più antico: quello della semplicità. Non servono inaugurazioni in pompa magna o discorsi di autorità magari di fuori porta per comprendere il messaggio che scaturisce da due presepi particolari. Due opere che non chiedono di essere ammirate per la preziosità dei materiali o la ricercatezza tecnica, ma che pretendono di essere ascoltate.
Varcando la soglia del Monastero di Santa Caterina, con accesso da Largo Giardino, ci si sente immediatamente avvolti da una pace antica. Qui, il presepe è custodito dalle mani e dalle preghiere di Suor Benedetta e delle consorelle Mater Ecclesiae. Secondo noi non è un’esposizione, quello è un atto d’amore. In quel piccolo scenario si respira il fiato corto della Storia: un Dio che sceglie di farsi carne in una stalla, riscaldato solo dal respiro di un bue e di un asinello. Le suore, con la loro accoglienza silenziosa, ci ricordano che il cristianesimo non è un blasone da esibire, ma un’esistenza vissuta nel servizio e nell’umiltà. Qui il presepe e di legno e cartapesta, fatto da due benemeriti artigiani locali. La grotta, le scene non sono custodite in campane di vetro, non ti guardano dall’alto di un piedistallo, ma si mettono a terra sullo stesso orizzonte di chi soffre, di chi spera, di chi cerca una risposta.
Poco distante, scendendo nei meandri del Borgo Medioevale e dei vicoli, a Largo Santa Maria La Nova ecco il presepe che esce allo scoperto, sta addirittura come tanti poveri: in mezzo a una strada, in pubblica piazza. Accanto all’omonima chiesa sussidiaria, sotto la guida del parroco don Luigi Migliozzi e grazie al lavoro del gruppo Scout Teano 1 lungo il percorso di avvento, è nata un’opera che sa di “casa”, profuma di paglia, di fatica e di umiltà.
Un presepe che sta lì, tra i passi dei passanti e il vento, la pioggia dell’inverno, a testimoniare che la fratellanza non è un concetto astratto, ma un cantiere aperto. Qui l’umiltà si fa coraggio: la caratura di questa rappresentazione non sta nella porcellana o nell’oro, nelle stoffe dei personaggi, ma nella volontà dei cittadini di stare insieme, di capire i problemi del vicino e di condividere le speranze comuni.
Questi due presepi di Teano sono un monito silenzioso contro la cultura del superfluo, del valore intrinseco degli oggetti e delle cose scintillanti, opalescenti e per questo pericolosamente distanti dalla gente comune. Presepi che parlano la voce del Vangelo più autentico. Chiamateli pure i presepi dei poveri, non si offenderà nessuno. Visitare questi luoghi significa spogliarsi delle sovrastrutture e ritrovare quel gusto dell’essenziale che troppo spesso dimentichiamo.






