Cronaca bianca

Dalla lotta alla camorra alle battaglie per l’ospedale: il lascito civile di Nogaro

L’impronta di un “Vescovo di frontiera” nel racconto di Raffaele Sardo: «A Sessa Aurunca, fece subito la sua scelta di unirsi alla lotta per i servizi sanitari»

CASERTA / SESSA AURUNCA / CARINARO / TEANO (Elio Zanni) – Non è più con noi l’ex vescovo Raffaele Nogaro. Se n’è andato, come tutti hanno subito appreso, nel pomeriggio dell’Epifania, 6 gennaio 2026. Aveva 92 anni. A dare per primo il ferale annuncio è stato, ieri, il vescovo di Caserta, Pietro Lagnese: «Ha concluso le sue giornate terrene».

Per tutto quello che ha fatto, è stato e ha detto, la sua memoria resterà indelebile. A differenza di tante altre grandi personalità dalle straordinarie doti umane e religiose, di Nogaro per fortuna ci si è accorti subito; in vita. Giornalisti, scrittori, politici e soprattutto il popolo – quello dei fedeli, ma anche dei laici e oltre – s’intuì subito della sua grandezza. Di Nogaro così titolava, per esempio, Il Manifesto (quotidiano comunista) nell’agosto del 1998, con un articolo di Giulio Di Luzio: Il vescovo ribelle in prima linea contro la camorra.

Il giornalista aveva messo assieme due elementi: una frase di don Peppe Diana, il giovane parroco di Casal di Principe ammazzato dalla camorra nel 1994 («Questo vescovo in prima fila con i disoccupati in lotta, con gli extracomunitari, contro la corruzione, rappresenta per noi un modello dal quale attingere entusiasmo e valori») oltre che una vivida “recensione” di un libro destinato a divenire traccia scritta incancellabile dell’opera di testimonianza e denuncia di Nogaro, fatta di prese di posizione spesso scomode e ritenute eretiche per la Chiesa ufficiale.

Il libro è Nogaro, un vescovo di frontiera, scritto da Raffaele Sardo, direttore del quindicinale Lo Spettro, periodico dell’Agro aversano divenuto poi quotidiano. Sardo – «giornalista a sua volta bersaglio della camorra – come scrive Di Luzio con penna mossa da un evidente trasporto morale – fu alla testa di un’esperienza inedita per il territorio che si legò alla figura di Nogaro per aver rappresentato, soprattutto dopo la morte di don Peppe Diana, quei nuclei di resistenza civile fino a ieri condannati al silenzio».

Sardo, proprio a partire da quel periodo critico e pericoloso di vita sociale, ma di grande creazione giornalistica (un giornalismo di lotta, di coraggioso conflitto, di critica politica, di prese di posizione a difesa della parte debole esposta pulita dei conterranei, così come della Natura e dell’Ambiente), assunse anche la responsabilità di direttore di Radio Ghibli Stereo. Una radio libera che da Teano (Ce), per 14 anni, riuscì a far sentire con i suoi tre ripetitori la sua voce su tutto l’Alto casertano e parte delle province di Napoli, Benevento e Salerno.

Sardo – firma del quotidiano La Repubblica – ha sempre avuto un legame particolare con Teano, dove coltiva molte vere amicizie e condivisione di pensieri, opinioni, idee. Teano fu anche una delle prime tappe di presentazione del suo libro sull’azione e le opere di Nogaro. Risulta per questo ancor più interessante l’articolo sulla morte di Nogaro prodotto da Sardo per Repubblica, dal quale riprendiamo alcune notizie che fanno a dir poco riflettere su come l’azione attiva e proattiva di un vescovo possa incidere profondamente sulla vita di una comunità, con ricadute positive perenni per le popolazioni e per la stessa Chiesa.

«A Sessa Aurunca fece subito la sua scelta di campo – scrive Sardo riportandoci in quel territorio e in quegli anni – Si schierò con i cittadini che rivendicavano l’apertura dell’ospedale. Di notte dormiva con gli operai che occupavano le fabbriche per difendere il posto di lavoro. Si ritrovò contro il potere politico dominante del periodo: quello della Democrazia Cristiana. A Caserta arrivò il 16 dicembre del 1990. Il capoluogo di provincia era uno dei più importanti feudi della Dc. Il sottosegretario democristiano Giuseppe Santonastaso lo paragonò al diavolo. Nogaro non gliele mandò a dire e rispose affermando che «lo scudo crociato» si serviva della croce unicamente per conculcare l’uomo».

Fu sua l’idea di istituire una marcia della pace proprio a Caserta, ci ricorda ancora Sardo, per favorire la cultura del dialogo tra diversi. Il suo impegno per la pace gli attirò gli strali dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ma lui non arretrò mai di un passo sui valori della vita e della difesa dell’uomo. Nogaro, invece di pensare a costruire chiese, indirizzò sempre la sua azione pastorale a costruire le coscienze. Si schierò a fianco degli immigrati, aprendo le porte della sua Chiesa a quanti arrivavano in cerca di una vita diversa.

Sempre Sardo su Repubblica: «Sono ancora in tanti a ricordare le sue prese di posizione contro lo sfruttamento delle cave sulle colline intorno a Caserta e le battaglie per il Macrico, il polmone verde della città. Ma Nogaro è soprattutto colui che ha difeso la memoria e la storia di don Giuseppe Diana. Lo difese da chi aveva tentato di infangarlo dopo la sua morte. Forte fu lo scontro con l’allora procuratore di Napoli Agostino Cordova. Nogaro reagì contro Cordova che aveva preso per buona la tesi che il parroco avesse nascosto un borsone con le armi nella sua chiesa. «Certo, nella vita può capitare di tutto – dichiarò il vescovo – ma i racconti fatti erano così fantomatici, come le porcherie che dicevano, da assumere i toni del giallo. Conoscevo bene don Diana e non ho mai creduto che quelle calunnie potessero essere vere»».

E, ancora, sulla lotta di Nogaro per il riconoscimento del martirio di don Diana: «Tra le tante battaglie che Nogaro ha portato avanti fino all’ultimo, vi è stata quella per il riconoscimento del martirio di don Diana. «Vorrei che ci fosse ufficialmente il pronunciamento da parte della Chiesa di Roma per questo prete ucciso così giovane. Queste cose, prima di morire, ho l’urgenza di affermarle e l’urgenza di vederle riconosciute. Spero di arrivare a vedere quel giorno»».

Si, abbiamo voluto raccogliere e diffondere questi ulteriori frammenti di notizie riflettendo su come, anche in occasione di questo ferale evento, l’opera giornalistica ed editoriale di Sardo si sia rivelata un pilastro fondamentale per la costruzione della memoria storica legata a Monsignor Nogaro. Ha dato valore aggiunto al cordoglio generale. Grazie alla sua penna, l’azione pastorale del “vescovo di frontiera” che tutti e anche noi qui rimpiangiamo non è rimasta confinata tra le mura delle chiese o nei confini della diocesi, ma è diventata patrimonio civile collettivo.