Caso “cagliata rubata”, la sentenza del Tribunale: assolto Pontecorvo
Dimostrata l’estraneità ai fatti del noto produttore di burro: “Agì in totale buona fede e fu truffato dai malviventi”. Cade l’accusa di ricettazione
ALVIGNANO / SANTA MARIA CAPUA VETERE / FUORIGROTTA / ANGRI (ez) – Assolto Antonino Ponticorvo, 43 anni di Alvignano, noto imprenditore nel settore lattiero – caseario e nella produzione del burro. Questa la sentenza emessa poco fa e quindi oggi, 15 gennaio 2025 – dal Giudice dott.ssa Carla Montanaro della Seconda Sezione del Tribunale Sammaritano.
Accolte in pieno le ragioni dei difensori di Antonino Ponticorvo: avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo. Il Pubblico Ministero di udienza invece aveva chiesto la condanna dell’imprenditore alvignanese a ben 2 anni di carcere congiuntamente ad una multa di 800 euro senza la concessione del beneficio della pena sospesa.
L’accusa a carico di Ponticorvo era di ricettazione aggravata. I fatti risalivano a tre anni fa quando il proprietario di circa 30 bancali di cagliata (originario di Angri); trasportati su un autocarro, destinati ad una azienda casearia di Benevento denunziava il furto dell’automezzo con la merce sopra trasportata che aveva un valore di oltre centomila euro e che, come successivamente accertato, era stato dirottato in una zona dell’alto casertano.
Partivano immediatamente le indagini da parte della squadra di p.g. della polizia stradale di Napoli Fuorigrotta, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dott. Gionata Fiore, che ordinava l’acquisizione dei tabulati del telepass dell’automezzo e l’incrocio di una serie di chiamate tra lui e i suoi complici.
Di qui il ritrovamento e il successivo sequestro della ingente merce ritrovata presso le celle frigorifero di un deposito di Alvignano di proprietà della famiglia Ponticorvo. Nel corso del dibattimento Ponticorvo – tramite lo studio legale Crisileo – è riuscito a dimostrare la propria estraneità non solo al furto della grossa quantità di cagliata ma anche la sua non conoscenza della provenienza illecita della stessa in quanto aveva agito nella più completa buona fede e di essere stato, a sua volta, truffato dall’autista dell’autocarro e dai suoi complici rimasti ignoti.






