Giudiziaria

Serena Mollicone, Mottola in aula nega le accuse. Torriero: «Non ricordo».

Al centro dell’udienza, anche la figura del brigadiere Tuzi, morto suicida nel 2008 dopo aver riferito di aver visto Serena entrare in caserma il giorno della scomparsa

TEANO / ARCE Marco Mottola, l’uomo accusato dell’omicidio di Serena Mollicone (in concorso con i genitori) avvenuto ad Arce nel giugno del 2001, oggi, lunedì 19 gennaio in aula davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma afferma di essere «innocente», di «non avere mai fatto del male a Serena» e che l’ipotesi di una aggressione mortale avvenuta nella caserma di Arce nel 2001 «è una ipotesi falsa» che gli «sta rovinando la vita».

«Son innocente – ha detto Mottola – E quella mattina non è venuta in caserma» Al centro dell’udienza, anche la figura del brigadiere Santino Tuzi, morto suicida nel 2008 dopo aver riferito di aver visto Serena entrare in caserma il giorno della scomparsa. “Tuzi mente quando dice di avere sentito la mia voce che gli chiedeva di fare entrare una ragazza, mai ho citofonato a Tuzi”, ha affermato Mottola. “Ammesso e non concesso, come potevo sapere che Serena stava venendo in caserma da me visto che non ci sono tracce telefoniche per quel giorno?”.

Mottola ha insistito sulla ricostruzione dei propri movimenti: “La mattina del primo giugno sono sceso tardi, sicuramente dopo le 11.40. In caserma non è venuta nessuna persona e non sono uscito con la mia macchina o con quella di altri. Se fossi uscito, Tuzi mi avrebbe visto”. E poi ha aggiunto ancora: “Sicuramente non sono andato al bar Pioppetelle o Della Valle. Non ho comprato Marlboro light, all’epoca fumavo le Marlboro rosse”.

Sul racconto di Tuzi, Mottola Jr. è stato chiaro: “In pochi secondi ha inventato la menzogna contro di me, preso di sprovvista. Aveva qualcosa da nascondere” e poi ha aggiunto: “Si è pentito, ha ritrattato e poi, per una serie di motivi, si è ucciso”. Perno centrale dell’inchiesta, Annarita Torriero, zia di Fabio, la cui testimonianza andrà analizzata e valutata, ha dichiarato in aula di aver visto Serena “sempre sulla strada o nel cortile, mai dentro l’edificio della caserma”.

La donna ha raccontato che “quando passavamo a Fontecupa Tuzi cambiava d’umore, sudava e arrossiva”. A rafforzare il ‘giallo’ su Tuzi è stata la testimonianza di Marco Malnati, suo amico: “Cinque o sei mesi prima di morire mi disse di aver visto Serena entrare, ma non uscire dalla caserma il primo giugno del 2001”. “Sono convinto che Santino è stato ucciso e che non si sia suicidato”, ha affermato, pur ammettendo di non poter dimostrare eventuali minacce.