Curiosità

Oggi, giornata mondiale dell’Abbraccio

21 gennaio. In un tempo segnato dalla fretta, dalla distanza e da una comunicazione sempre più disincarnata

CARLO PASCARELLA

ALMANACCO SOCIALE (Carlo Pascarella) – Esiste un gesto che precede le parole, che non ha bisogno di essere spiegato e che, nel suo silenzio, dice l’essenziale.

È l’abbraccio.

Oggi, 21 gennaio 2026, nella Giornata Mondiale dell’Abbraccio, si celebra molto più di un contatto fisico: si riconosce un atto sociale profondo, capace di restituire dignità alla relazione umana. Abbracciare significa affermare una presenza, dichiarare senza voce «tu conti», «non sei invisibile».

In un tempo segnato dalla fretta, dalla distanza e da una comunicazione sempre più disincarnata, l’abbraccio diventa un gesto controcorrente, quasi rivoluzionario. Impone una pausa, chiede attenzione, richiede ascolto. Ricorda che l’essere umano non è stato pensato per l’isolamento, ma per l’incontro.

Un abbraccio non cancella le ferite del mondo, ma ne attenua il peso. È un argine alla solitudine, un luogo minimo in cui la fragilità non è una colpa, bensì un ponte. In quel breve spazio condiviso, il tempo rallenta e l’umanità si riconosce.

Forse non servono proclami.

Forse basta un gesto semplice, autentico, consapevole.

Perché è spesso in un abbraccio che prende forma la parte migliore della convivenza civile.

[La redazione ringrazia e saluta Carlo Pascarella, giornalista di lungo corso più noto – certo – per i suoi trascorsi report e servizi su ben altri argomenti che non l’occasionale almanacco del giorno. Meglio addentrato ai fatti di camorra, malavita, mafie a vari livelli e in genere la cronaca nera della nostra provincia, raccontata con competenza e soprattutto coraggio. Ma fa – per noi – notizia che proprio un cronista del genere, ritornando sulla scena giornalistica, trovi anche un altro coraggio, non meno importante: quello di mettere da parte la cronaca nera per invitare per una volta i lettori, niente poco di meno che: all’abbraccio. É un vero e proprio interruttore della routine quotidiana. Carlo ci insegna, anche, forse, che è importante per un giornalista (ogni tanto) staccare la spina; spesso si diventa più umani, più capaci di vedere il mondo che ci circonda, quello a breve distanza, il prossimo, quelli che ti stanno vicini senza un tornaconto: le persone che ti vogliono bene. Che dire? Ha fatto bene. Ci voleva. NdR]