Economia Politica

Quando il profitto uccide la vita e il popolo si ribella: genesi e futuro di un fenomeno chiamato «Movimento Basta Impianti»

La mappatura del dolore e la battaglia in Parlamento. Storia minima del movimento che vuole cambiare il destino dell’Alto casertano. A cura di Salvatore Minieri

SALVATORE MINIERI

PIGNATARO MAGGIORE / AGRO CALENO / CASERTA & PROVINCIA (Salvatore Minieri) – C’è un momento preciso in cui una comunità smette di sopportare. Per noi è stato alla fine di luglio del 2025, quando in provincia di Caserta – soprattutto nell’Alto Casertano – abbiamo capito che non si trattava più di coincidenze. Troppi Tumori.

Troppi ragazzi, troppi padri, troppe madri colpite da malattie oncologiche. In ogni famiglia almeno due casi. Leucemie, forme rarissime, diagnosi che sembravano appartenere ai libri di medicina più che alle nostre strade. E poi la ferita più dura: un nostro amico, portato via da una forma tumorale che conta appena undici casi in tutta Europa. Uno di questi era qui, da noi. Non in una sede, non in un ufficio, ma in una piccola piazza di Pignataro Maggiore, una sera d’estate.

Da quel dolore è nato Basta Impianti

Ci siamo guardati negli occhi, senza bandiere né sigle politiche. Solo cittadini stanchi di respirare fumo e di contare i morti. Da lì è partita una storia che non immaginavamo così grande. Il 26 agosto abbiamo convocato una grande assemblea pubblica: oltre 2.500 persone in piazza. Un colpo al cuore. Gente comune, famiglie, giovani, anziani, professionisti, bambini. Un popolo che chiedeva una sola cosa: poter vivere senza paura.

E non ci siamo più fermati. Abbiamo attraversato le città con quattro cortei, rumorosi e pieni di dignità. Cortei che hanno risvegliato intere comunità, portando sotto gli occhi di tutti un problema che per troppo tempo era stato nascosto o minimizzato: gli impianti industriali che sorgono come funghi, i roghi, le discariche, l’aria che brucia i polmoni prima ancora delle speranze.

Ma Basta Impianti non è solo rabbia. È anche lavoro, studio, rigore

Siamo stati i primi in Campania, dopo quarant’anni, a realizzare mappe dettagliate dell’incidenza tumorale nella provincia di Caserta e la mappatura precisa degli impianti nocivi e di quelli in arrivo. Un lavoro che nessun altro aveva mai fatto prima così, dal basso, senza finanziamenti, senza padrini politici. Solo cittadini che hanno deciso di trasformare l’indignazione in dati, e i dati in battaglia civile.

In poche settimane il nostro nome ha superato i confini provinciali: sono arrivati gruppi dal Lazio, dalla Puglia, da Roma. I più grandi comitati ambientali della Campania si sono stretti intorno a noi. Oggi Basta Impianti è considerato una delle realtà civiche più attive e significative del Sud Italia.

E qualcosa si è mosso

Dopo mesi di mobilitazione, siamo stati ricevuti in Prefettura. Un passaggio tutt’altro che simbolico. Da lì è nato un percorso che ci porterà il 29 gennaio davanti alla Commissione Ambiente del Parlamento, dove presenteremo i nostri dossier e le nostre mappe. Carte costruite con fatica, ma anche con una certezza: raccontano una verità che non può più essere ignorata. Incontreremo anche i vertici della Regione Campania, perché il punto non è più discutere di singoli impianti, ma di un modello che va cambiato radicalmente.

Chiediamo un piano straordinario per territori devastati, dove discariche e vecchi impianti mai bonificati rappresentano bombe chimiche sotto i piedi dei cittadini. Prima delle autorizzazioni servono bonifiche, un piano serio per la sanità e soprattutto uno stop ai nuovi impianti nocivi. Su questo non faremo sconti. Ora stiamo preparando una grande manifestazione regionale per il 21 febbraio, probabilmente proprio a Pignataro Maggiore. Non per caso: lì è nato tutto. Lì vogliamo tornare, più forti, più numerosi, più determinati.

Basta Impianti non è un movimento contro il progresso

È un movimento per un progresso che non si costruisce sulla pelle delle persone. Vogliamo creare un controllo popolare permanente su ambiente, salute e futuro del territorio. Un presidio civile che nessuna forza politica possa manovrare o spegnere.

Perché una cosa l’abbiamo imparata: la “governance” del territorio esiste già. O la esercitano pochi nelle stanze chiuse, o la esercitano i cittadini alla luce del sole. Noi abbiamo scelto la seconda strada. Perché nessun lavoro, nessun impianto, nessun interesse economico può valere più della vita.

Perché questa terra non è una zona di sacrificio: è casa nostra...