Premio giornalistico “Antonio Migliozzi”, la seconda edizione al Foscolo di Teano
La premiazione venerdì 30 gennaio 2026 per ricordare un insegnante che aveva fatto del giornale uno strumento di scuola, e della scuola un modo per imparare a guardare il mondo
TEANO (Pietro De Biasio) – C’è un modo silenzioso per restare, anche dopo essere andati via: continuare a insegnare. Il prof. Antonio Migliozzi lo fa ancora, senza cattedra e senza registro, ma con la stessa ostinazione gentile di quando entrava in classe e ricordava che le parole non sono mai innocenti, però possono essere giuste. Nell’aula magna della sede centrale dell’Isiss “Ugo Foscolo”, venerdì 30 gennaio alle ore 11, si terrà la seconda edizione del Premio giornalistico dedicato ad Antonio Migliozzi. Una cerimonia sobria, come sarebbe piaciuta a lui.

Ma anche un modo per ribadire che la scuola, quando fa bene il suo mestiere, non si limita a spiegare il mondo: prova a insegnare come guardarlo. A Barbiana, nella scuola di Don Milani, il giornale era una materia scolastica. Aveva la stessa dignità della Storia. Non per snobismo culturale, ma per necessità: perché ai ragazzi di paese bisognava spiegare cosa succedeva in città.
Il mondo, prima ancora che capirlo, bisognava imparare a leggerlo. E per leggerlo servivano parole, domande, spirito critico. Niente palloni, niente svaghi inutili: solo il giornale, ogni mattina, come una finestra spalancata sulla realtà. Il prof Migliozzi questo messaggio lo aveva capito fino in fondo. E aveva deciso di portarlo al “Foscolo”, in un territorio dove gli stimoli culturali non sempre bussano alla porta. Così nacque il Laboratorio di Giornalismo e con esso L’Indelebile: un nome che era già una dichiarazione d’intenti.
Perché certe esperienze, se sono vere, non si cancellano. In quel laboratorio la scrittura dialogava con la letteratura, la storia con la politica, l’attualità con la coscienza civile. Si parlava di ambiente, legalità, territorio. Ma anche di lavoro, violenza, femminicidio. Temi scomodi, certo. Ma necessari. Perché educare non è proteggere dal mondo: è fornire gli strumenti per attraversarlo.
Il giornale usciva davvero, veniva stampato, distribuito, arrivava perfino nelle edicole. E soprattutto arrivava nelle teste e nei cuori di studenti che scoprivano di avere una voce. E una responsabilità. Ho avuto anch’io la fortuna di essere suo alunno. E poi, più avanti, suo compagno in qualche avventura politica, di quelle fatte più di ideali che di risultati. Da lui ho imparato che l’impegno non è una posa, ma una postura dell’anima. Che la politica, come il giornalismo, o è servizio o è rumore.
E che insegnare significa, prima di tutto, credere nei ragazzi anche quando loro fanno fatica a credere in sé stessi. L’Indelebile vive ancora oggi, grazie alla professoressa Genovina Palmieri e a una redazione di studenti motivati che continuano a scrivere, intervistare, disegnare vignette, fare domande. È forse questo il lascito più grande di Antonio Migliozzi: aver dimostrato che un buon insegnante non lascia orfani, ma semina eredità.






