La sentenza: «Cartelle idriche scadute». Batosta per il Comune di Teano che soccombe davanti al Giudice di Pace
La domanda è: ma quanti cittadini hanno eseguito pagamenti non dovuti per cartelle idriche simili?
TEANO (Elio Zanni) – Un caso che definire clamoroso è poco: il Comune di Teano incassa una dura sconfitta giudiziaria davanti al Giudice di Pace. Un caso che solleva pesanti interrogativi sulla gestione della riscossione dei tributi e sulla tutela dei diritti dei cittadini. Al centro della vicenda, alcune cartelle di pagamento relative al servizio idrico del 2021, risultate ormai “scadute” e prive di valore legale.
Tutto ha inizio quando un cittadino, ricevuta la pretesa di pagamento per l’acqua, ne contesta la legittimità. Nonostante le evidenze, gli uffici comunali hanno scelto la linea dura, negando ogni errore e costringendo il contribuente a rivolgersi alla giustizia. Persino durante un Consiglio comunale esponenti della maggioranza ebbero ad obiettare nei confronti di eventuali avvocati che in città si fossero azzardati a mettere in dubbio la validità delle cartelle idriche. E infatti, manco a dirlo, il Comune si è costituito.
Ma il risultato del giudizio è stato netto: il Comune di Teano ha perso la causa. Il Giudice di Pace non solo ha annullato il debito – una cifra sotto i mille euro – ma ha anche condannato l’Ente al pagamento delle spese di giudizio. Il motivo? Le cartelle erano effettivamente inutilizzabili. Il sollecito di pagamento era del 4 dicembre 2024, la notifica del 15 maggio 2025 per il ruolo del 2021.
La vittoria legale – come confermato dal cittadino e dall’atto pubblico che pure abbiamo avuto occasione di verificare – porta la firma dell’avvocato Carlo Cosma Barra, del foro di Santa Maria Capua Vetere. Il legale, di Teano, è riuscito a dimostrare con estrema chiarezza l’infondatezza della pretesa del Comune: le fatture presentate non avevano, di fatto, alcun titolo esecutivo. Una “svista” tecnica che però pesa enormemente sulle casse pubbliche e sulla credibilità dell’amministrazione. Il Comune deve pagare spese di giudizio, compensi e bolli.
In una comunità che aspira a definirsi civile, un episodio del genere – che potenzialmente riguarda una platea di utenti molto più ampia del singolo ricorrente – dovrebbe innescare un terremoto politico. Invece, lo scenario che si profila è il solito “scaricabarile”. In casi come questi la sensazione più brutta per il povero cittadino è che ci sia solo il Giudice dalla sua parte, invece che il suo stesso Comune o l’Amministrazione comunale.
È facile prevedere che la politica locale tenterà di declinare ogni responsabilità, puntando il dito esclusivamente contro gli uffici tecnici e i loro responsabili. Un paradosso che vede i decisori politici pronti a rinnegare persino i propri indirizzi pur di uscire indenni dal polverone.
Resta da vedere se il tema verrà affrontato con la dovuta trasparenza nelle prossime sedute di Consiglio Comunale o se si preferirà il silenzio, sperando che i cittadini non si accorgano che, a causa di una gestione superficiale, l’intera collettività finirà per pagare le spese legali di errori evitabili.






