Giudiziaria

Camorra e Appalti in Comune. In aula le rivelazioni dei Ros: caso “Medea” intrecci tra politica e imprenditori vicini al clan

Le difese hanno sollevato eccezioni sulla utilizzabilità delle intercettazioni provenienti dall’indagine “Medea”

CALVI RISORTA / SANTA MARIA CAPUA VETERE (Elio Zanni) – Udienza numero 9 nell’aula n.1 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Siamo a pochi minuti dopo 12.30 quando, oggi 3 febbraio 2026, dinanzi alla terza sezione, si entra nel vivo processo che vede alla sbarra l’ex sindaco di Calvi Risorta, Giovanni Rosario Lombardi, e altri 12 imputati, tra cui esponenti politici, tecnici e noti imprenditori, tra cui Raffaele Pezzella e Piero Cappello. Tanta roba, veramente.

E stavolta, al centro dell’udienza c’è niente poco di meno che: la deposizione chiave del tenente colonnello Francesco Cardetta, ex comandante dei Ros di Caserta, che nel corso del suo lavoro ha ricostruito la fitta rete di contatti tra colletti bianchi e l’imprenditoria vicina alla criminalità organizzata.

Secondo quanto riferito dall’ufficiale davanti al collegio presieduto da Luciana Crisci, l’indagine affonda le radici nell’operazione “Medea” (2011-2014), che svelò la simbiosi tra il clan dei Casalesi e un gruppo di imprenditori definiti dai collaboratori di giustizia come i veri e propri «bancomat del clan».

Protagonista della deposizione è la figura di Raffaele Pezzella. «Monitorammo i suoi spostamenti e le sue conversazioni – ha spiegato Cardetta – scoprendo un legame privilegiato con la Provincia di Caserta e canali diretti in Regione Campania per il settore degli appalti pubblici, in particolare per il ciclo integrato delle acque». Per sfuggire ai controlli, Pezzella e l’imprenditore Tullio Iorio avrebbero utilizzato i cosiddetti “citofoni”: telefoni dedicati intestati a cittadini stranieri, usati esclusivamente per coordinare incontri quotidiani e spartizioni d’affari nel settore edilizio.

Il colonnello ha poi delineato il profilo di Piero Cappello, ex presidente del Consorzio Asi, i cui contatti con Pezzella e Iorio sono emersi durante specifici servizi di appostamento. La deposizione avrebbe evidenziato come Cappello potesse essere in contatto anche con Giuseppe Fontana, soggetto ritenuto vicino al boss Michele Zagaria.

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