Cronaca bianca

Le tre Diocesi da Francesco: l’omaggio del vescovo Giacomo e don Luigi alle spoglie del Santo ad Assisi

La grandezza di Francesco: dopo otto secoli, continua a parlare all’uomo contemporaneo con la forza rivoluzionaria dell’umiltà

TEANO (ez) – In un’atmosfera di spiritualità e commozione, il cuore del francescanesimo ha vissuto ieri, 22 febbraio 2026, una pagina destinata a restare impressa nella memoria collettiva dei fedeli. Nella solennità della Basilica Papale di San Francesco in Assisi, avvolta dal silenzio orante di migliaia di pellegrini, Monsignor Giacomo Cirulli, Vescovo di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in occasione dell’ostensione straordinaria delle spoglie mortali del Poverello.

Non poteva mancare a questo importantissimo momento, il primo della storia delle reliquie, il vicario generale delle Diocesi unite, l’amato don Luigi Gennaro De Rosa. Questo evento di grazia, concesso per decreto del Romano Pontefice nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario del Transito di San Francesco, ha trasformato la cripta del Sacro Convento in un ponte ideale tra il cielo e la terra, permettendo ai fedeli di accostarsi con lo sguardo e con il cuore alle spoglie di colui che fece della propria vita un Vangelo vivente. Durante l’omelia, ispirata dalla liturgia della prima domenica di Quaresima, Monsignor Cirulli ha saputo tracciare un parallelo di rara intensità tra le tentazioni di Gesù nel deserto e l’esperienza esistenziale di Francesco.

Il Vescovo ha evidenziato come il Santo, nel suo cammino di spogliazione e di sequela radicale, abbia saputo resistere alle lusinghe del mondo coniugando un ascolto incessante della Parola con una testimonianza autentica, declinata attraverso i pilastri di povertà, castità e obbedienza. In un momento di altissima intensità emotiva, proprio dinanzi ai resti mortali del Patrono d’Italia, il presule ha elevato un’accorata preghiera di intercessione, affidando a Francesco non solo il clero e i fedeli delle tre comunità diocesane campane, ma soprattutto il delicato cammino sinodale che le diocesi stanno percorrendo nell’unione in persona Episcopi.

È stato un richiamo potente all’unità e alla carità, un invito a riscoprire in quelle ossa cariche di storia la freschezza di un messaggio che, dopo otto secoli, continua a parlare all’uomo contemporaneo con la forza rivoluzionaria dell’umiltà e della pace.