Rifiuti, la Provincia annuncia un Piano (con 3 anni di ritardo), ma ignora la “soluzione Salerno” per i comuni saturi
La richiesta della Comunità “Laudato Sì”: bloccare subito le nuove autorizzazioni nelle zone a dominanza naturalistica, senza attendere i tempi lunghi della Vanvitelli e tutelate subito 29 comuni alto-casertani
TEANO / CASERTA / COMUNI CASERTANI (Fernando Zanni) La Provincia di Caserta annuncia con un Post su Facebook una “stretta sui nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti” e trasmette all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, appositamente incaricata, un Atto di Indirizzo politico-programmatico per la redazione del piano che dovrà individuare le aree idonee e non idonee ad ospitare questi impianti.
Un annuncio sicuramente positivo, che arriva però con tre anni di ritardo rispetto agli impianti per il trattamento di rifiuti speciali e di un ritardo molto più consistente per gli impianti di trattamento dei rifiuti urbani.
L’obbligo di approvare il piano provinciale di individuazione dei siti idonei e non idonei, previsto già dall’art. 197 del TUA (il decreto legislativo n. 152/2006) e che avrebbe dovuto già concretizzarsi nel Ptcp (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), è confermato dalle competenze regionali per la regolamentazione della gestione dei rifiuti con l’approvazione del PRGRU (Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani) e con l’aggiornamento del PRGRS (Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Speciali), che prevedono i criteri generali per l’individuazione dei suddetti siti.
Il letargo della Provincia e la valanga di nuovi impianti trattamento rifiuti

Orbene, il suddetto Piano provinciale avrebbe dovuto rappresentare lo strumento fondamentale per governare il territorio della provincia di Caserta, prevenire conflitti e garantire una distribuzione razionale degli impianti. Invece, per molti anni, la Provincia è rimasta senza una pianificazione, mentre continuavano a presentarsi tante, troppe, proposte e richieste di autorizzazione per nuovi impianti di trattamento dei rifiuti alla Regione (ai sensi dell’art. 208 del TUA), attraverso le tristemente note Conferenze dei Servizi.
Quella strana autorizzazione a Campania Energia poi distrutta dal rogo…
Di più, la Provincia ha “autorizzato” impianti per il trattamento di rifiuti in regime semplificato , ex art. 216 del TUA (vale a dire senza acquisire alcuna autorizzazione), come quello di Campania Energia, poi distrutto dal famoso rogo, senza una attenta istruttoria e in violazione delle normative di settore, come ha deciso in via definitiva la Giustizia Amministrativa.
Oggi la Provincia parla di “stretta”, ma nei fatti siamo ancora alla fase preliminare: un atto di indirizzo politico rivolto all’Università incaricata di redigere il piano. Non una decisione operativa, dunque, ma l’avvio – tardivo – di un percorso che avrebbe dovuto essere già concluso da molto, molto tempo.
Eppure una soluzione per evitare almeno le situazioni più delicate era stata proposta da tempo ed è ancora , volendolo, percorribile e fattibile.
La proposta del 2025 per vietare nuovi impianti di rifiuti speciali

Nel mese di aprile del 2025 la Comunità “Laudato sì, Eco-Polis- Vulcano di Roccamonfina” con sede a Teano, aveva suggerito alla Provincia una misura semplice e immediatamente applicabile: stralciare dal futuro piano generale per il quale è stato incaricato il team tecnico dell’Università “Vanvitelli” almeno i Comuni che la programmazione regionale ( PTR nel 2008 e PRGRS nel 2022) ha inserito nei Sistemi Territoriali di Sviluppo a “dominanza naturalistica” e, dunque, assolutamente inidonei ad ospitare impianti di rifiuti speciali ( come previsto dal PRGRS) e approvare subito una deliberazione del Consiglio provinciale per vietare nuovi impianti di rifiuti speciali in quei Comuni.
Il “modello Salerno” avrebbe bloccato anche Gesia
Lo ha fatto con successo anche giudiziario la Provincia di Salerno, con la Deliberazione n. 20 del 2020 che ha, tra l’altro, con la stessa deliberazione individuato con immediatezza i livelli di saturazione industriale, delimitando e classificando i territori saturi.
Non si tratta per quanto riguarda la “dominanza naturalistica” di una piccola tutela. Stiamo parlando di 17 Comuni del Sistema di Sviluppo Territoriale A10 MATESE e 12 Comuni del STS MONTE SANTA CROCE, per un totale di 29 Comuni dell’Alto Casertano. Se la Provincia lo avesse fatto nel 2022, solo per fare un esempio, avrebbe bloccato sul nascere le aspirazioni della Gesia di costruire un grande impianto di rifiuti speciali pericolosi a Teano, in località ex ISOLMER tra l’altro vietato anche dal PTCP. Una scelta prudenziale e temporanea, che avrebbe garantito una tutela immediata delle aree più sensibili dal punto di vista ambientale delle “ aree interne”, senza attendere i tempi – inevitabilmente lunghi – per la redazione del piano complessivo.
Nello stesso tempo, come ha fatto la provincia di Salerno, avrebbe potuto già individuare anche i Comuni saturi.
Ma tant’è! Quella proposta, non è stata adottata, nonostante la richiesta della Comunità “Laudato Sì, del Comune di Teano e di decine di altri Comuni interessati dell’Alto Casertano.
Così oggi la Provincia annuncia una “stretta”, ma lo fa dopo anni di attesa e senza aver utilizzato nemmeno gli strumenti che erano già disponibili per proteggere i territori più fragili.
La questione non riguarda solo un ritardo amministrativo. Riguarda la credibilità della programmazione pubblica e, dunque, la sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale dell’intera filiera impiantistica dei rifiuti in Provincia di Caserta.
La pianificazione delle aree destinate agli impianti di trattamento dei rifiuti non è una formalità burocratica: è la scelta con cui si decide dove collocare attività industriali con impatti ambientali significativi, cercando di evitare concentrazioni e salvaguardare le aree di maggiore valore naturalistico, come serbatoi di biodiversità al servizio dell’intera regione Campania.
E dopo tanto ritardo… serve ancora tempo?
Per questo resta una domanda inevitabile: quanto tempo servirà ancora per arrivare a un piano vero e operativo? E soprattutto: nel frattempo, perché non si approva una delibera stralcio immediatamente efficace per vietare nuovi impianti di trattamento di rifiuti speciali in aree a dominanza naturalistica e per individuare i livelli di saturazione industriale, rendendo credibile subito la difesa della salute pubblica e dell’ambiente?






