IL Coraggio del Cambiamento… Le ragioni del “SI”
La posizione netta di Carlo Barra quale avvocato professionista e libero cittadino
TEANO / CASERTA / CAMPANIA / ITALIA – Il prossimo weekend si torna alle urne. Si chiude così una campagna referendaria confusa, a volte irritante, dai toni inutilmente inaspriti. È stata una stagione condotta, da una certa parte politica, più all’insegna dell’ideologia che del merito. Abbiamo sentito “No” a tutti i costi, opposizioni a prescindere e spettri del passato evocati con argomenti irragionevoli. Spesso, il pregiudizio verso i promotori ha prevalso sulla reale volontà di comprendere il quesito.
Sbaglia chi vuole dare una connotazione puramente politica a questa consultazione: qualunque sia l’esito, il Governo continuerà il proprio percorso fino alla fine del mandato. La normalità vorrebbe che ognuno di noi si fermasse a leggere il testo della riforma, svuotando la mente da ogni posizionamento di parte. Una scelta di coerenza e diritto. Personalmente, voterò e sosterrò le ragioni del Sì. Non lo farò per appartenenza, ma per coerenza. Lo farò con la stessa passione dello studente di Giurisprudenza che, anni fa, vedeva nella separazione delle carriere la naturale conclusione di un percorso iniziato con la riforma del 1988 e proseguito con il “Giusto Processo” del 1999. Il vero cuore della riforma è senza ombra di dubbio la “Separazione delle Carriere”.
La distinzione tra magistratura inquirente e giudicante non è un capriccio, né un attacco all’autonomia dei giudici. È l’architrave mancante per dare pieno compimento all’Articolo 111 della Costituzione. È il superamento definitivo del sistema inquisitorio dove il Giudice, così come avveniva ad esempio nelle vecchie Preture, svolgeva contemporaneamente la funzione di cercare le prove per sostenere l’accusa, valutarle ed emettere la sentenza o di assoluzione o di condanna.
Se vogliamo un processo davvero “giusto”, il Giudice non può essere un “collega d’ufficio” del Pubblico Ministero. L’appartenenza a un ordine unico crea un legame organico che rischia di offuscare la necessaria terzietà. Chi giudica deve essere un arbitro equidistante: accusa e difesa devono trovarsi sullo stesso piano, senza aver condiviso la stessa carriera o lo stesso sindacato. Votare Sì significa anche dire basta al logorio del correntismo, un vero e proprio sistema politico che soffoca la magistratura. L’introduzione del sorteggio per la composizione del CSM non è una svalutazione del merito, ma l’unico antidoto per restituire dignità all’istituzione.
Un membro del CSM sorteggiato non deve la sua posizione a un pacchetto di voti: risponde solo alla legge. Chi grida all’incostituzionalità del sorteggio ignora che questo strumento è già presente nel nostro ordinamento:
• Art. 90 Cost.: Per la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica.
• Corti d’Assise: Per la selezione delle giurie popolari.
• Commissioni d’Esame: Già utilizzato dal CSM per l’accesso alla magistratura.
Se il sorteggio garantisce la terzietà del cittadino che giudica, perché non dovrebbe garantire l’autogoverno di chi amministra la giustizia?
Smontiamo i falsi miti: Il fronte del No paventa il rischio che il PM finisca sotto il controllo del Governo. È un falso problema. La riforma non sposta il PM nell’alveo dell’esecutivo, ma crea due CSM distinti, entrambi con le medesime garanzie costituzionali di autogoverno.
Allo stesso modo, la critica sulla presenza dei membri “laici” cade davanti ai numeri: il rapporto tra membri scelti dal Parlamento (1/3 sul totale) e quelli scelti dagli stessi giudici tra i togati (2/3) rimane bilanciato a favore di questi ultimi, sotto la presidenza del Capo dello Stato. L’indipendenza rimane intatta; non esiste alcun passaggio di gerarchia verso il Ministero della Giustizia.
Un altro punto di rottura fondamentale con il passato è l’istituzione dell’Alta Corte di Giustizia. Oggi, il potere disciplinare sui magistrati è esercitato da una sezione interna al CSM: in sostanza, i magistrati giudicano i propri colleghi.
Votare Sì significa sostenere la nascita di un organo terzo e indipendente, esterno ai due nuovi CSM, che si occupi esclusivamente degli illeciti disciplinari. Perché è necessaria? Per garantire che il giudizio sull’operato di un magistrato non sia influenzato da dinamiche di corrente o da rapporti di vicinanza associativa.
Anche qui, la Costituzione rimane il faro. L’Alta Corte non sarà un tribunale politico, ma un organo di alta garanzia giuridica, composto da membri estratti a sorte tra professori universitari di materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio, oltre ai membri togati il cui numero sarà prevalente rispetto agli altri.
Si tratta dell’ultimo tassello per una giustizia che non sia solo “giusta” nel processo, ma anche trasparente e responsabile nel suo autogoverno. In quasi tutte le democrazie liberali mature, la distinzione tra chi accusa e chi giudica è un dato di fatto. Il 22 e 23 marzo abbiamo l’occasione di chiudere una stagione di rinvii. Possiamo scegliere di restare fermi a guardare il passato, o completare quel percorso di libertà iniziato trent’anni fa.
Un ultimo sguardo alla Costituzione rivela come essa sia stata modificata ripetutamente in quasi tutti i settori, con l’eccezione della magistratura. Si argomenta spesso che i Padri Costituenti volessero Giudici e PM uniti; tuttavia, è interessante notare come questo appello alla volontà originaria non sia stato invocato per ostacolare altre riforme radicali: dalle autonomie locali alla potestà legislativa regionale, dalla prevalenza del diritto europeo sulla Carta stessa, fino al superamento dello Stato interventista e all’introduzione del pareggio di bilancio.
Va inoltre osservato che i Costituenti operavano in un contesto dominato dal processo inquisitorio e dai codici di epoca fascista. Anche i modelli culturali di riferimento delle componenti progressiste (sovietiche e socialiste) e di quelle cattoliche erano di stampo inquisitorio, mentre la cultura del processo accusatorio era ancora di là da venire. Ebbene, oggi la parità tra accusa e difesa, necessaria per attuare quel “giusto processo” enunciato dalla Costituzione, sono diventati conquiste civili pacifiche e irrinunciabili per un ordinamento che sia veramente moderno.
Io scelgo la coerenza. Io scelgo il diritto. Io voto Sì.
[avv. Carlo Cosma Barra]






