Politica

Referendum sidicino? Uno scarto ridicolo tra Sì e No: siamo all’equilibrio imperfetto

Una città spaccata a metà, chi lo avrebbe mai detto. Ma allora il il re è nudo senza i grandi elettori…

TEANO (EZ) – Referendum costituzionale, il Sì e il No, il dato di Teano: un “equilibrio imperfetto” con soli circa quattro punti di differenza tra le opposte tesi. Anche nel paese della lista civica al governo protempore della città, nata teoricamente su base politica Pd (teoricamente, almeno in termini di denominazione e non certo di comportamento e contenuto), vince il No alla proposta di riforma, con il 52,05 per cento.

Una percentuale che però non spaventa i fautori della riforma stessa, visto che il dato del Sì si è fermato pochissimo più sotto, ossia al 47,97 per cento. Uno scarto minimo, che deve far riflettere la città. Volendo dare per forza una colorazione al voto, si direbbe che i teanesi, se lasciati liberi di votare come vogliono, senza pressioni e senza “porta a porta”, siano divisi in due opposte fazioni: centrodestra e centrosinistra. E, quindi, si potrebbe quasi dire che il centrodestra abbia avuto un risultato sorprendente.  

Peccato che si tratti di un “equilibrio imperfetto” perché, altrimenti, il dato suggerirebbe una situazione aulica: che viviamo in un tempo nel quale i teanesi, così posizionati, potrebbero capovolgere le sorti politiche della città in qualsiasi momento. Il massimo della democrazia. In pratica, invece, tutto dipende da quale lato si spostano i “grandi elettori”, i detentori di grossi bacini di consensi. Consensi che non sono tali in senso ideologico, ma solo merce di scambio per favori fatti, promessi, potenziali e sperati.

Ora, è anche vero che, almeno nell’area di centrodestra, si tendeva in fase pre-voto a scollegare il risultato ipotetico dalle appartenenze politiche. Ed è anche vero che non c’è stato un gran lavorio da parte di Lega Teano e la virtuale Forza Italia Teano per orientare localmente parlando gli elettori; tanto per usare un eufemismo e non parlare di zero assoluto. Di fatto, gli unici che si sono visti in piazza sono stati gli attivisti di Fratelli D’Italia; tra l’altro al netto dello zoccolo duro. Ma se proprio, con una forzatura, volessimo accostare i vertici della maggioranza consiliare (visti a più di un gazebo del No) a parte degli esponenti della minoranza visti a sponsorizzare fieramente il Sì, bisognerebbe onestamente ammettere che lo scarto tra minoranza e maggioranza è stato veramente piccolo; anzi, ridicolo.

Le percentuali ingannano e il vero risultato lo si capisce meglio con i numeri. La differenza tra un ipotetico centrodestra del Si e un centrosinistra del No che ha vinto, è di soli 195. Meno di duecento elettori, ma vi rendete conto? Va anche detto che proprio a Teano il Pd (che esiste solo in termini di denominazione) si è presentato al voto diviso, seguendo la scelta dell’europarlamentare sidicina Pina Picierno di sponsorizzare la riforma, in netta contrapposizione con il suo riferimento nazionale, Elly Schlein. Questo per dire che, oltre alle due sponde centrodestra-centrosinistra, a Teano esiste da sempre una terza area, composta da un mix di scontenti, persone che votano raramente, fuoriusciti e da chi mantiene semplicemente le distanze dai due schieramenti principali, di chi sta per i fatti suoi, di chi schifa proprio il seggio elettorale «perchè tanto non cambia mai niente».

È un secondo ago della bilancia elettorale sidicina. Gente che assieme ai compaesani definibili “grandi elettori” riescono determinare ogni volta le sorti del rinnovo del Consiglio comunale. Per il referendum le grandi e spesso indebite pressioni non ci sono state, i due “contrappesi” hanno lavorato poco o niente, ed ecco che ne è uscita fuori una città spaccata quasi perfettamente in due, come una mela.