Giudiziaria

Muore paziente scatta maxi risarcimento. Ospedale dovrà pagare 2milioni ai parenti

La vittima, un paziente di 74enne ricoverato più volte per fratture e per patologie preesistenti, tra cui una cirrosi epatica e una fibrillazione atriale

CRONACA GIUDIZIARIA – Si è conclusa con una condanna definitiva la vicenda giudiziaria relativa alla morte di un uomo, deceduto nel 2019 dopo un periodo di ricovero presso l’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto le richieste dei familiari e ha condannato la struttura sanitaria al pagamento di un risarcimento complessivo superiore a 1,7 milioni di euro, comprensivo di capitale, spese legali e interessi.

La difesa degli eredi è stata condotta dagli avvocati Marcello Bianco e Nicola Aurora, con il supporto tecnico della società Metis Risarcimenti, con sede ad Aversa, specializzata in contenziosi per responsabilità medica. L’azienda ospedaliera ha sollevato eccezioni preliminari, tra cui la presunta irregolarità nella formazione del collegio peritale, ma il tribunale le ha respinte in quanto ritenute infondate o comunque sanate nel corso del procedimento.

Il procedimento, iscritto a ruolo nel settembre del 2024, si è concluso l’11 marzo 2026 con una sentenza ormai passata in giudicato. I giudici hanno accertato la responsabilità civile dell’ospedale in relazione al decesso dell’uomo, avvenuto il 23 settembre 2019. La vittima, un paziente di 74 anni, era stata ricoverata più volte tra agosto e settembre di quell’anno per una serie di fratture e per patologie preesistenti, tra cui una cirrosi epatica e una fibrillazione atriale.

Secondo la ricostruzione accolta in tribunale, il paziente contrasse durante il ricovero una grave infezione nosocomiale, causata da batteri quali acinetobacter baumannii e pseudomonas aeruginosa. L’infezione non fu adeguatamente trattata con tempestive terapie antibiotiche. I sanitari, inoltre, non avrebbero garantito le necessarie condizioni di sterilità e non avrebbero adottato protocolli idonei a prevenire le infezioni correlate all’assistenza. Il paziente fu dimesso contro il parere dei medici il 23 settembre 2019 e morì poche ore dopo a casa.

La consulenza tecnica disposta nel corso del procedimento ha accertato che l’infezione contratta in ospedale fu la causa determinante del decesso. I periti hanno rilevato la mancata prescrizione di terapie antibiotiche, la sottovalutazione di alcune lesioni e l’assenza di documentazione relativa all’adozione di specifici protocolli per il controllo delle infezioni ospedaliere. La struttura sanitaria, secondo i consulenti, non ha dimostrato di aver messo in atto tutte le misure richieste allo stato dell’arte per ridurre il rischio di infezioni.

Il tribunale ha quindi riconosciuto il diritto dei familiari a due distinte voci di risarcimento. Da un lato, il danno da perdita del rapporto parentale per la moglie e per le quattro figlie, liquidato in somme comprese tra circa 294.000 e 352.000 euro per ciascuna. Dall’altro lato, il danno biologico terminale, pari a poco più di 60mila euro, trasmesso agli eredi per le sofferenze fisiche patite dalla vittima nel periodo compreso tra il ricovero e il decesso. Non è stato invece riconosciuto il danno morale terminale, poiché i consulenti hanno escluso che il paziente fosse stato cosciente e consapevole dell’imminenza della propria morte. L’Azienda Ospedaliera di Caserta è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e delle spese della consulenza tecnica.