Cronaca nera

L’urlo di un padre: «Non mi chiamo Marco se non otterrò giustizia per Vincenzo»

Lo straziante messaggio vocale di Marco Iannitti agli amici del figlio: tra la sete di verità e la richiesta di un abbraccio collettivo per il ventenne di San Castrese

SESSA AURUNCA (ez) – È ben più, secondo me, di un messaggio vocale quello che sta circolando di chat in chat, tra gli amici di San Castrese e l’intera comunità di Sessa Aurunca. È un lamento straziante, un grido di dignità e una promessa solenne. Marco Iannitti, il padre di Vincenzo – il ventenne brutalmente ucciso e ritrovato nel cavedio dell’abitazione del suo presunto migliore amico – ha rotto il silenzio con un audio WhatsApp che ha commosso l’intera provincia. ASCOLTA LA VOCE DEL PADRE DI VINCENZO

Con la voce spezzata dal pianto, ma ferma in una determinazione incrollabile, Marco non accetta il passato. Per lui, Vincenzo è ancora lì. Parla di lui al presente, come se il tempo si fosse fermato a prima di quella notte maledetta.

La promessa di un padre e l’ombra del “mostro”

Il dolore si mescola alla rabbia nelle parole di un uomo a cui è stato strappato il futuro. Il riferimento è a Victor, il giovane che ha confessato l’omicidio dopo aver condiviso con la vittima anni di amicizia.

«Adesso voi dovete fare una sola cosa, ricordare Vincenzo, perché è speciale. Verrò a scoprire perché è successo questo. Non mi chiamo più Marco se non scoprirò perché questo mostro ha ucciso mio figlio»

Parole durissime, cariche di una “santa rabbia”, che chiedono verità su un gesto che appare oggi privo di ogni logica umana. Marco non cerca vendetta, cerca giustizia, quella vera, che passi attraverso la comprensione di un male così profondo. ASCOLTA LA VOCE E IL MESSAGGIO DEL PADRE DI VINCENZO

L’appello alla comunità: «Che sia l’applauso più grande della storia»

Mentre i preparativi per l’estremo saluto sono in corso, la famiglia Ianniti non chiede fiori o silenzi rituali, ma una manifestazione d’amore senza precedenti. L’appello di Marco agli amici del figlio e a tutti i cittadini è un invito a trasformare il dolore in un abbraccio collettivo che superi i confini del mondo terreno: Unire il paese: Riempire le strade per non lasciare sola la famiglia. Un applauso verso il cielo: Un fragore che arrivi fino a Vincenzo, per fargli sentire quanto fosse – ed è – amato. Il ricordo della “Specialità”: Onorare un ragazzo che tutti descrivono come unico.

«Vi chiedo di mandare Vincenzo in cielo con l’applauso e l’amore di tutti voi, perché lui vi vuole bene».

È un dolore collettivo

La frazione di San Castrese è oggi un luogo sospeso, dove il silenzio delle strade è rotto solo dal suono di quel messaggio vocale che continua a girare, unendo sconosciuti nel medesimo sgomento. La confessione del colpevole ha chiuso il cerchio delle indagini, ma ha aperto una ferita sociale che solo la solidarietà potrà provare a lenire. Il giorno dei funerali non sarà solo l’addio a un ventenne, ma la risposta di un intero territorio al grido di un padre: giustizia e amore, affinché l’ultimo viaggio di Vincenzo sia accompagnato dal boato di una comunità che non dimentica.