Curiosità

La vita meravigliosa di Caterina Buco: un secolo di Amore, Terra e Memoria

«Ho coltivato la terra, mangiato genuino e amato solo il mio Michele: così sono qui, con la pace nel cuore»

ROCCAMONFINA (Anna Izzo) –  Nel giorno dello straordinario traguardo dei cento anni, circondata dall’affetto dei suoi adorati figli Rosetta e Vincenzo, la dolce Caterina ha ripercorso le tappe più significative della sua lunga esistenza. Una vita trascorsa nella frazione Filorsi di Roccamonfina, radicata nell’amore per i genitori Emilio Buco e Maddalena Iannone e nel legame indissolubile con il marito Michele Iannalfo.

“Zia Caterina” ha voluto regalare ai lettori i suoi ricordi, svelando con grazia e semplicità il segreto di una longevità vissuta in piena salute:

“Fin da ragazza ho accudito la casa, coltivato la terra e portato al pascolo il gregge, come facevano tanti miei compaesani. Questo mi ha permesso di mangiare cibi genuini, bere un buon bicchiere di vino, gustare dolci fatti con le mie mani e una tazzina di caffè. Ortaggi, verdura, formaggi, frutta e poca carne sono ancora oggi gli alimenti che consumo, grazie a mia figlia Rosetta che li cucina con cura.”

Il racconto si fa poi toccante quando sfiora gli anni bui della guerra:

«In famiglia abbiamo patito la fame. ci rifugiavamo nelle grotte e nelle masserie per scampare alla furia dei tedeschi. Provo ancora paura nel ricordare un episodio terribile: mentre andavo a lavorare nei campi, un soldato cercò di farmi del male, ma la zappa usata come difesa e le mie urla mi salvarono».

Non manca lo spazio per il romanticismo, con il racconto della storia d’amore con l’amato Michele. «Mia madre inizialmente si oppose perché tra noi c’erano dodici anni di differenza. Per farmelo dimenticare mi mandò in Svizzera, dove rimasi per tre anni, ma nonostante la lontananza continuai a sognare il mio Michele.

Al mio ritorno al paesello, il nostro amore si rinsaldò, convincendo infine anche mia madre. Un giorno, per sfuggire al controllo di mamma, Michele si nascose sotto un cumulo di foglie per potermi parlare: quando sbucò fuori dal fogliame, non sapevo se ridere per la gioia o piangere per lo spavento! È stato un bravo marito e un padre accorto, non si è mai risparmiato nel lavoro dei campi per non far mancare nulla alla famiglia».

Con un pizzico di ironia, alla domanda se avesse avuto altri pretendenti, Caterina risponde prontamente in dialetto roccano: «I tiempi erano malamente, non me mettevu ri cani appriesu che voleanu sulu ruspà, sulu Michele aggiu vulutu» (I tempi erano difficili, non mi mettevo certo dietro ai “giovani” che volevano solo divertirsi, ho voluto solo Michele).

Oggi Caterina, cristiana praticante che ama guardare la TV e ricevere le visite del parroco, esprime un desiderio semplice e profondo: continuare a stare all’aria aperta, guardare i suoi castagneti, i fiori e gli animali, circondata dai figli. Per lei, vivere significa essere una cosa sola con la natura.

Prima di congedarsi, la centenaria ha voluto lasciare un messaggio prezioso ai giovani, riflettendo sui tempi moderni: «Non fate i cattivi, vi dovete voler bene».

Grazie, zia Caterina. Che il Signore ti conservi in questa splendida salute per molti anni ancora. Auguri di cuore!