Dopo IL MILIONE per il depuratore di CAIAZZO, altri 192 MILA EURO da TEANO all’imprenditore accusato dal boss pentito di rapporti con Zagaria e poi ASSOLTO
Tutto legittimo. C’è un’assoluzione in primo grado – non abbiamo notizie di un eventuale processo in Appello – che lo certifica. Ma c’è un problema cronico negli appalti casertani che, di certo, non nasce oggi
TEANO – Come è spesso avvenuto nelle gare gestite dalla centrale appalti della Cuc Nolana, si è chiusa nell’assenza di competizione la procedura negoziata senza bando indetta dal comune di Teano e, come detto, data in gestione dalla centrale di committenza nolana, tanto apprezzata dai sindaci casertani, per l’affidamento triennale del servizio di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto di depurazione comunale in località Pastene. L’unica a presentare un’offerta è stata, ancora una volta, la Etica Spa, con sede legale ad Assemini, in provincia di Cagliari.
Secondo il verbale di gara numero 3 del 17 aprile 2026, l’aggiudicazione è avvenuta per un importo complessivo di 192.513,66 euro, a fronte di un valore a base d’asta di 213.495,59 euro. Il ribasso percentuale unico offerto è stato del 10%, ben più alto rispetto al caso di Caiazzo (dove si fermò all’1%), ma con una una cosa in comune: nessun altro concorrente. Un qualcosa che, non ne hanno certo colpa quelli di Etica, non è mai un buon segnale rispetto al concetto di concorrenza tra imprese.
La Commissione giudicatrice, presieduta da Giuliana Ercolini, ha attribuito all’offerta tecnica della società un punteggio di 48,50 su 70. All’offerta economica, invece, sono stati riconosciuti 30 punti su 30, per un totale di 78,50 su 100. Un punteggio economico perfetto, probabilmente perché è stato l’unico proposto.
LA STORIA DI ETICA, CHE FU ENTEI
Sulla carta, la Etica Spa – già nota in passato come Entei – fa capo all’avvocato napoletano Carlo Russo, legale rappresentante della società. Ma la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, in diverse inchieste, ha più volte sostenuto che il vero dominus fosse invece Antonio D’Amico, imprenditore ottantenne già finito al centro di indagini sui rapporti tra imprese e clan dei Casalesi.
D’Amico, come già documentato quando scrivemmo del caso di Teano, venne indagato nell’inchiesta sugli interessi del clan Zagaria nel settore dei rifiuti, assieme a Giuseppe Carandente Tartaglia, quest’ultimo condannato nel 2021 a sette anni per concorso esterno. Un rapporto ritenuto così stretto da portare la prefettura di Napoli a interdire una delle società riconducibili a D’Amico, la IBI, quella che costruì l’impianto rifiuti di Chiaiano.
IL SEQUESTRO E L’ASSOLUZIONE
Nel gennaio 2024, la Etica Spa venne sequestrata proprio su richiesta della DDA di Napoli, perché ritenuta nella disponibilità di Antonio D’Amico. Un colpo pesante, che sembrava destinato a bloccare l’operatività dell’azienda.
Ma nell’ottobre dello stesso anno, il Tribunale di Napoli ha assolto l’imprenditore dalle accuse di reati ambientali e, soprattutto, dall’aggravante di aver favorito la criminalità organizzata. Una sentenza che ha smentito le parole di alcuni pentiti di camorra, tra cui Gaetano Vassallo che, ai pm antimafia, dichiarò nel 2008 che “Antonio D’Amico e Giuseppe Carandente sono in rapporti con Pasquale Zagaria, fratello di Michele“. Una tesi che, evidentemente, non ha resistito in tribunale.
TUTTO LEGITTIMO, MA C’E’ UN PROBLEMA
Non c’è dubbio che la gara sia legittima, come sia corretto che una ditta, emersa in maniera pulita dall’inchiesta, partecipi e vinca appalti come questi. Ma, ripetiamo, come nel caso di Caiazzo, esiste un problema storico di questa provincia: le gare in solitaria. Appalti che non rispettano il principio concorrenziale. Lo scriviamo ancora una volta: non è certo una colpa imputabile a D’Amico, a Russo o ai tecnici di Etica, ma il concetto, che esprimiamo oggi come lo facciamo per tanti articoli, resta lo stesso: non c’è gara vera quando non c’è un vero mercato. LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE DELLA NOSTRA REDAZIONE CENTRALE DI CASERTA






