Cronaca nera

Omicidio Mollicone, forti dei risultati della perizia balistica i familiari chiedono ora la riesumazione della salma di Santino Tuzi

Eccoli: Anomalia sulla traiettoria del proiettile, strana posizione dell’arma dopo lo sparo (appoggiata sul sedile dell’automobile), insanabili contrasti

TEANO / ARCE (Cronaca Nera – Redazione di Teano) – Omicidio Mollicone. Come preannunciato su questo giornale 6 giorni fa, ossia il 23 aprile 2026, sono state resi noti i risultati di nuovi accertamenti condotti su foto e video della pistola d’ordinanza rinvenuta accanto al corpo del vicebrigadiere Santino Tuzi. Come è noto, si tratta del carabiniere che nel 2008 dichiarò di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce il giorno della sua scomparsa ma che poi fu trovato morto l’11 aprile 2008 e ufficialmente archiviato come suicidio.

Una versione contestata dai familiari della povera Serena Mollicone, fino al punto da convincere gli stessi ad incaricare il perito balistico Dario Sangermano per l’esecuzione di nuovi accertamenti. Risultati che sono stati resi noti.

Ebbene, secondo quanto si apprenderebbe da fonti legali della famiglia, gli accertamenti tecnici avrebbero evidenziato “INSANABILI CONTRASTI” tra la dinamica dello sparo e la ricostruzione del suicidio finora cristallizzata negli atti. Gli esperti punterebbero su ANOMALIE NELLA TRAIETTORIA del proiettile e sulla POSIZIONE DELL’ARMA (sul sedile dell’auto), elementi che farebbero propendere per l’ipotesi di un omicidio.

Tutto questo, oltre ad altri particolari che non si sarebbe ritenuto di svelare, avrebbero convinto i Mollicone a chiedere la riesumazione. Vogliono che la salma sia analizzata con le più recenti tecniche e procedure. C’è chi pensa possano essere utili anche i sistemi di analisi con intelligenza artificiale. Riportiamo le parole ampiamente diffuse pronunciate dalla figlia di Santino, del carabiniere trovato morto, ossia Maria Tuzi: «Chiediamo che la salma di mio padre torni a parlare. Vogliamo che si faccia luce su ogni ombra, utilizzando le moderne tecnologie forensi oggi a disposizione». 

Tuzi, pochi giorni prima del decesso, aveva rivelato agli inquirenti di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce il giorno della scomparsa. La sua morte era stata archiviata come suicidio per depressione, una tesi a cui i familiari non hanno mai creduto.

L’omicidio di Serena è uno dei casi di cronaca nera più complessi e discussi della storia italiana recente. Il Delitto: Serena, 18 anni, scompare da Arce (Frosinone) il l’1 giugno 2001. Il suo corpo viene ritrovato due giorni dopo in un boschetto ad Anagni, con le mani e i piedi legati e un sacchetto di plastica intorno alla testa. La Pista della Caserma: Dopo anni di indagini infruttuose e il coinvolgimento iniziale di un carrozziere (poi scagionato), nel 2008 il brigadiere Santino Tuzi rivela agli inquirenti che la mattina della scomparsa Serena sarebbe entrata nella Caserma dei Carabinieri di Arce.

La Morte di Tuzi: Pochi giorni dopo aver reso questa testimonianza fondamentale, Tuzi viene trovato morto nella sua auto, colpito da un proiettile. Il caso fu archiviato come suicidio per motivi passionali, ma il legame temporale con le sue rivelazioni ha sempre alimentato sospetti.

I Processi: Le nuove indagini si sono concentrate sulla famiglia del maresciallo Franco Mottola, di Teano, allora comandante della caserma. Secondo l’accusa, Serena sarebbe stata aggredita all’interno della caserma, sbattuta contro una porta e poi uccisa per evitare che denunciasse un presunto giro di droga.

Nel luglio 2024, la Corte d’Appello di Roma ha confermato però l’assoluzione per i membri della famiglia Mottola e per gli altri carabinieri coinvolti, sentenza che ricalca il primo grado del 2022. La ricerca della verità giudiziaria resta, a oggi, ancora aperta e segnata da forti controversie.