Ha incassato incarichi pubblici per anni e ora fa satira sugli spettacoli. Caro Italo, te lo dicevo io…
Calenzo difende il lavoro culturale ma sorvola un punto: gli spettacoli li gestisce un assessore che non si è vista né sentita
SESSA AURUNCA (Tommasina Casale) – Ve lo avevo detto. E me lo sono tenuta per un po’, questa soddisfazione, aspettando il momento giusto. Eccolo. Il vicesindaco Italo Calenzo ha scritto un post per rispondere al manifesto fake che ha fatto il giro dei social, quello con Negramaro, Brignano, Caparezza e Gianni Morandi etc.. annunciati in cartellone a Sessa Aurunca.
Il post di Calenzo è arrivato, è giusto, è doveroso. Ma permettetemi di aggiungere quello che lui, per ovvie ragioni, non poteva scrivere. Chi ha confezionato quella bella trovata satirica è la stessa persona che per anni ha girato con incarichi pubblici in tasca in qualità di presidente di un’associazione cui erano stati affidati compiti di comunicazione istituzionale. Roba seria, pagata con i soldi di tutti.
Peccato che quella comunicazione si sia vista pochissimo. E quel poco che girava aveva sempre, in bella evidenza, il logo di un’altra sua attività mediatica privata. Capito il meccanismo? Il Comune paga e tu ti fai pubblicità gratis. Ma mica solo incarichi di comunicazione, stava ovunque, gestione del cinema Corso, Sessa Jazz, concorsi fotografici…e chi più ne ha ne metta. Se uno si mette lì con carta e penna e somma tutti gli incarichi ricevuti nel corso degli anni, viene fuori una cifra con diversi zeri. Non sono soldi suoi. Sono soldi nostri.
Calenzo difende il lavoro culturale fatto in questi anni, e fa bene. Ma c’è un punto che il vicesindaco sorvola, forse perché non è affar suo, letteralmente, il manifesto fake non parla solo di cultura. Parla di spettacoli. E gli spettacoli non li gestisce lui. Li gestisce un assessore. Un assessore che, durante tutta questa storia, non si è vista né sentita. Niente. Zero assoluto, e non è il gruppo musicale. Mentre Calenzo scrive e si indigna, lei è altrove, impegnata chissà in cosa. Magari a studiare il manifesto per capire se la riguardasse. Ha una delega, ha una sedia in comune, ha un ruolo.
Ma quando la situazione richiederebbe una parola, una presa di posizione, anche solo un misero comunicato, scompare con una naturalezza che, a questo punto, fa quasi tenerezza. Questa città merita persone che ci mettano la faccia sempre, non solo quando c’è una cerimonia con i selfie in rosa. E a chi ha pensato di fare il brillante con quel manifesto, la prossima volta, prima di fare satira sul menù, ricordati di chi ti ha pagato il coperto per anni.







