Inchieste Politica

Mago Otelma, viaggi nel tempo e doppi saldi: la creatività dell’Ufficio tecnico

“Al peggio non c’è mai fine”, ma poi siamo noi a controllare le carte. Allora dovrete pagarci invece di tentare la strada senza uscita della delegittimazione

TEANO (teanoce.it retenews24@gmail.com) – Mini inchiesta (a tempo perso) sull’Albo pretorio del Comune di Teano. Dunque, prima di iniziare le nostre letture online – come di solito si fa con un libro sulla spiaggia d’estate – eravamo sempre stati convinti che la burocrazia comunale fosse una materia grigia, noiosa, fatta di polvere e faldoni dimenticati. Ci sbagliavamo di grosso.

L’altro errore è pensare – ma questo lo fanno gli altri non noi – è che di pensare che tutto (nel bene e nel meno bene) sia veramente attribuibile all’attuale capo ufficio tecnico. Non è così, il capo non lavora da solo, operano lì dentro altri due colleghi di lunghissima esperienza e poi c’è una schiera di aiutanti, volenterosi e soprattutto consulenti esterni adeguatamente remunerati; almeno per quanto ne sappiamo.

E dunque, tra il serio e il faceto, andiamo avanti. Che nessuno si senta offeso ma leggendo le carte (pubbliche e pubblicate non inventate…) dell’Ufficio Tecnico – attirati da quel richiamo irresistibile che solo le determine pubbliche sanno esercitare – ci siamo resi conto di trovarci di fronte a un’opera d’arte d’avanguardia. Un mix tra il surrealismo, la fisica quantistica e il varietà. E la cosa più affascinante? Tutto questo accade nonostante il Municipio in questo periodo (ma avremo modo di riparlarne…) vanti un numero di consulenti paragonabile a quello del Pentagono.

Ed ecco i primi risultati. Si parte col botto: l’Ufficio Tecnico è riuscito ad abbinare un’Aua (Autorizzazione Unica Ambientale) a una pubblicazione di matrimonio. Un gesto d’amore d’altri tempi, verrebbe da dire. Manca solo il lancio del riso all’uscita dall’Ufficio protocollo: auguri e figli maschi!

Ma il vero capolavoro sta nella gestione del tempo. Dimenticate Einstein: qui si viaggia nel futuro con una disinvoltura da fare invidia al Mago Otelma e a Gennaro D’Auria messi insieme. Determina n. 187 del 17 ottobre: liquidata e pagata una fattura che… recava la data del 31 ottobre. Determina n. 147 del 2 settembre: pagata una fattura emessa il giorno dopo, il 3 settembre.

Parlare di semplici refusi o sviste, a questo punto, pare quasi riduttivo. Qui siamo chiaramente davanti a doti divinatorie di alto livello: si saldano i debiti prima ancora che i fornitori abbiano il tempo di fatturarli. L’efficienza del domani, oggi!

Se con le date si scherza con la relatività, con i numeri si rischia l’effetto “Gatto e la Volpe”. In un vortice di competenze incrociate che farebbe girare la testa anche a un revisore dei conti esperto, assistiamo a un valzer indimenticabile: Con la Determina n. 4 l’area Territorio affida lavori per 2.700 euro. Ci pensa l’area Infrastrutture a liquidare la somma con la Determina n. 116. Colpo di scena: l’8 agosto l’area Territorio ci ripensa e ripaga la stessa identica fattura già saldata dall’area Infrastrutture.

Risultato? Un doppio pagamento da manuale. E mentre a noi sorge un inevitabile e fortissimo mal di testa, la domanda sorge spontanea: “Ma voi veramente fate?”

“Al peggio non c’è mai fine”, ma chi guarda le carte, solo noi?

Il punto vero della questione non è nemmeno la svista in sé. Il dato sconcertante è che queste cose le notiamo noi, nel tempo libero, a titolo del tutto gratuito e per mero spirito civico, spulciando l’albo pretorio online. Dall’altra parte della barricata, invece, c’è un’intera macchina amministrativa: non parliamo solo dei consiglieri comunali, ma di quella fetta di apparato e di consulenti lautamente pagata per fare esattamente questo controllo. Nessuno vede? Nessuno legge? Tutti distratti?

Sia chiara una cosa: la nostra non è un’aggressione gratuita. Segnaliamo questi “fatti e misfatti” unicamente per invogliare chi di dovere ad alzare la soglia dell’attenzione, evitare che i soldi dei cittadini prendano direzioni “fantasma” ed evitare il ripetersi di simili figuracce.

Perciò, per favore, risparmiateci le solite accuse: non veniteci a dire che siamo “stampa ostile”, che soffriamo di “antimperialismo” perché qui ci simo fermati noi nel timore, nella paura, di dover scoprire che «al peggio non c’è mai fine».