«All’ombra dell’acero rosso»: l’incontro a Cellole col Pensiero e la Letteratura
Intorno al romanzo di Irene Conca, con gli interventi del sindaco Di Leone, degli assessori Seno e D’Onofrio e le analisi dei professori Parisi e Brasile
CELLOLE / TEANO (di Elio Zanni) – Doveva essere la presentazione di un libro: è stato un importante appuntamento culturale; anche grazie al parterre degli invitati. Cellole, lunedì 14 settembre 2026 alle ore 18.30, la Sala Conferenze della Casa della Cultura in Piazza Compasso ha ospitato la presentazione del romanzo “All’ombra dell’acero rosso” di Irene Conca, pubblicato da LuoghInteriori e vincitore del Premio Castello 2025. Con l’autrice c’era il sindaco, assessori comunali, professori-scrittori e il pubblico. Tanto pubblico, per un appuntamento formativo e non mangereccio, non disimpegnato o fatto di ricchi premi e cotillon.
Abbiamo avuto il piacere di leggere quel libro. L’opera affronta con estrema delicatezza e profondità il tema della «finitezza umana» attraverso la storia di Marco, un uomo immaginario ma mica tanto che, ricevuta l’improvvisa diagnosi di un cancro al polmone, decide di intraprendere un viaggio a ritroso nei punti salienti della sua vita.

L’autrice, una sorridente e riflessiva Irene Conca, originaria di Teano, laureata in Scienze Politiche con indirizzo Politico Internazionale presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, vanta un ricco percorso letterario costellato da premi e pubblicazioni (dal Concorso Letterario Comune di Cellole nel 1997 fino ai premi Dostoevskij e Maria Cumani Quasimodo nel 2024, oltre alla raccolta di racconti Butterfly del 2007). Irene ha ascoltato tutti con attenzione prima di svelare la sua personalissima chiave di lettura del libro: riflettere sulle cose della vita, anche le sorprese più dure, con serietà ma senza angoscia.
L’evento, promosso dal Comune di Cellole e aperto a tutta la cittadinanza, ha quindi visto in apertura i saluti istituzionali del sindaco Guido Di Leone, dell’Assessore all’Istruzione Emanuela Seno e dell’Assessore alla Cultura Fiore Renzo D’Onofrio, per poi lasciare spazio agli approfondimenti dei professori e scrittori Guido Lauro Parisi e Carmine Brasile insieme all’autrice.
Nel corso della serata, il professor Parisi ha sottolineato come basti leggere la prima pagina per cogliere la ricchezza lessicale e lo spessore culturale del libro, capaci di offrire profondi motivi di riflessione. Ha evidenziato come la scrittura fluida e leggera riesca a trasformare il dolore in una riflessione esistenziale, citando Giuseppe Berto e il suo romanzo “Il male oscuro” per mettere in contrapposizione l’angoscia mortale descritta da Berto con il tono riservato e discreto usato dall’autrice.
Parisi ha inoltre rimarcato la capacità della Conca di immedesimarsi nella psicologia maschile e la sua abilità nel creare immagini vive ed emozionanti, evidenziando lo stoico distacco con cui il protagonista affronta la fine senza cedere alla disperazione. Spaziando poi sul tema dell’invisibile e del dialogo tra scienza e spiritualità che supera il tabù della morte, ha infine citato “L’idiota” di Dostoevskij per analizzare il personaggio di Achille come simbolo dell’emarginazione della diversità.
Successivamente, il professor Brasile, dopo un’ampia panoramica del libro e dei suoi personaggi, si è soffermato sul tema della fede analizzando l’amicizia tra il protagonista e il gesuita Carlo – figura di prete autentico, pacato e fiducioso in un Dio paziente verso chi dubita. Brasile ha ricordato che la fede è spirito di domanda e ricerca e che, come recita un passo del romanzo, “la fede è affidarsi al buio”.
In conclusione, l’autrice Irene Conca ha spiegato di essere partita da una domanda personale a cui ha cercato di dare risposta, scegliendo di trattare la malattia e la morte con leggerezza, musicalità e cura del linguaggio, prendendo per mano il lettore per accompagnarlo nel viaggio accanto al protagonista senza angosciarlo, ma invitandolo a una serena riflessione.







