Una multa in Cassazione da 2mila euro per la querela dall’ex presidente dell’Asi a direttore Gianluigi Guarino
I commenti della Pignetti e di De Rosa
CASERTA (Cronaca Giudiziaria) – Il direttore di CasertaCE, Gianluigi Guarino, è stato condannato il 6 ottobre 2026, in via definitiva dalla Corte di Cassazione al pagamento di una multa di due mila euro per il reato di diffamazione a mezzo stampa.
La vicenda giudiziaria trae origine da un articolo pubblicato alcuni anni fa e riguardante presunte irregolarità relative a un’area dell’Asi di Caserta, in passato di proprietà della famiglia Pozzi.
La sentenza della Suprema Corte chiude così definitivamente il procedimento giudiziario nato in relazione a quell’articolo.
Sulla decisione sono intervenuti, con due distinti post, Raffaella Pignetti, già presidente dell’Asi di Caserta, e Raffaele De Rosa, dirigente facente funzioni del settore rifiuti del Comune di Caserta.
Pignetti ha commentato positivamente la decisione della Cassazione, anche in considerazione del fatto che era stata lei, all’epoca dei fatti, a presentare la querela che aveva dato origine al procedimento.
È intervenuto anche De Rosa, noto come Lello De Rosa, fratello di Marcello De Rosa. Il suo ruolo nell’amministrazione comunale casertana e le vicende che lo hanno interessato nel corso degli anni sono questioni che, per ragioni di stretta cronaca e in relazione al contenuto di questo articolo, non riteniamo necessario ripercorrere.
Riportiamo di seguito integralmente i due post pubblicati da Raffaella Pignetti e da Raffaele De Rosa, lasciando ai lettori la possibilità di conoscere direttamente le loro parole e i commenti alla sentenza della Corte di Cassazione.
Il post di Raffaella Pignetti
𝐋𝐚 𝐂𝐚𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐞𝐬𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐭𝐢
Con la sentenza n. 33817/2026, la Quinta Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione ha rigettato il ricorso di Gianluigi Guarino, rendendo definitivo il giudizio per diffamazione a mezzo stampa.
Nel confermare la condanna, i giudici parlano senza filtri:
Una “preoccupante biografia criminale” e una “condotta obiettivamente allarmante e spregiudicata”.
Fatti definiti “frutto di una invenzione giornalistica”, privi di riscontri e basati su riferimenti “volutamente menzogneri ed offensivi”.
Per anni ho dovuto difendere non solo la mia reputazione personale e professionale, ma la correttezza del mio operato istituzionale nella provincia di Caserta. Ho preso decisioni scomode, sfidando prassi consolidate, e ho dovuto sopportare una pressione mediatica e attacchi continui che avrebbero fatto vacillare chiunque. Quante volte mi è stato detto di mollare? Ma non l’ho fatto.
La libertà di stampa è un pilastro della democrazia, ma non può mai trasformarsi nella libertà di diffamare e inventare.
Tra i tanti attacchi subiti, fui definita sprezzantemente “Barbie”, un’etichetta usata per sminuire le mie competenze professionali e intellettuali. Oggi, dopo tre gradi di giudizio, posso rispondere con un sorriso: anche le “Barbie” sanno di non essere bambole, ma guerriere.
Si può provare a screditare una persona per anni, ma alla fine restano gli atti. Restano i fatti. E restano le sentenze.
Non mi sono fermata allora, non mi fermerò adesso.
#Giustizia#Verità#Dignità#Istituzioni#Avanti
Il post di Raffaele De Rosa







