Cronaca bianca

Nessuno si salva da solo: il Vescovo Cirulli chiama all’unità per difendere i Punti nascita

L’invito del Vescovo dopo la chiusura dei Punti nascita a Piedimonte Matese e Sessa Aurunca: «Faccio appello alla vostra sensibilità e responsabilità per costruire insieme il bene comune»

TEANO / PIEDIMONTE MATESE / SESSA AURUNCA (Pietro De Biasio) – La notizia della chiusura dei Punti nascita negli ospedali civili «Ave Gratia Plena» di Piedimonte Matese e «San Rocco» di Sessa Aurunca ha scosso profondamente le comunità dell’alto casertano e del basso Lazio, già da tempo in lotta per garantire servizi sanitari adeguati ai cittadini. In queste ore a far sentire la propria voce è il Vescovo delle Diocesi di Teano-Calvi, Alife-Caiazzo e Sessa Aurunca, Mons. Giacomo Cirulli che in un messaggio indirizzato a presbiteri, diaconi, religiosi, religiose e a tutti i membri delle associazioni e dei movimenti ecclesiali ha lanciato un appello forte a non restare indifferenti.

«Nessuno si salva da solo, ha scritto il Vescovo, e queste parole oggi trovano l’urgenza di essere vissute e condivise». Da qui l’invito a partecipare attivamente alle manifestazioni popolari in programma il 19 luglio a Piedimonte Matese e il 31 luglio a Sessa Aurunca. Cortei pacifici e assemblee di cittadini che chiedono di non spegnere due presidi fondamentali per la natalità e la tutela della salute delle madri e dei neonati in territori già colpiti da carenze infrastrutturali e difficoltà di collegamento con i grandi centri ospedalieri.

Nel suo messaggio, il Vescovo ha espresso «pieno consenso» alle iniziative promosse dal basso e ha chiesto ai sacerdoti e a tutte le realtà diocesane di farsi promotori di partecipazione e consapevolezza. Un segnale forte di vicinanza a famiglie e operatori sanitari, sempre più spesso costretti a fare i conti con tagli e ridimensionamenti che mettono a rischio diritti essenziali. «Insieme sforziamoci di essere un’unica voce, ha scritto ancora, per il bene dei nostri territori e la tutela del diritto alla salute e alla vita».

Un appello che chiama in causa non solo la Chiesa, ma l’intera comunità civile, invitata a superare divisioni e disinteresse per farsi comunità viva, capace di difendere i più fragili. La speranza, conclude il Vescovo, è che «la voce di tutti, unita, possa far comprendere che la vita, soprattutto quella che nasce, non può essere sacrificata».