Cronaca nera

Manifestante minaccia di trasformarsi in una torcia umana al casello di Caianello: la disperazione, contro il caro vita

Attimi di terrore durante la protesta dei Tir, con la Digos costretta a una difficile mediazione. Ma era solo provocazione, nella latta ai suoi piedi: acqua e sapone

CAIANELLO (Elio Zanni) – Ore 21 di oggi 21 ottobre 2026, Casello A1 di Caianello. C’è un autotrasportatore in piedi, la pelle apparentemente intrisa di carburante e un accendino stretto in pugno. Minaccia di trasformarsi in una torcia umana. Non è un pazzo isolato, ma l’urlo sordo e disperato di una categoria stritolata dal caro vita e dalle accise sui carburanti, lasciata a marcire per giorni nei piazzali nell’indifferenza generale della politica e dei talk-show. Di fronte a un uomo spinto sull’orlo del suicidio dalla disperazione, i poliziotti della Digos di Caserta si trovano costretti a improvvisarsi psicologi e mediatori tra la vita e la morte.

Ma mentre sul campo si cerca di evitare la tragedia, dal Viminale arriva una ricetta a base di sanzioni, denunce e militarizzazione. La risposta del ministro Piantedosi ai lavoratori alla canna del gas non pare essere l’ascolto delle loro ragioni, ma dai camionisti viene interpretata come forza muscolare a colpi di decreti anti-corteo.

E in effetti, a parte la pressione mediatica antigovernativa, il bilancio del pugno duro ministeriale somiglia a un bollettino di guerra: 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati e ben 500 soldati schierati in Campania.

Invece di disinnescare le cause della rabbia sociale e tagliare le speculazioni sui prezzi, l’esecutivo ritiene di dover blindare i profitti delle merci e a sgomberare i blocchi con la forza pubblica. E per completare l’opera di distrazione di massa, non può mancare il riflesso condizionato di evocare il solito, fantomatico spettro delle “infiltrazioni criminali”, utile a criminalizzare e delegittimare una piazza che chiede solo di poter lavorare.

A Caianello si tratta ancora per scongiurare il peggio, ma la lezione di questa giornata è chiarissima: di fronte alla fame dei cittadini, lo Stato pare sordo e disarmato. Che fare. Quella simulazione di gesto estremo a Caianello (dove si scoprirà poi che la latta ai piedi del manifestante non contenesse affatto benzina – tra l’altro irreperibile – ma acqua e sapone) resta una voce da ascoltare.

Proprio per questo, è fondamentale che il Governo centrale fermi la macchina delle sanzioni e apra immediatamente un tavolo di confronto con i rappresentanti della categoria. Rispondere alla disperazione sociale con i decreti e i reparti mobili serve solo a esacerbare gli animi. Davanti a famiglie che non arrivano alla fine del mese e ad aziende che viaggiano in perdita, la politica ha il dovere morale di abbassare i toni, sospendere la linea del pugno duro e ascoltare il grido d’aiuto di chi muove l’economia del Paese, prima che la provocazione di un singolo si trasformi in una protesta incontrollabile.