“Operazione Santa Reparata”: le caditoie si puliscono solo dopo mesi di proteste (e con il consigliere alla guida della ruspa)
Laurenza alla testa della “task-force” comunale sulla via del fango, contro anni di mancata manutenzione
TEANO (elio zanni) – Viale Santa Reparata ridotta a un fiume di fango. Acqua potabile sorgiva sprecata (e questa è una storia a parte d’ignoranza collettiva) e strada comunale trasformata in un pericoloso acquitrino. Nonostante i mille avvisi inviati al Comune, all’ufficio tecnico e ai vigili urbani, passano i mesi e non succede niente.
Con il tempo la situazione si aggrava, sul web iniziano a girare i video di teanoce.it e l’argomento approda finalmente in Consiglio comunale, dove emergono le prime responsabilità. Due giorni fa, la svolta: arrivano i Nostri. Su viale Santa Reparata giunge una vera e propria “task-force” con la presenza del caposquadra della Protezione civile di Teano, immaginiamo spontanea, Nicola Faella, qualche vigile urbano, alcuni operatori con i mezzi della ex Isvec (ovvero di Angel Srl con sede legale a Napoli) e persino un consigliere comunale: Domenico Laurenza.
Anzi, da quello che si può vedere a colpo d’occhio passando da quelle parti, è proprio Laurenza alla guida di una ruspa meccanica. È lui, dunque, il consigliere comunale di maggioranza con incarico alla sicurezza, alla testa di un gruppo che, se fossimo in ambito militare, potremmo definire un “battaglione del genio guastatori”, impegnato nella “Operazione Santa Reparata” a demolire i tappi di fango, aprire la strada all’acqua che scorre. Ma in cosa consiste, esattamente, questa operazione? La risposta sta nelle vagonate di fango prelevate dalle caditoie, intasate in maniera inverosimile di pietre, arbusti e altri detriti. E non è ancora finita. Il problema è ancora da risolvere. Ci saranno ancora tonnellate di fango da prelevare sul posto e poi smaltire.
E ora, come al solito, ci facciamo i nemici… Si perchè parliamo di politica. L’evidenza dei fatti mostra una totale assenza di manutenzione, da almeno cinque anni a questa parte e forse anche dipiù, delle griglie locali di raccolta e scarico delle acque meteoriche, in questo caso ostruite da terriccio e fango drenato dai cigli erbosi della strada. Opere di controllo mancate e un lavoro di ripulitura periodica che, contratto alla mano, spettava proprio alla ex Isvec. Viene da chiedersi come sia possibile che, per una manutenzione prevista e prepagata “cara e amara” dai cittadini dissanguati sull’altare dell’allineamento di San Bilancio comunale, si sia dovuto aspettare quasi quattro mesi? CLIKKA E CONTROLLA video E DATE.
C’è voluta la creazione di una “task-force” in seguito agli articoli di giornale, alle decine di segnalazioni dei consiglieri comunali di minoranza portate direttamente negli uffici da Daniela Mignacco (come veniamo a sapere dalla stessa via telefono proprio mentre scriviamo questo articolo) e a un’interrogazione in Consiglio comunale da parte di Luana Camasso del gruppo SiAmo Teano. VEDI INERENTE ARTICOLO DI STAMPA
Alla fine della fiera – dopo urla, strepiti e diversi incidenti stradali sfiorati – ecco comparire un gruppo di volontari (da ringraziare), con in testa lo stesso Laurenza che, a quanto pare, ha dovuto dare manforte alla ex Isvec per liberare le caditoie di viale Santa Reparata. Rimane l’amaro in bocca per tanta lentezza amministrativa e un dubbio che non fa dormire la notte: perché lasciare che tutta quell’acqua sorgiva si disperda nelle fogne e nei terreni? Qualcuno si è posto il problema di come recuperarla e immetterla in rete dopo i dovuti trattamenti?
l’acqua spreca e l’acqua comprata. Che vergogna

Nel frattempo, Teano – città che galleggia sull’acqua – l’acqua potabile se la deve comprare; anzi: ricompra da una società privata la sua stessa acqua proveniente dalle falde freatiche del suo stesso territorio ossia della piana di Maiorisi. Le stesse falde che servono tutta la costiera domiziana, da Castelvolturno a Scauri passando per Cellole. Si, è vero, norme regionali dicono che un bene primario del sottosuolo non può appartenere al solo comune di riferimento. Però nemmeno si può trascurare il fatto che tale “comune cedente” è costretto a riacquistare la sua stessa acqua senza ricevere un beneficio effettivo, fisico, di fornitura o conforto economico da una cessione così enorme di acqua potabile.
Ci stiamo abituando all’indifferenza, al pensiero unico dominante. Quello che ci accade intorno non è tutto giusto e fatto bene come racconta certa “stampa” servile o le pagine web di regime. Il peggio è che chi la pensa diversamente spesso non va nemmeno a votare e così lo prende a quel posto due volte. Forse, in futuro, vedremo questo miracolo – il recupero dell’acqua sorgiva di santa Reparata e la rivendicazione presso la Regione Campania di una quota parte del prezioso liquido che dispensiamo ai ricchi comuni che se la godono affacciati sul mare – ma, di questo passo, faranno in tempo a passare un paio di generazioni di nuovi sidicini. Intanto siamo fritti, anzi, bolliti. Ma a fuoco lento, nella nostra stessa acqua di cottura in salsa sidicina; come le rane.






