Emergenza a Fontanelle, Cappelle e San Giuliano: tariffe al massimo ma rubinetti a secco per 16 ore
Il pasticcio idrico di Teano: l’acqua manca di notte, di mattina… Comunicazione e gestione senza logica
TEANO (elio zanni) – Siamo al razionamento delle risorse, come in guerra, in questo caso dell’acqua potabile. Il Comune di Teano dichiara l’emergenza idrica per le frazioni di Fontanelle, Cappelle e San Giuliano ma lo fa scivolando, secondo noi, in un paradosso amministrativo e comunicativo che ha il sapore amaro della beffa per i cittadini.
L’avviso istituzionale emesso dall’Ente il 23 giugno 2026, fotografa una realtà inaccettabile: con la dichiarazione di voler garantire l’approvvigionamento “almeno durante le ore diurne”, l’amministrazione ha di fatto privato la popolazione dell’acqua potabile per ben sedici (16) ore al giorno, precisamente dalle 19 alle 11 del mattino successivo, riducendo l’erogazione a una misera finestra di otto (8) ore e lasciando i rubinetti a secco proprio nelle ore cruciali del risveglio e dell’igiene mattutina. Ma ci pensate 16 ore senz’acqua su 24. Ma veramente non c’è nulla da fare che soffrire?
Soffrire anche leggendo l’incredibile testo del manifesto di avviso. Infatti, come se non bastasse il caos sugli orari, il testo si attorciglia in una clamorosa contraddizione logica, inserendo la frazione di Fontanelle tra le aree colpite dalla crisi e come destinataria ideale dei benefici del provvedimento, per poi dimenticarsi completamente di citarla nella disposizione pratica di sospensione del servizio, che si applica invece solo a Cappelle e San Giuliano.
Il guazzabuglio
Questo guazzabuglio logico e sintattico, si chiude con l’inquietante fumosità di un monitoraggio degli orari affidato a non meglio specificate “esigenze dell’utenza”, instillando nei residenti un profondo senso di precarietà.
Davanti a questo scenario, la nostra considerazione (che se volete potete definire critica politica) non può che essere netta e intransigente: ci troviamo di fronte a una gestione da “Terzo Mondo” applicata a fronte di tariffe idriche comunali che sono già state portate al massimo livello consentito dalla legge. Non sapere cosa fare in questo casi non può essere una giustificazione. Dopo cinque anni di gestione, non è una giustificazione nemmeno tentare di scaricare tutte le colpe sulle passate amministrazioni.
E comunque sia, risulta politicamente e moralmente intollerabile chiedere ai cittadini sacrifici economici da “Primo Mondo” per poi restituire un servizio intermittente, caotico e gravemente deficitario.
Se la cittadinanza paga il massimo della tariffa, ha per definizione il diritto sacrosanto a un servizio impeccabile e l’amministrazione non può scaricare la propria incapacità di programmazione infrastrutturale o il ritardo di “lavori già programmati” sulle spalle delle comunità locali, lasciandole senza un bene primario per periodi così lunghi. Occorre attivare immediatamente un pacchetto di misure straordinarie a tutela della popolazione colpita.
Sconti e ristori in bolletta
In primo luogo, è urgente applicare sconti automatici e ristori proporzionali in bolletta: chi subisce un distacco programmato per la maggior parte della giornata ha il diritto di veder decurtata sia la quota fissa che quella variabile, poiché è illegittimo pretendere il pagamento pieno di un servizio non erogato.
Autobotti nelle fazioni colpite: subito
In secondo luogo, l’emergenza si gestisce sul campo e non solo sulla carta: il Comune deve disporre lo stazionamento strategico di autobotti di acqua potabile nelle piazze delle frazioni coinvolte e attivare la Protezione Civile per la consegna a domicilio di acqua a favore delle fasce più deboli, come anziani, disabili e famiglie con bambini piccoli.
Infine, si impone un’operazione di totale trasparenza tecnica e comunicativa, installando serbatoi di accumulo temporanei per mitigare i cali di pressione, pubblicando un cronoprogramma certo e definitivo per la fine dei cantieri. La dignità dei cittadini e l’accesso all’acqua non possono essere razionati né trattati come un fastidio amministrativo.
Un Comitato di lotta anche per il diritto all’acqua potabile?
Non sarà un caso che proprio sotto questa amministrazione comunale siano venute avanti delle necessità tali, della società civile, dal farci assistere alla nascita di associazioni e movimenti per la rivendicazione di determinati diritti da quelli di una dignitosa cittadinanza a quelli del diritto alla salute attraverso la presenza di servizi sanitari di prossimità.
Corre voce che anche per l’acqua sarà la stessa cosa. Si, con la nascita di un Comitato di lotta tipo “Acqua24ore” con lo slogan: la dignità dei cittadini non si raziona. Pagare il massimo per avere il minimo è un’ingiustizia che questa comunità non è più disposta a tollerare.







