Blitz dell’Arpac a Roccamonfina: sotto la lente i depuratori, livello degrado e fanghi
Campionamenti tecnici dell’agenzia ambientale sui cinque impianti comunali. Riflettori puntati a Torano sul rispetto delle rigide normative nazionali
ROCCAMONFINA (ANNA IZZO) – I responsabili dell’Arpa Campania (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) sono entrati in azione presso i cinque depuratori del comune vulcanico di Roccamonfina, mettendo nel mirino dei propri controlli gli impianti siti nelle frazioni di Torano, Fontanafredda, Garofali, Tuoro di Tavola e nel capoluogo.
Attenendosi scrupolosamente alla normativa vigente, gli addetti al settore hanno prelevato diversi campioni di acque reflue per analizzare parametri cruciali come il pH, i metalli pesanti e gli agenti patogeni, necessari a ottenere una rappresentazione fedele e scientifica dello scarico.
Contestualmente, i tecnici hanno richiesto la documentazione formale agli uffici del Comune di Roccamonfina, al fine di verificare la validità delle autorizzazioni e la regolarità degli atti relativi alla ditta che si occupa della gestione e del funzionamento degli impianti.
Se nei prossimi giorni si conosceranno gli esiti chimico-fisici di queste analisi, sul piano visivo e ambientale lo scenario è già fin troppo chiaro: l’area circostante il depuratore della frazione Torano versa in condizioni pietose, soffocata da alberi cresciuti a dismisura che hanno creato una fitta boscaglia, mentre sporcizia, arbusti incolti e muretti pericolanti restituiscono un’immagine di totale degrado, tanto da far sembrare il sito la “casa ru riavulu” (la casa del diavolo).
Appare evidente il contrasto con l’operato dell’amministrazione guidata dal sindaco Carlo Montefusco, la quale affida con puntualità mandati a ditte locali per la manutenzione e il taglio degli alberi nella centrale Piazza Nicola Amore, dimenticandosi tuttavia dei depuratori, che dovrebbero essere invece i primi luoghi da custodire con cura pari a quella di un giardino pubblico. Prima di documentare e pubblicare lo stato di precarietà in cui versano gli altri impianti del territorio, si rivolge un invito pressante a chi di dovere affinché provveda a un’immediata pulizia e bonifica dei siti, dimostrando nei fatti il senso del buon governo.
D’altronde, la gestione di questi impianti non è una facoltà discrezionale, bensì un obbligo rigorosamente disciplinato a livello nazionale dal D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), che recepisce la direttiva europea 91/271/Cee imponendo che tutti gli agglomerati urbani sopra i 2.000 abitanti equivalenti siano dotati di reti fognarie e di sistemi di trattamento biologico secondario prima dello scarico in acque superficiali.
Tale normativa impone il rispetto tassativo di limiti di emissione per parametri chimici come Bod, Cod, azoto e fosforo, il possesso di un’autorizzazione quadriennale allo scarico, il tracciamento rigoroso della produzione e dello smaltimento dei fanghi, nonché il rispetto di distanze minime di sicurezza dalle abitazioni per prevenire esalazioni moleste e disagi igienico-sanitari; standard di tutela del territorio che la Regione Campania, d’intesa con l’ARPA Campania, ha il preciso dovere di far rispettare anche a Roccamonfina.






