«Infermiere d’assalto» va in pensione: Giovanni Caparco. Una vita nel SerD, dedicata alla cura dell’Umanità ai margini
Un’incredibile storia di passione, scienza, professione rivolta gali ultimi, con riconoscimenti internazionali
TEANO (Elio Zanni) – Dopo ben 43 anni di instancabile dedizione, Giovanni Caparco, l’infermiere professionale del SerT Teano (oggi SerD), saluta il suo amato lavoro per godersi la meritata pensione. La sua è la storia di un «infermiere d’assalto» che ha fatto della cura delle persone con dipendenze una vera e propria ragione di vita, un percorso iniziato nell’ottobre del 1981 e costellato di successi professionali e soprattutto una profonda crescita umana.
Fin dai primi giorni al Servizio per le Tossicodipendenze, Giovanni ha abbracciato la sua professione con un amore quasi viscerale, facendola diventare una «seconda pelle». Testimone e protagonista dei cambiamenti del Servizio sanitario nazionale nel campo delle dipendenze, ha affrontato con coraggio e passione le sfide poste alla lotta a bestie come eroina, cocaina, alcol, gioco d’azzardo e, più recentemente, le nuove insidiose droghe come il Fentanyl e i catinoni sintetici. Nonostante la diffidenza e i pregiudizi di alcuni, ha sempre trovato nei suoi pazienti un’infinita galleria di personaggi che gli hanno restituito quell’affetto e quella comprensione che molti altri per diffidenza e al grido «ma che lavoro è mai il tuo? Te la fai con i tossici» non gli hanno saputo dare.
Un Contributo Straordinario alla Scienza e alla Comunità
La carriera di Caparco non è stata solo fatta di interventi diretti con i pazienti, ma ha lasciato un segno tangibile anche nel campo della ricerca e delle pubblicazioni scientifiche. Ha partecipato a numerosi scritti di rilievo, tra cui «Asl e la Melagrana» e «Alcool: la solitudine». Il libro al quale si sente più legato è senza dubbio «La Criosalide», scritto a più mani con Enrico Parente e, paradossalmente, proprio con quei ragazzi con problemi di scrittura, raccogliendo le loro «esperienze maledette» e i «viaggi della droga»: andirivieni con i luoghi dello spaccio.
Uno dei momenti apicali della sua carriera è stato senza dubbio il «Metodo Teano», un’iniziativa pionieristica a livello nazionale per l’eradicazione dell’epatite C tra la popolazione afferente al servizio, con persone recuperate casa per casa. Un successo straordinario che ha portato il SerD di Teano-Sessa Aurunca-Piedimonte a trattare quasi il 100 per cento della popolazione positiva all’Hcv, posizionandosi come il primo in Italia e un esempio di efficienza in tutta Europa. Questo straordinario risultato ha persino meritato una citazione sulla prestigiosa rivista scientifica «Nature» che corrisponde a una vera e propria Laurea presa sul campo. Un altro riconoscimento è arrivato durante il periodo Covid, con un premio patrocinato dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per la precisione delle procedure sequenziali adottate dal suo team sotto la guida del dottor Messina.
I Compagni di Viaggio

Giovanni non dimentica i colleghi che hanno condiviso con lui questo lungo e significativo percorso. Ripensa con affetto ai medici Annamaria De Fusco, Giovanni Russo, Agostino Coscia, Giovanni Primerano, Domenico Santacroce, Mariano Di Meo, Virgilio Pagliaro, Giuseppe Cardone, Raffaele Scirocco, Domenico Marino primario laboratorio analisi del PO di Sessa Aurunca e tanti altri che hanno costellato la sua carriera. Con la stessa gratitudine ricorda i preziosi psicologi come Enrico Parente e Francesco Napolano, e coloro ai quali è stato «spalla a spalla» grandi infermieri professionisti sul serio come Mario Migliozzi, Anna Bortone, Gino Zerre, Rosa Canino e Anna Arese. Nel suo «amarcord di fine carriera» non mancano i ricordi di coloro che purtroppo hanno lasciato il mondo dei vivi troppo presto, come Claudio Ventriglia, Alfredo Cangiano e Pasquale Liberato.
Tutte queste persone, con le tante esperienze e le innovazioni, dal vecchio eppure efficace metodo detto «riduzione del danno» all’uso del Metadone, sfilano ora lucidamente nella mente dell’infermiere d’assalto, tracciando un percorso fatto di dedizione e costante aggiornamento per affrontare le sfide sempre nuove delle dipendenze.
Il Messaggio
Con il cuore colmo di emozione, Giovanni Caparco affida alla stampa attraverso questa testata giornalistica un messaggio per tutti coloro che ha incrociato nel suo cammino: «Cari amici, care amiche ed ex colleghi, sappiate che rifarei cento e cento più volte il percorso fatto con Voi. Tanto, per me, naturalmente per la sussistenza della mia famiglia, per la professione ma… soprattutto per i Pazienti. In alcuni periodi ne ho visti morire a decine e decine. Ma altrettanti e anzi a centinaia ne ho visti uscire indenni da quell’oblio. Auguro, con questi ultimissimi pensieri restanti, che anche i nuovi colleghi possano vivere la mia stessa esaltante esperienza. Un caro saluto, quindi, rivolgo anche ai nuovi assunti, Antonio Maddalena, Domenico Lanni. Avanti, spada in resta, c’è chi conta su di voi. E non sbaglia».
Il Saluto dei Colleghi
A distanza, di converso, pensando a oggi, 28 giugno 2025, all’appuntamento per un gradito momento conviviale, anche i colleghi di Giovanni, con affetto e gratitudine, gli dedicano delle parole: «Caro Giovanni, mentre ti prepari a intraprendere questo nuovo capitolo della tua vita da pensionato, vogliamo esprimerti la nostra gratitudine e il nostro affetto. La tua dedizione e il tuo esempio rimarranno per sempre impressi nei nostri cuori e nelle nostre menti. Ricordiamo ancora i tuoi straordinari interventi in reperibilità quando sei riuscito a salvare la vita a persone in grave pericolo sia quando qualcuno è stato in overdose sia quando i pazienti erano in astinenza.

Sul 118 o durante il Covid hai saputo dare sempre il meglio… È per questo che noi ora ti diciamo che sei sempre stato il Migliore. (Perdonaci se qualche volta ti abbiamo trattato con un po’ di cattiveria). Oggi ci troviamo qui per rendere omaggio a un uomo la cui dedizione e professionalità hanno lasciato un’impronta indelebile nel nostro Servizio per la cura delle dipendenze: Giovanni Caparco. Un infermiere caposala che ha non solo interpretato il suo ruolo con impegno, ma ha anche saputo trasformarlo in un autentico servizio alla comunità. La sua vita professionale, contrassegnata da passione e umanità, merita di essere celebrata in questo giorno così speciale».
La redazione di TeanoCe si unisce a questa festa che ha il sapore di un umano amarcord con questa storia minima del suo lavoro, quale inno alla professione infermieristica, quale esempio di come la passione, l’umanità e la dedizione possano davvero fare la differenza nella vita delle persone.






