Bonifica rifiuti Teano e Ailano, ma che combinate? É scontro sulla cessione dei lavori alla Provincia. Il Comitato: «È un paradosso istituzionale»
Per il Comitato non reggono le motivazioni addotte per la cessione delle funzioni di soggetto attuatore. Relazioni geologiche e piani di caratterizzazione sono prestazioni “sotto soglia”; Teano poteva operare.
TEANO / AILANO -(MBI) C’è tensione nell’Alto Casertano sul fronte della gestione ambientale e della messa in sicurezza del territorio. Al centro della polemica c’è il nuovo accordo di collaborazione (ex art. 15 della Legge 241/90) tra Regione Campania, Provincia di Caserta e i Comuni di Ailano e Teano. Fa riferimento proprio questo passaggio di consegne e quindi al nuovo accordo la Deliberazione della Giunta comunale di Teano n. 88 del 02-07-2026: revocare, per i sopravvenuti motivi di pubblico interesse illustrati in premessa, gli Accordi di Collaborazione precedentemente stipulati.
L’atto affida formalmente alla Provincia la gestione esecutiva degli interventi di caratterizzazione, rimozione e smaltimento dei rifiuti nei due siti contaminati delle rispettive cittadine, grazie a un finanziamento straordinario di 2.100.000,00 euro stanziato a fine 2025.
Una decisione che ha sollevato la dura e immediata reazione del Comitato Cittadino «Stop Impianti Alto Casertano», guidato dai portavoce Gianpiero Martone e Beniamino Rega, che parla di un «Evidente cortocircuito istituzionale e di uno scaricabarile sulla pelle dei cittadini».
Il nodo competenze, il “giallo” ritardi e la questione del Personale
A innescare il cambio di rotta rispetto agli accordi iniziali dello scorso febbraio – che vedevano i Comuni come soggetti attuatori e la Regione come stazione appaltante – sarebbero state le difficoltà tecniche e la carenza di personale lamentate dalle amministrazioni locali, in primis quella di Ailano, poi quella di Teano non qualificata come stazione appaltante secondo il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D. Lgs. 36/2023).
Una giustificazione che il Comitato respinge con forza: secondo gli attivisti, i Comuni avrebbero potuto avviare immediatamente e in totale autonomia tutti gli incarichi tecnici preliminari e di progettazione (come le relazioni geologiche e i piani di caratterizzazione), trattandosi di prestazioni “sotto soglia” che non richiedono requisiti speciali. “I vincoli di personale erano noti fin dall’inizio – accusa il movimento – si è solo perso tempo prezioso per non assumersi responsabilità, rallentando ulteriormente la bonifica mentre i rischi per la salute pubblica aumentano ogni giorno”.
L’ombra dell’inchiesta antimafia «Erebus»
Il punto più critico della contestazione riguarda però la scelta della Provincia di Caserta come ente chiamato a ripulire i siti. Il Comitato ricorda come sia stato proprio il settore Ambiente dell’ente provinciale a rilasciare in passato le Autorizzazioni Uniche Ambientali (AUA) per gli impianti contestati, tra cui l’ex «Metalplast» di Ailano. Il sito è attualmente al centro dell’indagine della DDA denominata “Operazione Erebus”, incentrata proprio su presunte irregolarità nella gestione e autorizzazione degli impianti della zona. “Affidare la bonifica a chi ha autorizzato quegli stessi impianti non offre alcuna garanzia di terzietà” rimarcano i portavoce.
Le richieste dei cittadini
Il Comitato ha formalizzato una serie di richieste urgenti alle amministrazioni di Ailano e Teano e alla Regione:
Massima trasparenza: pubblicazione immediata di tutti gli atti dell’accordo e del cronoprogramma dei lavori.
Sicurezza h24: un presidio fisso della Polizia Provinciale sul sito ex Metalplast per scongiurare roghi, sversamenti o alterazioni dei luoghi sotto sequestro.
Accertamento dei fatti: fare chiarezza sui mesi di inattività e procedere in parallelo con l’individuazione dei responsabili dell’inquinamento, affinché i costi non gravino solo sulla collettività.
Partecipazione attiva: inclusione dei cittadini nei tavoli di monitoraggio della bonifica.
La mobilitazione resta alta: la cittadinanza attiva dell’Alto Casertano annuncia che continuerà a vigilare e non esclude nuove azioni legali e istituzionali per tutelare il diritto alla salute e all’ambiente.






