Curiosità

Creatività sidicina senza confini: breve ritratto del maestro cartapestaio Vigliano

«Sono stato dirigente d’azienda, scaricatore di porto, militare, sarto, cartolaio, poi… Cartapestaio»

ped. Antonio Picozzi

TEANO (*Antonio Picozzi) – Alla maggior parte dei lettori dei giornali cartacei i quali, nell’epoca odierna ipertecnologica, si assottigliano sempre più, purtroppo, sfugge che lo “strumento” che hanno tra le mani, per alcuni “maestri”, rappresenta il materiale di base per costruire maschere, campanili, arche, animali e tutta una vastissima serie di altre sontuose miniature.

Ci riferiamo, ovviamente, ai cartapestai che, mediante una semplice mistura di acqua, colla vinilica e pagine di quotidiani, attingendo dalla fonte del loro ingegno, danno vita alle loro formidabili opere. A Teano, da tantissimi anni, opera un rappresentante di questa gloriosa categoria: Giuseppe “mastro Peppino” Vigliano.

Peppino è una figura complessa, un talento poliedrico, portatore di un’esperienza umana ed artistica che sarebbe persino riduttivo ricondurre solo alla lavorazione della cartapesta; tant’è che lui ha scoperto questa passione in età matura, traendo spunto, ovviamente da tutte quelle abilità manuali e dalla vena creativa che aveva appreso nelle tante esperienze maturate in precedenza.

m. Giuseppe Vigliano

«Sono stato in vita mia dirigente d’azienda, scaricatore di porto, militare, sarto, cartolaio, poi cartapestaio…» come è solito definirsi.

Condensare in poche righe l’esperienza artistica ed umana del maestro Vigliano certamente non è semplice, anche tenendo presente che lui è uno di quegli artisti che più di interpretazioni concettuali, necessitano di interpretazioni “operative”. In altri termini bisogna osservare dal vivo le sue creazioni e magari ascoltare dalla sua viva voce tecniche, ricordi ed aneddoti ad esse legate.

Per questo eclettico artista, la cartapesta non è stata una vocazione giovanile, ma una scoperta della maturità. Nata circa una ventina d’anni fa, in un periodo di crisi personale, questa forma d’arte è diventata lo strumento per trasformare i “momenti bui” in simboli di resurrezione e rinascita, vissuti in una profonda simbiosi con la propria vita interiore (come lui stesso ebbe modo di dichiarare: [http://www.erchempertoteano.it/Associazione/Il-Sidicino/Autori/Redazione/2018-09-02.htm NDR].

Il suo è stato Un percorso tra manualità e creatività. Lui porta con sé un bagaglio professionale incredibilmente vario: dalla sartoria appresa da ragazzo alla carriera come dirigente, dalla gestione di una cartolibreria a Teano al volontariato civico e diocesano.

Decisiva, però, la manualità sartoriale a fare da “humus” per la sua vena creativa, permettendogli di realizzare opere complesse come l’Arca di Noè o la fedele riproduzione del Campanile di Teano. «Mi sento un artista, non un artigiano. Il mio unico rimpianto è aver iniziato tardi: da giovani l’energia creativa è una fiamma più viva», ha più volte sottolineato. Nonostante il potenziale economico del settore, l’artista ha scelto di non vendere mai le sue opere, geloso custode di una creatività che sfida la ripetitività.

Oggi, questa spinta vitale si è tradotta in un forte impegno nel volontariato, ossia nella condivisione. Mettere a disposizione dei giovani l’esperienza accumulata e credere fino in fondo nell’empatia nel senso umanità. «Oltre alle competenze tecniche è necessario offrire il valore di un sorriso o di un semplice gesto di conforto», è solito ripetere.

Anche il suo sguardo verso il futuro è chiaro: «Continuare a essere una risorsa per gli altri, trasformando l’arte della cartapesta e le lezioni della vita in un’eredità per le nuove generazioni». Il cammino esistenziale di Peppino è, in questo senso, emblema della pedagogia dell’esempio, asse portante di ogni comunità. [*Antonio Picozzi, Pedagogista]