La mia idea: Fico lavora per risolvere la chiusura dei punti nascita e Oliviero, fiutato l’affare, si incatena per metterci il cappello: una scena che gli serve a Sessa Aurunca, dove a pochi mesi dal voto Fusco sta facendo sudare Di Iorio
Cosa è successo per spingere una figura del genere a mettere in piedi quello che quasi tutti hanno definito un teatrino preconfezionato?

SESSA AURUNCA / CAMPANIA – (da Officina0823 Tommasina Casale) – Come si fa a non dedicare l’editoriale di questa domenica alla scena andata in onda tra i banchi del Consiglio regionale, con l’incatenamento di Gennaro Oliviero contro la chiusura dei punti nascita di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri? Me lo sono chiesto e la risposta è che non si può, quindi eccomi qui. In questi giorni abbiamo scritto la cronaca, ma adesso serve una riflessione politica più seria. Oliviero non è un debuttante al primo giorno di scuola. È un politico di lungo corso, uno che per anni ha fatto della discrezione e del motto “fatti, non parole” la propria cifra, un uomo abituato a gestire il potere nelle stanze che contano più che davanti a una telecamera.
Allora la domanda viene da sola: “cosa è successo per spingere una figura del genere a mettere in piedi quello che quasi tutti hanno definito un teatrino preconfezionato?” La mia idea me la sono fatta. Quando si arriva al tramonto di una carriera politica le strade sono due. La prima è la più nobile: ritirarsi con garbo e passare il testimone, magari costruendo una figura di fiducia che dia continuità al territorio. La seconda è la più rischiosa: restare a galla a tutti i costi, una scommessa che quasi mai riesce e che spesso obbliga a virate rocambolesche. Quella chiusura non è caduta dal cielo in questi mesi, è la figlia legittima di una politica sanitaria campana scellerata, portata avanti negli ultimi vent’anni. Un sistema che ha impoverito la sanità pubblica e ha spinto i medici migliori verso il privato, perché il pubblico non garantiva più strutture, prospettive e servizi dignitosi.
Ed è proprio qui che il conto non torna. Di sanità Oliviero si è sempre occupato, in Regione ha avuto voce e peso su questo settore per anni, e presentarsi oggi nei panni del paladino dell’ospedale San Rocco sa di tardivo. Il paladino che arriva a reparto già chiuso, è una figura che i cittadini hanno imparato a riconoscere. Adesso la protesta popolare è esplosa, la gente è stanca e il vertice regionale deve metterci una pezza. Le indiscrezioni da Palazzo Santa Lucia dicono che il presidente Roberto Fico abbia tutta l’intenzione di prendere in mano la matassa e risolverla davvero, anche trattando direttamente con Roma. Ed è qui che scatta il problema di Oliviero, da tempo impegnato in una strisciante guerra fredda con Fico.
Da navigato conoscitore della politica ha capito benissimo la mala parata. Provate a immaginare il danno d’immagine se passasse il messaggio che sotto la sua presidenza del Consiglio regionale i punti nascita sono stati chiusi, mentre con il nuovo corso la questione si avvia a soluzione. Un colpo pesante per chi sul territorio ha sempre preteso l’esclusiva sui risultati. Ed ecco la commedia servita: le catene, la sedia del Consiglio, i cartelli in difesa delle maternità. Un manuale della politica di propaganda. Quando la questione si sbloccherà grazie alle mosse istituzionali della Regione, potrà dire ai suoi elettori: “Avete visto, se non mi incatenavo io alla sedia nessuno avrebbe mosso un dito”. Il tempismo, del resto, non è casuale.
Tra pochi mesi Sessa Aurunca va al voto, per una delle elezioni più difficili di sempre per l’area di Oliviero: il sindaco uscente Lorenzo Di Iorio dovrà vedersela con la sfida del giovane medico Antonio Fusco. La paura di Fusco, in questa vicenda, si legge in filigrana in ogni catena. Oliviero non poteva permettersi di incassare un colpo simile proprio a casa sua. Si salvi chi può, insomma.
Ma alla fine di questa sceneggiata, a conti fatti, che cosa resta? Non un reparto salvato, non una risposta in più alle mamme di Sessa Aurunca, ma qualche risata, un po’ di vignette che girano sui canali di messaggistica e la certezza che i cittadini del casertano hanno imparato a distinguere la sostanza dei problemi dal rumore delle catene. La politica, quella vera, si misura sui risultati e non sulle scenografie dell’ultimo minuto. E per ora l’unico risultato portato a casa da questa messinscena è aver fatto sorridere mezza regione






