Giudiziaria

I Nomi. Zannini, Campoli (che conosce molto bene Teano) e non solo. Imputati imprenditori, tecnici e l’ex capo della sanità in Campania. E per la Procura c’è stata concussione contro Enzo Iodice

Tra le accuse i rilievi tecnici, con le distanze calcolate in maniera imprecisa per superare le limitazioni previste dalla normativa sui siti naturali.

SANTA MARIA CAPUA VETERE / TEANO /MONDRAGONE / CANCELLO ED ARNONE / CASTELLO DEL MATESE (CasertaCe) – Non solo Giovanni Zannini, non solo Alfredo Campoli. La richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, attraverso il pubblico ministero Ida Capone e il collega Giacomo Urbano, coinvolge complessivamente dieci persone.

Dovranno affrontare l’udienza preliminare l’11 dicembre davanti al giudice Pasquale Cerrone anche l’ex dirigente della sanità campana Antonio Postiglione, i patron della società Spinosa Luigi e Paolo Griffo e cinque tecnici chiamati a rispondere di falso sulla documentazione ambientale.

CORRUZIONE

Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, imprenditori e titolari del caseificio Spinosa, sono accusati di corruzione, avendo chiesto l’intervento di Zannini per non perdere un finanziamento da oltre 10 milioni per il loro nuovo impianto di Cancello ed Arnone, costruito non rispettando le norme previste dalla normativa europei sulle aree naturali tutelate dallo strumento giuridico Natura 2000.

Da qui una serie di tentativi per superare i rilievi degli uffici regionali sulla valutazione ambientale (Vinca), culminati con un incontro con la dirigente Simona Brancaccio. Ma la funzionaria non si piega ai desiderata di Zannini. E allora scatta il piano B: la gestione della Vinca viene trasferita, tramite una convenzione, alla commissione ambientale di Castello del Matese, passando per Cancello ed Arnone

In cambio dell’intervento, sempre secondo gli inquirenti, i Griffo avrebbero promesso a Zannini una vacanza su uno yacht a Capri, nel settembre 2023, del valore di 7.320 euro. Zannini avrebbe pagato solo dopo aver saputo dell’indagine. Ai due imprenditori vengono contestate anche violazioni della normativa ambientale. Ma per i lettori di CasertaCe non è nulla di nuovo, avendo questo giornale raccontato passo passo l’indagine dei carabinieri e della procura.

Sul caso Spinosa ci torniamo a breve, ma passiamo alle accuse che coinvolgono anche Alfredo Campoli, letteralmente compare, di nozze, di Zannini. L’imprenditore mondragonese avrebbe regalato all’amico due scooter per i figli come ringraziamento per l’interessamento di Zannini rispetto ad alcuni affidamenti ricevuti dalla società di Campoli, Columbus Edil Gest, al comune di Teano per un valore di poco inferiore ai 100 mila euro.

Probabilmente, senza l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, anche qualche funzionario del comune di Teano si troverebbe dinanzi al Gup, ma tant’è.

CORRUZIONE. POI, FALSO E TRUFFA

Per far funzionare il Piano B era necessario l’intervento di altri soggetti. E ad essere indagati e ora ufficialmente imputati per il reato di falso sono Flora Cirelli, Daniele Braccini, Salvatore Perfetto, Giancarlo Andolfo e Luigi Pilotti, ovvero i tecnici della Commissione ambientale che avrebbero confermato in toto la versione dei Griffo, ovvero che fosse ancora in fase di realizzazione uno stabilimento che, in realtà, costruito. Inoltre, anche le distanze erano state calcolate in maniera imprecisa, proprio per superare le limitazioni previste dalla normativa sui siti naturali.

Così il caseificio Spinosa ottenne indebitamente le agevolazioni. E qui scatta l’accusa di truffa aggravata contestata a Zannini e ai Griffo, imputati pure per il reato di falso. Il contratto di finanziamento ammontava a circa 13.4 milioni di euro, di cui, stando agli atti, ne sarebbero stati erogati 3.95 milioni alla società degli imprenditori.

CORRUZIONE. POI, FALSO E TRUFFA. E, INFINE, CONCUSSIONE.

L’ultimo, ma non di importanza, capo di imputazione che coinvolge Zannini è quello che vede a rischio processo anche Antonio Postiglione, 70enne ex dirigente della sanità campana di stretta fede deluchiana, come lo stesso Zannini. I due, secondo i pm, avrebbero portato l’ex direttore sanitario dell’Asl Caserta, Vincenzo Iodice a lasciare il proprio incarico, accettando un trasferimento all’ ospedale San Pio di Benevento o rassegnando le dimissioni, compiendo atti rispondenti alla fattispecie del reato di concussione.

L’obiettivo era liberare il posto all’Asl. Iodice, dal canto suo, aveva opposto dei rifiuti a diverse richieste: aveva negato una postazione a Carmine Lauriello, non aveva assecondato la nomina di Luana Sergi alla Neuropsichiatria infantile, soggetti che avrebbero bussato proprio alla porta di Zannini, e si era opposto alle segnalazioni politiche dei dipendenti. Il 26 settembre 2023, Iodice si è dimesso. Per la Procura, però, non si è trattato di una scelta libera, bensì di un atto imposto. E da qui l’accusa di concussione mossa a Zannini e Postiglione.

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