Comunità Masci Teano 1 e Unione Ciechi di Caserta insieme sulla Via Francigena
Al via una nuova collaborazione, con la condivisione di esperienze e momenti di gruppo, guardando già a progetti e iniziative comuni per i prossimi mesi
TEANO / CASERTA (Pietro De Biasio) – I talenti della Comunità Masci Teano 1 sono tanti, così tanti che provare a elencarli sarebbe inutile. Meglio allora fermarsi a quello che li contiene tutti: l’arte silenziosa e concreta di fare gruppo, di creare sinergia, di trasformare un’idea in un’esperienza condivisa che lascia il segno. È così che nasce una nuova collaborazione con l’Unione Ciechi e Ipovedenti di Caserta.
Un incontro che non è stato solo una passeggiata sulla Via Francigena o una sosta davanti alla “big bench”, ma un cammino più profondo, fatto di ascolto, parole misurate, mani che raccontano ciò che gli occhi non vedono. Un cammino culminato nella preghiera davanti alla Madonna di Lourdes, in cerchio, come da migliore tradizione scout, perché il cerchio è il luogo dove nessuno resta indietro. In questi giorni di campo presso la chiesa convento di Sant’Antonio, il servizio è stato condiviso: la Comunità Masci Aversa 1 ha curato la cucina con discrezione e generosità, il reparto con la squadriglia Gabbiano del Caserta 2 ha dato una presenza attiva e attenta, insieme ai capi Agesci Aversa 1.
Tutti tasselli di un mosaico che ha funzionato perché ciascuno ha saputo stare al proprio posto, senza protagonismi. L’incontro sulla collina ha dato il via al percorso. Prima di partire, il cerchio. E poi una scelta tutt’altro che scontata: descrivere. Descrivere tutto. L’uniforme, i colori, i dettagli. «Sono Luca, della comunità scout…», raccontare i pantaloni blu, la camicia azzurra come l’estate, il fazzolettone bianco, promettendo che più avanti se ne sarebbe spiegato il significato.
Perché quando cammini con chi non vede, impari che le parole diventano paesaggio. Lungo la Via Francigena sul tratto tra Casamostra e Fontanelle, la storia ha preso voce, il sentiero è diventato racconto vivo. Le piante non erano solo nominate, ma toccate, odorate: l’ulivo, la quercia, il rosmarino, la pimpinella. Le foglie passavano di mano in mano, il profumo del rosmarino restava nell’aria come una firma invisibile. Era una descrizione accurata, rispettosa, quasi affettuosa: non spiegare “al posto di”, ma “insieme a”.
Arrivati alla panchina gigante, anche quel simbolo è stato narrato: cos’è, perché nasce, cosa si vede da lassù. E poi ancora il cerchio, questa volta accanto alla statua della Madonna di Lourdes. Una spiegazione semplice e sentita sul perché gli ci sono scout che indossano quel fazzolettone bianco, su cosa significhi servizio, su cosa vuol dire esserci. La conclusione naturale è stata la preghiera, sobria e vera, senza bisogno di altro. Al ritorno, di nuovo Sant’Antonio, di nuovo il cerchio finale. E lì, come spesso accade quando le cose sono fatte bene, non si è parlato di ciò che era stato, ma di ciò che sarà. Attività future insieme, un campo estivo ad agosto, un’idea che diventa progetto: rendere accessibile una parte del sentiero da Fontanelle alla panchina gigante anche alle persone non vedenti.
Un’idea concreta, nata camminando fianco a fianco, tracciando il percorso insieme, ascoltando indicazioni tecniche preziose di chi vive ogni giorno l’accessibilità non come teoria, ma come necessità. In tutto questo, i nomi contano meno delle persone. Ma è giusto dire grazie agli organizzatori, al presidente Giulia dell’Associazione Italiana Non Vedenti, ad Angelo della Comunità Aversa 1, capo scout e non vedente, a Enzo, e a chi, insieme a loro, ha creduto fin dall’inizio in questo progetto.
Perché certe esperienze non nascono per caso: nascono dove c’è qualcuno capace di vedere lontano, anche senza usare gli occhi. E alla fine resta questo: uno scout che impara a descrivere, un sentiero che diventa accessibile, una comunità che cresce. E la certezza che fare gruppo, quando è fatto così, è davvero un talento.






