1996-2026 Vincenzo Mancini: l’eredità di uno statista a trent’anni dal commiato
Dal sagrato di Teano ai banchi del Governo: si ricorda oggi un protagonista della Repubblica che ha saputo disegnare il futuro della Previdenza e del Lavoro
TEANO (Elio Zanni) – Tre decenni non hanno scalfito il ricordo né silenziato il dibattito attorno a una delle figure più emblematiche del secondo Novecento politico italiano. Ricorre oggi, 17 febbraio 2026, il trentesimo anniversario della scomparsa di Vincenzo Mancini, avvenuta nel 1996 nella sua amata Teano.

Gli amici di sempre si apprestano a onorarne la memoria con un tributo che ne ripercorre la caleidoscopica, inscindibile, essenza: quella del primo cittadino profondamente legato alle radici sidicine e quella dello statista di rango nazionale, legislatore acuto e uomo di governo dal piglio pragmatico. Il consesso celebrativo – che a nostro avviso avrebbe meritato anche un riflesso istituzionale perlomeno locale – si terrà presso la chiesa-convento di Sant’Antonio, sulla omonima collina, a partire dalle ore 17 di oggi, seguito alle 18 dalla celebrazione di una solenne messa in suffragio. A lui il Comune – ponendo in essere un precedente progetto – ha dedicato l’ex via Orto Ceraso.
Nato nel 1931 e formatosi negli studi giuridici, Mancini palesò sin dalla giovinezza una spiccata attitudine all’organizzazione e al diritto del lavoro, distinguendosi già nel 1955 come dirigente presso la Federmutuo e la Coldiretti. Padre di quattro figli, la sua ascesa professionale nell’Inps, dove vinse un concorso pubblico come funzionario per poi assumerne la direzione nel 1963, fece da preludio a una carriera politica che avrebbe lasciato solchi profondi.
Mosse i primi passi nell’Azione Cattolica diocesana sotto il magistero del compianto vescovo Felice Leonardo, iscrivendosi alla Democrazia Cristiana nel 1949. Dalla segreteria della sezione di Teano, il suo percorso lo condusse rapidamente ai vertici del Comitato provinciale di Caserta, fino all’ingresso nella giunta esecutiva nel 1963.

Esponente di rilievo della corrente morotea – in sodalizio con Mattia Coppola ed Elio Rosati – Mancini fu protagonista di una stagione politica irripetibile, animata da una dialettica costruttiva e serrata con figure del calibro di Manfredi Bosco, Geppino Santonastaso, Arcangelo Lobianco, Baldassarre Armato, Enzo Scotti.
Il suo lungo cammino ebbe inizio proprio nel cuore della sua terra, ricoprendo la carica di Sindaco di Teano dal 1960 al 1968, trampolino verso Montecitorio dove approdò nella V Legislatura. Eletto con costanza e ampio suffragio sino all’XI Legislatura, Mancini servì la nazione come Sottosegretario al Tesoro nel quinto governo Andreotti e nel governo Cossiga, presiedendo inoltre la Commissione Lavoro e Previdenza. Scomparso prematuramente all’età di 64 anni, la sua figura continua a esercitare un fascino intellettuale e politico che trascende le fazioni.
Al di là di ciò che sanno veramente i teanesi di oggi del teanese Mancini, oltre le contingenze ideologiche e i possibili giudizi che la storia riserva ai singoli, egli si impose come una delle “punte di diamante” dello scudo crociato. Diciamoci la verità nuda e cruda: ancora oggi, nel 2026, la sua parabola resta ineguagliata per prestigio e longevità, testimoniando una carriera che seppe coniugare la dimensione parlamentare con quella locale senza mai smarrire il senso delle istituzioni, della sua città d’origine e della famiglia.







