Orrenda scoperta: l’ex “Orto Botanico” di Teano ridotto a discarica abusiva
Un vecchio ombrellone, uno stendibiancheria, un secchio e centinaia di bottiglie di plastica
TEANO (di Elio Zanni) – C’era una volta l’Orto Botanico di borgo Sant’Antonio Abate. Ora è l’Orto degli Orrori. Un’area verde creata su sito archeologico, più modestamente denominata dagli ideatori “orto degli odori”, che purtroppo oggi risulta ridotto a discarica abusiva. Uno spazio che offre lo spettacolo di un ricettacolo dei simboli di quel consumismo quando sposa due degni compagni: l’ignoranza e la maleducazione.

Una discarica a cielo aperto, la cui scoperta è stata fatta per puro caso da un nostro lettore che, stamattina, 26 settembre 2026, è stato attirato dall’attività di pulizia portata avanti nel quartiere Sant’Antonio Abate da due noti operatori della Angel Srl, Luigi De Biasio e Mario Cestrone. Credendo inizialmente di assistere alla rinascita di quel sito verde e archeologico – concepito ai tempi del sindaco Nicola Di Benedetto grazie all’archeologo Danilo Raimondi e al botanico Antonio Croce – il cittadino nostro lettore si è invece trovato davanti a uno spettacolo sconsolante.
La scena è stata immortalata in alcune fotografie. A ridosso dell’area comunale e ai piedi del muro di confine con un piazzale – oltre il quale, tanto per inquadrare la zona, svettano alcuni condomini e, più avanti, un noto centro fisioterapico convenzionato con l’Asl di Caserta – campeggia una vera e propria discarica, con dentro di tutto e di più: persino un vecchio ombrellone, uno stendibiancheria, un secchio e soprattutto centinaia di bottiglie di plastica.
È facile immaginare che questo sversatoio sia il frutto dei continui lanci di rifiuti da parte di passanti ignoti e vergognosi. Persone che esercitano sicuramente lo stesso insulso “sport” (il lancio del sacchetto) anche quando, a bordo delle proprie autovetture, percorrono strade comunali e arterie di maggiore importanza.
Ora, a parte l’atto di inciviltà in sé, a pensarci bene l’offesa più grossa viene compiuta nei confronti della particolarità di quel luogo, abbarbicato su antiche mura e nato per tentare una fusione tra storia e natura, tra il centro e la prima periferia urbana, tra l’interesse archeologico e quello botanico.

Ebbene, oggi lo stesso Orto botanico sidicino risulta violato, violentato, umiliato e distrutto dall’ignoranza di chi non sa cosa ha perso, unito al disinteresse di chi non ne percepisce il valore e il significato. Di tanto in tanto, ripulito dai servizi comunali di igiene urbana. I residenti ne prendono atto, timidamente ringraziano. Ma di fenomeni del genere ne esistono tanti sul territorio, purtroppo. E solo cosi, con buoni interventi di emergenza, non se ne esce.
Se agli sforzi della ditta incaricata dal Comune di Teano, pagati dai cittadini contribuenti, non si associa anche un comportamento civile da parte di questi ultimi, Teano non andrà da nessuna parte. Come per tutte le cose che non funzionano, forse bisognerebbe ricominciare dal principio: introducendo forme di educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado e promuovendo in ogni sede il rispetto dell’ambiente e per la città.
Tutto questo andrebbe fatto, magari, nel quadro delle ormai abnormi spese sostenute dall’Ente nel settore ecologico e nella gestione appaltata del ciclo di raccolta differenziata dei rifiuti.
I commentatori (non me ne voglia nessuno dei miei amici) e soprattutto i politici locali, invece di perdersi in lunghe ed estenuanti considerazioni filosofiche, forse è proprio a partire da questi argomenti che occorrerebbe cominciassero a pensare e discutere per gettare le basi della città futura: proponendo una “rieducazione civica” di massa. Noi saremo i primi felicissimi discenti, perché c’è sempre da imparare.







