Economia Politica

Sagra della Castagna di Roccamonfina, riflessioni e proposte per valorizzare le tradizioni locali. Marchio IGP, le regole

Analisi costruttiva edizione 2026, la convivialità da riscoprire, criticità nei controlli. Guida pratica agli adempimenti di filiera, fiscali e sanitari per i produttori

g. Anna Izzo

ROCCAMONFINA (Anna Izzo) – Conclusa la Sagra della Castagna, porremo all’attenzione di quanti tengono a cuore le tradizioni roccane alcuni punti organizzativi che andrebbero rivisti e migliorati. Roccamonfina Mercato castanicolo della sagra non conforme ai dettami di legge e alle tradizioni tipiche. Le castagne IGP figuravano solo su cartelli affissi da personale non competente il quale, chiamato in causa, ha risposto confermando la propria non conoscenza della tematica IGP. Nessuna area consona è stata predisposta in Piazza Amore come negli anni passati, dove i castanicoltori si ritrovavano con il loro prodotto stipato negli originali sacchi di iuta, e nessuna donna era intenta a “capare” la risorsa naturale.

Che non vi fossero i muli carichi, tutti se lo immaginavano, ma non certo che i controllori fossero così scarsi nella conoscenza delle normative di legge; possiamo solo sperare che l’anno prossimo vengano istruiti. Queste negligenze hanno causato verbali e sequestri di castagne e funghi a persone oneste e laboriose. A detta di tanti residenti, chiamare “mercato castanicolo” alcuni punti in cui sono state messe in vendita le castagne è stato un affronto ai veri mercati che i proprietari di castagneti di altri tempi allestivano per vendere il frutto bruno ai commercianti provenienti per lo più da Bari.

Nel paese dove ci si fa belli con il marchio IGP, solo un numero irrisorio di produttori può fregiarsene, come riferito dagli organi competenti di controllo incontrati nella sede logistica nel primo pomeriggio di sabato scorso, giornata dedicata alla manifestazione enogastronomica. Per vendere le castagne con il marchio Indicazione Geografica Protetta (IGP) non basta possedere un castagneto, ma è necessario entrare formalmente nel sistema di controllo e certificazione dell’Unione Europea e rispettare rigidi requisiti fiscali, commerciali e produttivi. Per produrre e vendere le castagne IGP occorrono requisiti di filiera e certificazione (il disciplinare): il marchio IGP è legato a un territorio specifico e a regole precise stabilite nel rispettivo disciplinare di produzione.

Localizzazione geografica: i terreni devono trovarsi rigorosamente all’interno dei confini comunali previsti dal disciplinare IGP di riferimento. Iscrizione agli elenchi: si deve presentare domanda di adesione al sistema di controllo e iscriversi all’elenco dei produttori e castanicoltori gestito dall’organismo di certificazione autorizzato, allegando visure e mappe catastali. Controllo della produzione: ogni anno si dovrà trasmettere la denuncia di produzione entro i termini stabiliti dalla fine della raccolta, dichiarando i quintali raccolti. Pubblichiamo altri parametri di legge: standard di prodotto e confezionamento.

Non tutte le castagne raccolte nel proprio bosco diventeranno IGP; verranno certificate solo quelle che rispondono a precisi parametri qualitativi al momento della commercializzazione. Varietà e pezzatura: i frutti devono appartenere alle cultivar protette e rispettare la calibratura minima stabilita (ad esempio, un massimo prestabilito di frutti al chilogrammo). Packaging ed etichettatura: le castagne non possono essere vendute sfuse in modo anonimo, ma devono essere commercializzate in confezioni sigillate e certificate (quali sacchi a rete o cestini) con una capienza specifica e regolamentata (da 0,250 kg a 25 kg). Marchio UE: sull’etichetta devono comparire obbligatoriamente il logo comunitario IGP e il codice di tracciabilità rilasciato dall’ente di controllo.

Adempimenti fiscali e commerciali: la vendita di prodotti agricoli richiede un inquadramento regolare, non essendo considerata attività occasionale. Partita Iva e Registro Imprese: è obbligatorio aprire una Partita IVA agricola; se si decide di vendere al di fuori della propria azienda, ad esempio nei mercati o nelle fiere, occorre iscriversi anche al Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Scia commerciale: per avviare la vendita diretta al dettaglio dei propri prodotti, sia in azienda sia in modalità itinerante, è necessario presentare una Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune tramite lo sportello Suap.

Adempimenti igienico-sanitari (HACCP): anche per la frutta in guscio fresca sono richiesti l’idoneità dei locali di stoccaggio e lavorazione, l’elaborazione di un piano di autocontrollo igienico-sanitario e la notifica sanitaria all’ATS o ASL di competenza. Se si possiede già un castagneto avviato, per iniziare conviene contattare il Consorzio di Tutela dell’IGP della propria zona, che guiderà passo dopo passo verso l’organismo di controllo associato per effettuare i primi campionamenti sui terreni.