Politica

Impianti rifiuti nel casertano, la Provincia adotta il Piano per le aree idonee e sature. I Comuni a rischio e quelli intoccabili

Schema e provvedimento contro la proliferazione dei siti. Ma sulla cartografia pesa il rebus dei Comuni non specificati e delle aree già blindate dalla legge. Seguiranno confronti, trattative e modifiche

TEANO / CASERTA & COMUNI CASERTANI (di Elio Zanni) – «Basta nuovi impianti, il nostro territorio ha già dato». Sembra sentir parlare il Movimento Basta Impianti o altre associazioni di difesa del territorio. E invece l’eclatante dichiarazione è niente poco di meno che il presidente Anacleto Colombiano. In realtà leggi e norme sopraordinarie, prima di tutto regionali e poi addirittura anche della stessa Provincia, a volerle leggere bene, già indicavano talune aree geografiche nelle quali per tutta una serie di fattori era oggettivamente blindate contro le ipotesi di insediamenti industriali per il trattamento di rifiuti (esempio la città di Teano).

Ma la Provincia di Caserta anche sulla spinta emotiva mediatica, politica di elezioni sempre alle porte e delle legittime proteste dei Comitati ha tracciato lo stesso (e per ora ha fatto bene, ma serviranno confronti e modifiche) una prima linea guida sulla gestione e sulla localizzazione dei siti di recupero e smaltimento dei rifiuti. Nella mappa rappresentata in HP abbiamo voluto noi aggiungere i nomi dei Comuni interessati e interpretando i colori della Leggenda intuire facilmente la situazione oltre ogni limite dell’Agro Caleno, per esempio.

Una prima linea guida, dunque, nulla di più. Ma è già qualcosa, si apre un tavolo di discussione. Questo soprattutto per i Comuni ritenuti «potenzialmente idonei ad accogliere siti». Il tutto è avvunto attraverso il Provvedimento monocratico presidenziale n. 244 del 3 novembre 2026 l’ente di Palazzo Bosco Lucarelli ha adottato ufficialmente il nuovo Piano provinciale per l’individuazione delle aree idonee e non idonee – che necessità di ulteriori confronti e spiegazioni – dando attuazione all’articolo 197 del D.Lgs. 152/2006 e alla legge regionale 14/2016.

Non si riesce a comprendere il motivo per il quale (ma noi crediamo di saperlo) la mappa diffusa sulla individuazione delle zone considerate già sature e quelle potenzialmente adatte ad ospitare nuovi siti, non riporti i nomi delle varie città; occorre ricavarseli autonomamente… E nemmeno ci appare chiara la Leggenda al lato della cartina geografica. Ipoteticamente le zone rosse dovrebbero essere quelle sature, mentre quelle blu: potenzialmente idonee ad accogliere altri impianti. Poi ci sono i comuni nemmeno sfiorati dalle due situazioni, come la città e il territorio di Teano; come stiamo cercando di dire da oltre quattro anni.       

Comunque, l’iniziativa provinciale destinato a sollevare non pochi malumori e polveroni punta ufficialmente a fermare la proliferazione incontrollata di stabilimenti in una provincia storicamente segnata da forti criticità ambientali e dalla piaga dei roghi. Il Piano, sviluppato dall’Ufficio di Piano (composto dai dirigenti Solino, Ricciardiello e Cirillo e dai funzionari Scalzone e Pomponio) con il supporto scientifico del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, non si limita a una semplice mappatura geografica. Per superare la logica della pura disponibilità dei suoli, il provvedimento introduce un Indice di Pressione Ambientale comunale.

Questo parametro calcola la concentrazione degli impianti attivi e i quantitativi di rifiuti già autorizzati. I Comuni che presentano un’elevata saturazione o ferite ambientali storiche – come il territorio di Sessa Aurunca, gravato dalla discarica “La Selva” e dal sito della ex centrale nucleare del Garigliano – vengono di fatto blindati da nuovi insediamenti.

Criteri di esclusione e siti idonei

Il documento fissa vincoli stringenti divisi per categorie: Fattori di prossimità: tutela dei centri abitati e dei luoghi sensibili (scuole, ospedali e strutture sociosanitarie). Vincoli di tutela: salvaguardia delle zone agricole di pregio, delle aree protette, della Rete Natura 2000 e dei siti soggetti a vincoli paesaggistici e archeologici.

Le nuove infrastrutture saranno autorizzate unicamente nelle aree con Indice di Pressione minimo, previa verifica della massima compatibilità con le matrici ambientali e in stretta coerenza con le esigenze di autosufficienza dell’Ambito Territoriale Ottimale (EdA Caserta).

L’iter istituzionale e la consultazione

Mentre è già stato avviato un primo confronto con il Terzo Settore (tra cui i circoli di Legambiente), la Provincia ha programmato una serie di incontri pubblici con amministrazioni locali, comitati e stakeholder per illustrare la cartografia dettagliata. Il testo sarà contestualmente sottoposto alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (Vas) prima dell’approvazione definitiva in Consiglio provinciale.